accadde…oggi: nel 1928 nasce Giorgia O’Brien, di Gennaro Cannavacciuolo

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Giorgia è stata una grande artista, nata di sesso maschile, a Palermo nel 1928, ma con voce da soprano oltreché da baritono: in giovane età le fu diagnosticato un ermafroditismo.

Dice Giorgia: ”Non c’era posto nel mio paese per un “diverso”’. Ho viaggiato in Francia, in Germania, ho conosciuto il cabaret e il music-hall, ho frequentato solo più tardi la rivista e l’avanspettacolo. A teatro riuscivo ad essere me stessa. Al di fuori delle scene mi sentivo rifiutata, schiacciata, soffocata”.

Laureatasi all’Accademia di Santa Cecilia, Georgia aveva una bellissima voce ed un talento naturale, uniti ad una grande cultura, fascino ed artisticità. Ma la morale benpensante dell’epoca, le impedì di poter affermare le sue doti ragion per cui partì prima in Germania e quindi Francia per costruire la sua carriera. Torna in Italia dopo una decina di anni ed ottiene grande successo in spettacoli di avanspettacolo, esibendosi in particolare all’Ambra Jovinelli dove un pubblico composto da Luchino Visconti, Anna Magnani ed altre personalità artistiche dell’epoca la sostengono e decantano le lodi. Il successo però dura pochi anni, sia per motivi di gelosia che di reticenza verso la sua “particolarità” e quindi decide di partire per Casablanca per sottoporsi all’intervento che la farà finalmente diventare donna. Siamo nel 1970: Georgia è la prima italiana ad aver cambiato sesso. Da qui riparte la sua carriera, che rimane modesta, malgrado interpretazioni di valore: lavora al Piccolo di Milano ed è interprete in pellicole d’autore quale Bertolucci, Zeffirelli, Gregoretti, Pupi Avati ed altri ancora.

Giorgia si spegne nel 2004, pochi mesi dopo essersi trasferita della sua Palermo dove, da sempre, voleva tornare ad abitare. Da lì a poco tempo, la seguiva il suo compagno di una vita, poi diventato marito nel 1987 dopo una lunga causa contro lo stato italiano, Georges Argand, ginevrino.

Con Giorgia siamo diventati prima colleghi, nell’Ajo nell’Imbarazzo, e poi amici. Parlavamo molto, delle sue difficoltà passate, della sua solitudine, della melancolia che l’accompagnò tutta la vita. Ma in scena sapeva tirare fuori un temperamento brioso, accattivante. E poi mi ha lasciato una bellissima eredità artistica, fra cui, in particolare, un numero, tanto difficile quanto originale, a cui sono molto legato e che mi riprometto di proporre non appena né avrò l’occasione.

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