accadde…oggi: nel 1825 nasce Giannina Milli, di Luca Marcozzi

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Nacque a Teramo, il 24 maggio 1825, da Bernardo, sellaio, e da Regina Rossi.

Alla madre, figlia di un libraio, dovette la prima educazione letteraria e poetica. Nell’autunno del 1832, a Chieti, recitò in pubblico canti della Commedia dantesca e della Gerusalemme liberata. Nello stesso anno fu presentata al re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone, in visita nell’Abruzzo Ulteriore, e il sovrano le assicurò di poter continuare gli studi presso il convitto delle figlie dei militari di Napoli. Lì, sotto la protezione del maggiore M.A. Adami, dimorò fino al 1842, quando fece ritorno a Teramo, dove continuò gli studi letterari sotto la guida dello zio P. Rossi e di S. De Martinis.

De Martinis faceva parte di un circolo di artisti e intellettuali avversi al regime borbonico che si riuniva presso la contessa Marina Delfico, la quale aveva già in passato ospitato alcuni liberali implicati in varie rivolte e sedizioni. La M. dovette dunque assorbire quel sentimento liberale che l’avrebbe resa un’appassionata sostenitrice del Risorgimento. Per un breve periodo studiò musica e canto con C. Bruschelli, maestro della cappella Aprutina e del reale collegio di Teramo; dalle biografie risulta che presto abbandonò gli studi musicali, ma alcune lettere indirizzatele da A. Aleardi testimoniano di sue esibizioni canore tenute successivamente nei salotti milanesi.

Dal 1845 la M. iniziò a cimentarsi con continuità nell’improvvisazione poetica presso case nobiliari, in particolare presso i Delfico. Il poeta estemporaneo piemontese G. Regaldi la ascoltò dopo essersi esibito in città e la esortò a partecipare ad «accademie d’improvvisazione», recite di composizioni poetiche estemporanee tenute di fronte a un pubblico pagante che decideva del tema. Per tale attività – sottoposta a rigidi controlli di polizia e a censura preventiva – fu autorizzata dall’Intendenza locale nel dicembre 1846.

Le sue esibizioni (all’inizio tenute con il nome di Giannina Miller) suscitarono giudizi negativi e critiche severe (che si iscrivevano nel quadro di più generale disapprovazione per la poesia estemporanea), ma anche entusiastica ammirazione, soprattutto nelle accademie e nelle colonie arcadiche circonvicine, da quella del Velati Aternini dell’Aquila a quella Properziana del Subasio. Alle critiche di P. della Cananea apparse nel napoletano L’Omnibus del 14 nov. 1846, preparò una vivace replica la stessa M. (Teramo, Biblioteca provinciale M. Delfico) e numerosi estimatori assunsero le sue difese dedicandole articoli, sonetti di lode e azioni drammatiche.

Dal 25 apr. 1846 al giugno 1847 tenne accademie in varie località abruzzesi (Lanciano, Vasto, Atri, Penne, Castiglione a Casauria, Chieti, Sulmona, L’Aquila), che culminarono al teatro Corradi di Teramo il 24 giugno 1847.

Nel 1848 pubblicò la sua prima raccolta.

Intitolato Poesie varie di Giannina Milli apruzzese (Teramo), il volumetto contiene 49 componimenti, per lo più scritti in ottave, ispirati a temi democratici e incoraggiati dalla breve apertura costituzionale del Regno.

Dopo la Restaurazione il libro fu proibito e sequestrato, ma la M., che pure era stata accusata di simpatie repubblicane, non patì conseguenze; anzi, nel settembre del 1850, ottenne dalla Curia capitolare aprutina un certificato di buona condotta che le consentì di viaggiare nel Regno. Dopo brevi permanenze a L’Aquila e a Sulmona si recò a Napoli – insieme con la madre Regina, che ne curò attentamente e a lungo carriera e interessi –, dove ottenne alla fine di ottobre positive recensioni nella stampa locale. Sostenuta da G. Genoino che la patrocinò, in dicembre fu eletta per acclamazione socia onoraria dell’Accademia Pontaniana.

Da Napoli, dove tenne ventisette esibizioni durante i sei anni successivi in cui vi risiedette, nel 1851 intraprese la tipica carriera itinerante degli improvvisatori con viaggi in diverse città del Regno, dove era invitata a tenere accademie da privati o da sodalizi letterari.

Il panorama della poesia estemporanea era ormai lontano dai fasti vissuti tra l’ultimo quarto del Settecento, con l’improvvisazione arcadica, e il primo dell’Ottocento, con quella patriottica, e si avviava a una definitiva decadenza; la M. seppe ravvivarne temporaneamente le sorti facendo appello al motivo politico e alla celebrazione in versi del Risorgimento, da posizioni liberali moderate. Il suo trattamento dei temi era riassumibile nella glorificazione già alfieriana degli «itali ingegni», che avrebbero dovuto sollecitare l’uditorio ai «cittadini affetti» e al concorde intento unitario. A questo topos consolidato, capace di traslare la cantabilità e le convenzioni stilistiche della tarda Arcadia nella poesia patriottica, si accompagnavano i consueti motivi della poesia estemporanea: patetismo, devozione, legittimazione del ruolo sociale e civile della donna solo attraverso una enfatica esaltazione delle sue virtù morali, cristiane e domestiche, paternalismo romantico, nonché un immancabile, oleografico omaggio alla città che ospitava l’accademia.

Rimase ad Avellino nell’estate del 1851 e nell’ottobre 1852 tenne due accademie a Palermo e ripubblicò a Napoli le poesie del primo periodo partenopeo. Nel marzo 1853, ad Acireale, fu nominata socia dell’Accademia Dafnica e conobbe L. Vigo, con cui strinse una duratura amicizia. Particolarmente importante fu il soggiorno in Puglia, tra il 1854 e l’inizio del 1855, dove si esibì in accademie (Foggia, Trani, Lucera, Lecce e Brindisi) che ravvivarono il dibattito intorno al valore e alle finalità della poesia estemporanea.

Nelle ottave in lode di F. Gianni recitate a Foggia il 19 maggio 1854 (Monti poeta e Gianni improvvisatore), la M. esaltò l’«eccelsa fantasia» e la prodigiosa tecnica dell’improvvisatore romano, pur dichiarandosi consapevole dell’effimero destino e della «labil gloria» riservati alla poesia estemporanea; in quelle A Pietro Giordani sopra il suo scritto sullo Sgricci (Lecce, 25 dic. 1854) respinse come «mordace ghigno» frutto di «bile» il giudizio fortemente limitativo di Giordani sulla poesia degli improvvisatori (risalente al 1816 ma ancora capace di condizionare, con i suoi pesanti addebiti, il dibattito letterario), ritenendo al contrario la poesia estemporanea portatrice di solidi valori etici e civili e capace di accendere gli ideali patriottici. Le sue accademie costituirono in effetti un momento importante di propaganda unitaria e nazionale, anche per la viva partecipazione del pubblico provinciale, per lo più di estrazione popolare. Le poesie composte in questi viaggi furono inserite nella successiva raccolta (Nuovi canti, Napoli 1855).

Negli anni trascorsi a Napoli la M. aveva frequentato importanti salotti e proseguito gli studi letterari grazie alla dispensa ottenuta dall’arcidiocesi che le permetteva di tenere libri proibiti (28 nov. 1851) e alla gratifica mensile concessale nel novembre 1855 dal ministero dell’Interno. Nel marzo del 1857 lasciò Napoli per Roma, dove improvvisò all’Accademia Tiberina e a palazzo Braschi. Da quel momento la vita della M. fu scandita da viaggi e da numerose esibizioni.

Nelle poesie improvvisate in quel periodo trovavano spazio, accanto a temi prettamente arcadici, anche motivi alfieriani (Alfieri alla tomba di Dante) o romantici (Giorgio Byron alla prigione di Torquato Tasso). Recitò a Perugia (24 giugno, 12 luglio, 2 ag. 1857), Siena (il 16 agosto, e nell’Accademia dei Rozzi il 1° sett. 1857), Firenze (teatro del Cocomero, 26 settembre e 5 dic. 1857, 2 genn. 1858), ancora Siena (Accademia dei Rozzi, 18 apr. 1858), Pisa (teatro dei Ravvivati, 9 maggio e 13 giugno 1858), Livorno (teatro degli Avvalorati, 11 luglio e 29 ag. 1858), Pistoia (Accademia degli Armonici, 1° ag. 1858), Lucca (30 sett. 1858) e altrove. Molte di queste «accademie» furono stenografate e immediatamente pubblicate, spesso con fini di beneficenza o di sussidio ad attività patriottiche.

A conclusione del soggiorno toscano, nel corso del quale frequentò il salotto di Emilia Peruzzi e strinse amicizia tra gli altri con S. D’Ancona e P. Villari, la M. pubblicò il volume Poesie (1858), dedicato a Teresa Gnoli.

Il 5 dic. 1858 tenne la prima di tre accademie a Bologna (le altre il 23 dicembre e il 7 febbr. 1859), dove ricevette dal cardinal legato l’ordine di lasciare la città per aver recitato ottave su G. Galilei e versi in cui faceva riferimento alla situazione politica. In seguito ad autorevoli interventi in suo favore (tra cui quello di Maria Teresa Serego Gozzadini) il provvedimento fu sospeso: la M. poté dunque improvvisare a Ferrara il 3 apr. 1859 e, dopo aver cantato a Firenze nel giugno 1859 un inno a Vittorio Emanuele II di Savoia, tornare a Bologna, per recitare di nuovo nel teatro del Corso il 21 novembre.

Di qui si recò a Milano, dove tenne varie accademie (13 genn. 1860 nel ridotto del teatro alla Scala e 13 marzo al teatro Filodrammatico) e a Brescia (13 ag. 1860, teatro Grande). A Milano strinse amicizia con la contessa Clarina Maffei e frequentò il suo importante salotto, dove conobbe tra gli altri A. Manzoni, che le espresse pubblica stima (cfr. A. Manzoni, Lettere, a cura di C. Arieti, III, Milano 1970, pp. 203-208).

Le accademie nelle Legazioni pontificie e in Lombardia coincisero con gli avvenimenti decisivi dell’indipendenza e dell’Unità italiane, i cui eroi e le cui vicende la M. cantò con continuità, dedicando i suoi improvvisi a G. Garibaldi e C. Benso conte di Cavour, a D. Manin, a figure di popolane virtuose, a eroi esemplari e precursori dell’idea unitaria (P. Micca, N. Machiavelli, V. Alfieri).

In collaborazione con vari circoli democratici e con protagoniste femminili del Risorgimento, contribuì a sottoscrizioni patriottiche, a campagne di propaganda e a cerimonie celebrative, come quella tenuta alla Scala il 18 marzo 1860 per la proclamazione del Regno d’Italia. Il suo apporto alla causa unitaria fu ricompensato con contributi e vitalizi dalle amministrazioni provvisorie. Il 6 sett. 1860 D’Ancona le comunicò che T. Mamiani le offriva una cattedra di poesia estemporanea presso la facoltà di lettere a Milano; l’offerta non ebbe seguito e, dopo un breve soggiorno a Torino, la M. tornò a Napoli, dove celebrò con poesie lette all’Accademia Pontaniana l’arrivo di Vittorio Emanuele II e frequentò assiduamente intellettuali e politici tra i quali L. Settembrini, A. Poerio e F. De Sanctis che, da titolare del ministero della Pubblica Istruzione, le elargì una pensione annua di 360 ducati.

Da Napoli ripartì per tenere accademie in Toscana (Livorno, 27 luglio 1861; Firenze, 16 novembre; Pisa, 13 dicembre; Siena, 12 genn. 1862), a Torino (2 marzo 1863) e Genova (23 luglio). Nel 1862-63 – nella «Biblioteca nazionale» di Le Monnier, con prefazione di G. Frassi – furono riunite in due volumi le sue poesie: i Versi meditati, scritti dal 1846 al 1862, e i Canti improvvisati del periodo 1851-63 (salvo rare eccezioni tutte le poesie sono datate).

L’impianto di entrambi i generi era di tipo narrativo, con una drammatizzazione ottenuta grazie a elementi patetici, parti dialogate, riferimenti a vicende contemporanee e toni di sonorità popolare attinti per mezzo delle strutture metriche più cantabili (ottave, quartine, sestine narrative e loro varianti, romanze). Nelle poesie meditate trovano invece spazio numerosi sonetti, per lo più d’occasione.

Nel settembre 1863 la M., accolta da calorosi festeggiamenti e gratificata di una rendita di 150 lire decretata dal Comune, fece ritorno a Teramo dove si esibì il 17 ottobre nel teatro Corradi e il 21 presso il reale collegio. Il 3 novembre si recò ad Ancona, dove tenne accademia il 17 febbr. 1864.

Era tuttavia intenzionata a ridurre il faticoso impegno dell’improvvisazione poetica per dedicarsi a tempo pieno all’attività di educatrice, che già da qualche tempo praticava: la nomina ottenuta nel 1865 a ispettrice delle scuole elementari e normali in Terra di Lavoro le consentì di ritirarsi dall’attività teatrale. Le ultime accademie, anch’esse in seguito pubblicate singolarmente, furono tenute l’8 apr. 1866 nel teatro comunale di Modena, il 15 marzo 1867 nel teatro Gallo a Venezia e il 26 maggio a Verona. In seguito, l’attività poetica si ridusse a qualche poesia d’occasione e alla collaborazione a periodici femminili e strenne letterarie.

Il 14 maggio 1865, con l’aiuto di Emilia Peruzzi e di vari estimatori tra cui N. Tommaseo e Settembrini, fondò a Firenze, dove si era trasferita, l’Istituzione Milli che, dopo la sua morte, avrebbe destinato la rendita del vitalizio di 1800 lire annue concessole nel 1864 al sostentamento degli studi di fanciulle meritevoli. Nell’aprile 1870 fu nominata ispettrice per gli istituti di carità e le scuole private di Napoli, poi della Puglia e, il 9 ott. 1872, direttrice della Scuola normale per le allieve e le maestre, aperta in quell’anno a Roma (oggi istituto Vittoria Colonna). Trasferitasi nella nuova capitale, insegnò storia, principî di morale e letteratura italiana e partecipò attivamente ai congressi pedagogici nazionali e al dibattito sull’educazione, in particolare femminile, con una moderata adesione ai principî positivisti senza rinunciare, tuttavia, alle posizioni tradizionali che prevedevano per le donne un ruolo esclusivamente familiare e domestico.

Il 26 ott. 1876 sposò il collega Ferdinando Cassone e rinunciò al proprio incarico per seguire il marito, appena nominato provveditore agli studi, dapprima a Caserta (fino al settembre 1883), poi a Bari (fino al 1885) e Avellino. La morte (a Bari, nell’estate 1884) della madre Regina, che aveva seguito la figlia anche dopo il matrimonio, e l’improvvisa malattia mentale del marito (1886) la indussero a trasferirsi di nuovo a Firenze, dove Cassone morì il 29 febbr. 1888.

La M. morì a Firenze l’8 ott. 1888 e fu sepolta con pubblici onori nel cimitero di S. Miniato. Nel 1968 le sue ceneri furono traslate a Teramo.

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