accadde…oggi: nel 1916 nasce Rosa Calzecchi Onesti, di Armando Torno

https://www.corriere.it/cultura/libri/11_agosto_10/torno-calzecchi-onesti_ac961418-c36d-11e0-989a-eed57ce4aa2c.shtml

2011 –  morta il 7 agosto Rosa Calzecchi Onesti, di origini marchigiane e milanese di adozione. Aveva 95 anni.

Traduttrice di Omero (nella foto, un busto) e Virgilio, di Columella, ma anche di testi tedeschi quali Der Blaue Reiter , Il cavaliere azzurro di Wassily Kandinsky e Franz Marc, ha insegnato a lungo nella scuola secondaria e nel ’68, durante i giorni dell’occupazione, era al liceo classico Parini di Milano. Lei si era formata al Berchet.

Oltre il lavoro delle versioni e l’attività didattica, si impegnò nell’ambito dell’Uciim (Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi) e fu membro del Consiglio Pastorale della Diocesi di Milano. Nè va dimenticato che tenne corsi di greco alla facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, né che alla metà degli anni Sessanta collaborò alla traduzione di testi latini del Messale Ambrosiano.

Con lei scompare una figura esemplare della cultura del secondo dopoguerra. Quelle sue traduzioni dell’ Iliade e dell’ Odissea (pubblicate da Einaudi) sono state tra le più lette e diffuse del nostro tempo. Tutto ebbe inizio dopo una recensione ai Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese che Mario Untersteiner aveva pubblicato su «L’educazione politica». Come allora usava, l’autore scrisse al suo critico nel novembre 1947 e da quella prima lettera nacque una vivace corrispondenza, nel corso della quale lo stesso Pavese decise di chiedere allo studioso del mondo antico una innovativa traduzione dell’Iliade. Allora circolavano soprattutto quella di Ettore Romagnoli o il classico lavoro di Vincenzo Monti, irriso dal Foscolo ma non dalla fortuna. Il letterato torinese desiderava per Einaudi qualcosa di nuovo, di fresco, dedicato a un pubblico di lettori che stava mutando e che egli intravedeva. Untersteiner, da qualche anno docente universitario, era impegnato in altri progetti; non potè accettare.

Comunque, si impegnò a segnalare a Pavese e all’editrice una giovane grecista, sua allieva al Berchet: Rosa Calzecchi Onesti. Da quel giorno cominciarono i suoi viaggi a Torino e la collaborazione con il celebre letterato. All’Einaudi vecchi testimoni garantiscono che Pavese rivedeva riga per riga il lavoro, che uscì nei Millenni (allora erano in brossura) nel 1950. Basterebbe questo Omero per ricordarla.

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