Vijaya Lakshmi Pandit, la prima donna Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tradotto e rielaborato da Daniela Domenici

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Vijaya Lakshmi Pandit, nata il 18 agosto 1900 e morta il 1 dicembre 1990, è stata una diplomatica e una politica indiana che è stata la prima Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Proveniva da una famiglia politicamente importante: suo fratello Jawaharlal Nehru è stato Primo Ministro dell’India diventata indipendente, sua nipote Indira Gandhi è stata la prima donna Primo Ministro in India e suo nipote Rajiv Gandhi è stato il sesto Primo Ministro indiano.

Pandit fu mandata a Londra come la diplomatica più importante dell’India dopo essere stata l’inviata di Nehru in Unione Sovietica, negli USA e alle Nazioni Unite. Il suo periodo londinese le dette spunti per un contesto più ampio di scambi nelle relazioni indo-britanniche.

Pandit è stata la prima donna indiana ad avere un gabinetto politico prima dell’indipendenza dell’India. Nel 1937 fu eletta nella legislatura provinciale delle Province Unite e fu designata Ministra dell’autogoverno e della salute pubblica locale. Mantenne questo ruolo fino al 1938 e poi nuovamente dal 1946 al 1947. Nel 1946 venne eletta all’Assemblea Costituente delle Province Unite.

In seguito alla liberazione dell’India dall’occupazione britannica nel 1947 entrò nel servizio diplomatico e divenne l’ambasciatrice indiana in Unione Sovietica dal 1947 al 1949, negli Stati Uniti e in Messico dal 1949 al 1951, in Irlanda dal 1955 al 1961 e in Spagna dal 1958 al 1961. Tra il 1946 e il 1968 ha guidato la delegazione indiana alle Nazioni Unite. Nel 1953 divenne la prima Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Pandit si ritirò dalla politica attiva dopo che le sue relazioni con la nipote Indira peggiorarono e andò a vivere ai piedi dell’Himalaya. Uscì dal suo ritiro nel 1977 per fare una campagna contro Indira e aiutò il partito Janata a vincere le elezioni. Si dice che abbia considerato l’idea di candidarsi per la presidenza. Nel 1979 fu nominata rappresentante indiana alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dopo di che si ritirò definitamente dalla vita pubblica.

Ha scritto “The Evolution of India” nel 1958 e “The Scope of Happiness: A Personal Memoir” nel 1979.