accadde…oggi: nel 1920 nasce Caty Torta, di Giuseppe Pitrone

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LINFANZIA                                                                                                                            

Caty Torta nasce a Torino da una famiglia borghese che la prepara per una vita tradizionale. Impara a ricamare, cucinare e a suonare il pianoforte. Tuttavia, dentro di sé irrompe come una fucilata la passione per il disegno e per l’arte. A sei anni disegna un bimbo morente che lascia di stucco i genitori. A dodici, con pochi rudimenti di pittura, realizza un quadro naturalista raffigurante un carro di buoi. La tecnica e la prospettiva sono già da professionista. Sostiene ridendo  che i buoi sono animali ”velocissimi” poiché li stava ritraendo dal vero, indietreggiando, mentre   avanzavano sulla strada!

LA MUSICA

A sei anni giusti arriva in casa il pianoforte come  l’educazione musicale di quei tempi imponeva alle famiglie abbienti. Caty  scoppia a piangere: “Voglio dipingere e solo sempre dipingere”. In verità da questa affermazione categorica nasce al contrario un’affinità per la musica che rimarrà costante per tutta la  vita. A otto anni suona a sorpresa musiche tradizionali con una banda di Alpini sorprendendo i genitori stessi. La buona musica poi la fa assistere, ancora bambina,  alle lunghe rappresentazioni operistiche del Regio. Molti anni dopo, per l’inaugurazione del Nuovo Regio, verrà premiata nell’omonimo  concorso di pittura esponendo un quadro originale, frutto di quell’esperienza che riassumeva le musiche, gli antichi arredi, il rogo e la nuova innovativa architettura appena realizzata.

L’ADOLESCENZA

La bimba timida e introversa diventa una ragazza bella e corteggiata, ma lei non ha occhi che per la pittura. Intanto la Seconda Guerra mondiale si manifesta in tutta la sua gravità. Seguendo il proprio carattere passionale diventa crocerossina per aiutare i ragazzi come lei. Si arruola, ma viene contagiata dalla terribile malattia respiratoria di quei tempi. I genitori intervengono per salvarla e la riportano a casa, sperando che crei una famiglia. Invece che di un marito, però, Caty  è alla ricerca di un buon maestro di pittura: e lo trova in Tullio Alemanni, dal quale impara il rigore ed il disegno figurativo classico. Ma già dopo poco tempo la discepola cerca nuovi lidi: l’Europa parla moderno e nell’aria si respirano l’esistenzialismo e l’astrattismo.

CASORATI

Caty è un vulcano di idee e di  passione. Percepisce la necessità di accostarsi all’aura di un grande Maestro. Felice Casorati in quei tempi era al centro della vita culturale e artistica di Torino.   Un faro d’indiscusso prestigio. Il maestro Alemanni, lui per primo convinto di non poter più contenere gli slanci della sua allieva, la indirizza in Via Mazzini 52, appunto dal grande Casorati. Con umiltà, ma sempre consapevole del proprio lavoro,  porta in visione disegni e tavole. La sua  pittura è costruita “a volumi“ e risulta radicalmente diversa dal nuovo modo di intendere l’arte: mostra però anche alcune tele personali tra le quali “La Tosse” e “Movimento 2000”che sorprendono Casorati. Da alcuni amici in comune viene a sapere che il giorno stesso il Maestro dice di lei :“Quella ragazza ha talento, la prendo a bottega”. Caty diventa la più disciplinata delle allieve. Disegna fino a 15 ore al giorno. Porta tutte le mattine al Maestro un disegno extra che realizza nella notte! Non è facile cambiare impostazione. Ma ci riesce. Un giorno chiamata a restaurare un Tintoretto si accorgerà di non esser stata sveglia inutilmente tutte quelle notti.

Viene apprezzata da Casorati perché dipinge con idee proprie evitando di riprodurre, in brutto, le opere del Maestro .

 

PARIGI

I genitori  dovevano  ancora assistere  a nuove e difficili  imprese dell’unica figlia, sicuramente  una grande anticipatrice dei tempi, una donna moderna e attenta al mutamento dei costumi.  In definitiva  mai offensiva o ribelle, soprattutto mai oltraggiosa nei confronti di alcuno.

Queste qualità saranno la garanzia per ottenere il permesso di soggiornare a Parigi da sola per motivi di studio. Casorati stesso intravede per l’allieva un futuro da astrattista e la indirizza all’Accademia di Parigi. Ancora una rivoluzione. Ancora un inizio. La modella che da Casorati posa tre ore per poter essere ritratta nella stessa posizione a Parigi gira ogni sette minuti. Caty piange ma non molla. Accanto a lei tedeschi, cinesi, iraniani schizzano velocemente e riescono ad ultimare il disegno in tempo: deve farcela. Diventerà astrattista, ma  per gradi, per sintesi, escludendo ogni giorno tutto ciò che non è essenziale.

Anna Maria Brizio storica dell’Arte, la incoraggerà nell’impresa con stima ed affetto.

LA PASSIONE PER LE GARE AUTOMOBILISTICHE

Un altro demone, dominante quasi come la pittura, anima i suoi pensieri: le corse in macchina.

Aiutata dal babbo e forte di uno spirito innato per le competizioni,  non esita a diventare una delle poche ragazze in possesso di patente sportiva. A bordo di una Lancia Aprilia si iscrive a numerose corse di regolarità vincendone anche una a S. Remo. In quei tempi, le donne non guidavano neppure,  mentre lei sfidava gli uomini più esperti fino a piegarli alla dura legge del cronometro. Successivamente partecipa a gare di velocità, compresa la Mille-Miglia che riuscirà a portare a termine solo con un grandissimo  sforzo.

 

IL LAVORO SILENZIOSO

In un mondo che premia chi si mette in mostra e  organizza il commercio dell’arte, Caty Torta fa un passo indietro. Per lei contano le opere e non l’esibizionismo. Non si lega a nessun mercante, a nessun gallerista. Non vuole suggerimenti o imposizioni. Resta isolata, ma lavora ancor più di prima. Si è poi sposata  con un uomo che ha saputo lasciarla libera. Medico ed anche violinista e pittore: una figura che oggi non potrebbe più esistere.  Rimasta presto vedova, si dedica al suo unico figlio rinunciando  all’insegnamento accademico che le era appena stato proposto.

Paradossalmente in questi anni si amplifica ancor di più  la sua costante ed inesauribile voglia di dipingere. I suoi quadri, ma non lei, varcano  ripetutamente i confini nazionali per partecipare a mostre collettive e manifestazioni  culturali .L’unica condizione è che siano capaci di restituirle  l’amore e l’impegno che lei  ha dedicato.

Un amore  e un impegno che durano  da tutta una vita

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