accadde…oggi: nel 1846 nasce Anna Radius Zuccari, alias Neera, di Francesca Calamita

Anna Radius Zuccari (Neera)

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Che cosa penseranno le tue sorelle, tuo fratello? La gente? Se mi facessero delle osservazioni, a me, tua amica? – Ebbene, dirai ai zelanti che ho pagato con tutta la mia vita questo momento di libertà.

Si chiude così il romanzo del 1886 di Anna Radius Zuccari, con un dialogo tra l’amica fidata e l’eponima protagonista, Teresa, che decidendo di recarsi dall’amato, dopo una vita trascorsa a prendersi cura del resto della famiglia, trasgredisce non solo gli insegnamenti materni e le imposizioni paterne, ma sfida “la gente”, e l’ordine sociale di fine Ottocento. Nota ai suoi lettori e alle sue lettrici con lo pseudonimo oraziano di Neera, Anna Zuccari è una prolifica autrice italiana a cavallo fra Otto e Novecento, che ha descritto molteplici profili femminili alla ricerca di un’esistenza diversa da quella a cui l’insieme delle norme sociali e delle ideologie del tempo le avrebbe relegate. Autrice di ventidue romanzi, numerosi racconti e poesie, Neera ha collaborato anche con alcune riviste illustri dell’epoca come «Il pungolo», sul quale esordisce nel 1875 con una novella, L’illustrazione italiana e Il Marzocco. Ha pubblicato, inoltre, dieci saggi in cui ha affrontato, tra i numerosi argomenti, la complessa tematica della posizione sociale delle donne postunitarie, soprattutto quelle delle classi medie.
Dopo aver frequentato le scuole elementari a Milano, rimane orfana e si trasferisce dalle zie a Caravaggio, in provincia di Bergamo, sposandosi nel 1871 con l’avvocato Emilio Radius dal quale avrà due figli: Adolfo e Maria. Acclamata da Luigi Capuana (1839-1915), uno dei padri del Verismo italiano, corrente letteraria a cui, come ha dimostrato Catherine Ramsey-Portolano, prende parte anche Neera, e dal filosofo Benedetto Croce (1866-1952), l’autrice lombarda si colloca tra «le voci più autorevoli d’Italia» insieme alla collega Matilde Serao (1856-1927) (Arslan, pp. 90-91). Neera è ben conosciuta negli ambienti letterari del tempo e rispettata dalla critica: Capuana stesso, per esempio, le dedica la prefazione del romanzo Giacinta (1879). Tra le sue seguaci letterarie e colleghe spicca il nome di Ines Castellani Fantoni in Benaglio (1849-1899), conosciuta come Nemini, che ha un lungo rapporto di stima e amicizia con Neera.
Nella sua vasta produzione narrativa Neera dà ampio spazio alla rappresentazione dell’esperienza femminile, raffigurando dei personaggi che si confrontano con l’ordine sociale prestabilito di fine Ottocento, proponendo frequentemente dei modelli alternativi di donne alla ricerca di una nuova identità; tuttavia nei suoi scritti teorici si rivela più conservatrice, aderendo ad un percorso tradizionale che prevede il matrimonio e la maternità come unico destino femminile. Se da un lato Neera è contraria all’emancipazione femminile, come dichiara apertamente ne Le idee di una donna (1904), uno tra i suoi volumi teorici più conosciuti e discussi, dall’altro nei suoi racconti e romanzi descrive figure di donne in perenne lotta con la società patriarcale del tempo che cercano di evadere dai tradizionali ruoli precostruiti, come accade alle tre protagoniste della cosiddetta “Trilogia della donna giovane”: Teresa (1886), Lydia (1887) e Marta de L’indomani (1889). I paradossi tra i suoi scritti teorici e i suoi romanzi sono stati evidenziati dalla critica letteraria contemporanea. Paola Azzolini, in particolare, ci ricorda che la scrittrice lombarda si dichiara sì antifemminista, ma ogni volta che prende la penna «uccide l’angelo del focolare» (p. 69). È il caso della giovane Lydia, ricca esponente della società aristocratica milanese, che nell’omonimo romanzo fa suo un motto scandaloso, che non combacia con le norme culturali a cui dovrebbe attenersi una giovane donna dell’Italia postunitaria: «divertirsi» (p. 27). Questa voglia di evasione sociale la allontana dal matrimonio, ma non dalla ricerca dell’amore vero che la giovane aristocratica insegue incessantemente. Similmente Marta, la protagonista dell’ultimo dei tre romanzi della trilogia, è delusa dalla sua vita coniugale borghese, mentre Teresa, che sembrava relegata alla categoria delle zitelle, riesce con tenacia a coronare il suo sogno d’amore proibito, a costo, tuttavia, di un sacrificio lungo quasi quanto la sua intera esistenza: «Quale infame ingiustizia pesa ancora sulla nostra società che si chiama inciviltà, se una fanciulla deve scegliere tra il ridicolo delle verginità e la vergogna del matrimonio di convenienza?» (p. 180). Con queste tematiche anticonformiste, nelle quali però la maternità non è mai messa in discussione (è spesso una cura alla delusione matrimoniale), la scrittrice lombarda anticipa il discorso sulla questione femminile che emergerà in Una donna (1906) di Sibilla Aleramo (1876-1960), il primo romanzo femminista italiano ed il primo testo narrativo in cui il divenire madre sembra non essere l’unico percorso di vita possibile alle donne.
Le dicotomie tra i suoi scritti teorici e la sua produzione narrativa non ci permettono di inserire Neera nella categoria delle scrittrici femministe, tuttavia è doveroso notare la sua partecipazione al dibattito sull’essere donna di fine Ottocento. Nel dibattito politico sul ruolo della donna nella società italiana, Neera appoggia Ersilia Bronzini Majno (1859-1933) e l’UFN (Unione Femminile Nazionale), pubblicando sul bollettino dell’associazione, aderendo ai principi divulgati da Paola Lombroso (1871-1954) e mettendosi in competizione con Aleramo e Gemma Ferruggia (1868-1930), sostenitrici di un femminismo più radicale; tuttavia i suoi romanzi sono portatori di messaggi innovativi che anticipano proprio i lavori narrativi delle donne con le quali è entrata in dibattito.
Antonia Arslan è responsabile delle pubblicazioni di molti dei suoi testi in tempi recenti, mentre Martha King delle traduzioni dall’italiano all’inglese. Vari progetti stanno riportando Neera all’attenzione dei lettori contemporanei: il progetto Di.Re della Biblioteca Nazionale Braidense mette a disposizione alcune versioni digitali dei romanzi della scrittrice, mentre la banca dati sulla scrittura femminile dell’Università di Chicago ci offre la versione digitale di alcune raccolte di racconti. Neera può così essere finalmente letta da un pubblico più giovane e più vasto; si meriterebbe, infatti, di essere inserita nei programmi scolastici a fianco di autori classici di fine Ottocento come Giovanni Verga e Capuana con i quali condivideva il palcoscenico letterario dell’epoca. Muore nel 1918, la malattia le impedisce di portare a termine la sua biografia, Una giovinezza del XIX secolo, che sarà pubblicata postuma proprio da Capuana l’anno successivo.