accadde…oggi: nel 1894 nasce Luisa Banti, di Luigi Rocchetti

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Nacque a Firenze il 13 luglio 1894 da Guido (noto patologo, uno dei fondatori della moderna ematologia) e da Pia Pestellini, in una famiglia agiata e colta.

Nel corso di lettere antiche dell’università di Firenze (al quale si iscrisse superando le resistenze di un ambiente sociale e familiare poco incline nel favorire la predisposizione di una giovane donna verso gli studi scientifici) ebbe come maestri Luigi Pareti, Luigi Pernier ed i giovani Giacomo Devoto e Giorgio Pasquali. Il suo primo interesse fu rivolto alla topografia etrusca: nell’analisi minuziosa delle vestigia del territorio di Luni, la B. ebbe modo di studiare tutti gli aspetti dei reperti antichi, da quelli puramente monumentali e storico-artistici a quelli epigrafici, storici ed economici. Questi studi maturarono in lei una disciplina di ricerca rivolta alla comprensione della realtà antica in tutti i suoi aspetti. La sua tesi di laurea sul territorio di Luni, discussa col Pareti, apparve successivamente suddivisa in articoli su Studi etruschi (L’Ager Lunensis e l’espansione etrusca a nord dell’Arno, V [1931], pp. 163-182; Antiche lavorazioni nelle cave lunensi, ibid., pp. 475-497) e in Atti dell’Accad. naz. dei Lincei, Notizie degli scavi (Carrara. Ritrovamenti di epoca romana nelle cave lunensi, s. 6, VIII [1932], pp. 426-430. Questo gruppo di articoli sarebbe più tardi confluito nel volume Luni, Firenze 1937.

A motivo della specializzazione topografica, il comitato permanente per l’Etruria, con sede a Firenze, le assegnò la redazione dei fogli 95 (La Spezia) e 96 (Massa Carrara) della Carta archeologica d’Italia, e la redazione della Real Enkyklopädie le affidò più tardi varie voci, tra le quali Pisae, Perusia e Pistoriae.

Nello stesso ateneo fiorentino la B. seguì i corsi di perfezionamento con il Pasquali, e si diplomò con uno studio sul Culto dei morti nella Roma antichissima, edito in Studi italiani di filologia classica, n.s., VII (1929), pp. 171-198.

Questo argomento apparentemente estraneo alle ricerche finora elencate rientrava in pieno nella globalità di interessi con cui la B. affrontava l’indagine archeologica: la storia delle religioni sarebbe restata uno dei suoi prediletti campi d’indagine, coltivata a lungo in alternanza con gli studi archeologici in senso stretto.Oltre all’attività di ricerca, la B. negli anni intorno al 1930 prese parte a varie iniziative culturali fiorentine, tra cui la preparazione del I convegno internazionale di etruscologia (Firenze-Bologna, 27 aprile-5 maggio 1928); nel 1927 uscì il primo numero della rivista Studi etruschi, la pubblicazione più prestigiosa in questo campo, a carattere interdisciplinare, alla quale la B. collaborò intensamente con articoli di topografia, archeologia, storia delle religioni, antiquaria, e della quale divenne, nel 1965, direttore.

Il periodo successivo, tra il 1930e la fine della guerra, costituì per la B. un quindicennio di difficoltà: la ricerca di una sempre più avvertita autonomia scientifica e di una sistemazione che la rendesse autonoma dalla famiglia, la impegnò in una pluralità e saltuarietà di occupazioni che ella fece sempre coincidere con il suo acuto interesse per quanto riguardava l’antico.

Tra il 1930 e il 1940, invitata dal Pernier, prese parte alle campagne di scavo estive a Creta, Festo e Haghia Triada, ove ebbe l’incarico di riordinare i materiali dei vecchi scavi e di pubblicare quelli di Halbherr ad Haghia Triada (La grande tomba a Tholos di H. Triada, in Annuario della R. Scuola archeol. ital. di Atene, XIII-XIV [1930-1931], pp. 155-251); nello studio della civiltà minoico-micenea quale si rivelò nella zona meridionale di Creta, ella trovò un altro degli interessi che la avrebbero accompagnata per tutta la vita. Avrebbe, tra l’altro, pubblicato postumi gli appunti del Pernier su quegli scavi (L. Pernier, Il palazzo minoico di Festós, II, Roma 1951).

Nello stesso decennio lavorò alla sezione manoscritti greci della Biblioteca Vaticana, pubblicando lavori di filologia medioevale ed umanistica e collaborò, con voci di storia delle religioni, di topografia etrusca e di antichità greco-romane, all’Enciclopedia Italiana. La specializzazione in storia delle religioni le consentì durante la guerra di divenire assistente di R. Pettazzoni, presso la cattedra di storia delle religioni dell’università di Roma; sempre a Roma ebbe l’incarico di direttrice del Bollettino d’arte.

Il 27 nov. 1947 la B. divenne socio corrispondente della Pontificia Accademia di archeologia. Nel 1948 si presentò al concorso per la cattedra di archeologia: venne ammessa nei ruoli e divenne professore ordinario nel 1951; dal 1948 al 1953 insegnò a Pavia, poi venne chiamata a Firenze, alla cattedra di etruscologia e archeologia, ove ebbe colleghi di istituto R. Bianchi Bandinelli e G. Becatti. Vi rimase fino al 1º nov. 1964, per raggiunti limiti di età.

Il periodo universitario fu il più calmo della sua vita, le consentì di concentrarsi sugli interrogativi posti dal mondo etrusco, già a lungo intravisti e meditati ma non ancora messi compiutamente a fuoco, specie per quanto riguardava artisti e ateliers etruschi nei quali ella vedeva, contro l’opinione corrente, una creazione autonoma non succube della onnipresente influenza greca. Così, nelle pitture delle più arcaiche tombe di Tarquinia individuò, insieme con una preferenza per le descrizioni naturalistiche, lo studio dei dettagli, degli effetti secondari (atteggiamenti, questi, tipicamente non greci), e rapporti non tanto con la Grecia, quanto con Vulci (Problemi della pittura arcaica etrusca: la Tomba dei tori, in Studi etruschi, XXIV [1956], pp. 143-180. Seguendo la stessa linea di ricerca dell’originalità etrusca, individuò a Caere un’officina di bronzisti, databile tra la fine del VI e gli inizi del V secolo, alla quale attribuì i famosi tripodi Loeb, dalla critica fino ad allora assegnati ad artista ionico immigrato che aveva frequentato ateliers perugini o vulcenti (I tripodi Loeb, in Tyrrhenica. Saggi e studi etruschi, Milano 1957, p. 51).

Nel 1960 uscì a Roma Il mondo degli Etruschi (2ª ediz., ibid. 1969), tradotto in varie lingue, in cui il mondo etrusco veniva ricomposto attraverso una visione dinamica dei suoi vari centri, influenzati in maniera diversa dalla cultura greca. L’articolata conoscenza del mondo etrusco le offrì la possibilità di un’approfondita indagine sulla ceramica greca importata in Etruria. Numerosissime furono le sue voci sull’Enciclopedia dell’arte antica, classica e orientale riguardanti le personalità artistiche e le officine corinzie e attiche. Venne invitata tre volte in università americane, ove tenne corsi e conferenze.

Lasciato l’insegnamento universitario si dedicò allo studio, da lungo tempo affidatole, della villa di Haghia Triada a Creta, utilizzando i libretti di scavo, ormai vecchi di oltre mezzo secolo, di F. Halbherr e E. Stefani. Questo paziente lavoro di ricostruzione di un antico scavo subì un danno gravissimo il 4 nov. 1966, allorché la casa fiorentina della B. venne sommersa dall’Arno in piena. Accolta a Roma dall’Accademia americana, la B. trascorse gli ultimi anni intenta allo studio della villa cretese (F. Halbherr-E. Stefani-L. Banti, Haghia Triada nel periodo tardo palaziale, in Annuario della Scuola archeologica italiana di Atene, LV [1977], pp. 13 ss.).

La B. morì a Firenze il 17 febbr. 1978.