accadde…oggi: nel 1831 nasce Helena Petrovna Blavatsky, di Chicca Morone

HELENA PETROVNA BLAVATSKY, garibaldina a Mentana

“Ogni donna eccezionale, specialmente una scrittrice, sarà perseguitata dal mondo”.

Mi trovo nuovamente a descrivere la personalità di una donna non italiana nata nell’Ottocento durante questo ciclo di conferenze che ha come scopo il ricordare figure femminili vissute ai tempi dell’Unità di Italia attraverso il racconto di donne che stanno vivendo oggi, un periodo in cui gli ideali di quell’epoca non sono proprio tanto celebrati.
Donne che ancora oggi possono essere riferimenti sicuri per noi combattenti in ambito culturale, donne a cui televisione, giornali e quant’altro hanno tentato di offuscare sempre di più la luminosità che il significato di ogni vita singola ha, offrendo e proponendo criteri di valutazione per definire il quoziente di realizzazione femminile ben lontani dall’interezza del suo essere.
Donne che sapevano vivere di una vita interiore potente, in grado di dar loro la forza per attraversare gli oceani in tempesta puntualmente presenti nella vita di chiunque non voglia restare a belare nel gregge, tanto più se donna.
Ed è proprio in questo periodo storico così poco eroico che l’interpretazione delle divinità nell’Olimpo pagano per ricollegarsi agli archetipi divini da cui trarre forza è quanto mai in disuso!
Eppure sarebbe davvero interessante sentire risuonare dentro di noi le voci di Artemide, Athena, Estia oppure di Era, Demetra, Persefone… riconoscerle, saperne vivere anche il lato oscuro per poi riuscire a superarlo e identificarsi in Venere, la dea alchemica, colei che personifica l’Amore. Dea mitomodernista è sicuramente stata Helena Petrova Blavatsky nata von Hahn, non solo per quel nome “Elena” che la riconduce al mitico Paride, al suo giudizio sulla bellezza e… a Venere, ma per la sua capacità di donare la propria vita agli altri, all’insegnamento di una via attraverso cui ricongiungersi al divino – paladina di un risveglio dal torpore del sonno in cui siamo immersi – ognuno secondo la propria religione!
Un vero e proprio mito per tutte quelle che fra di noi si sono avvicinate alla spiritualità guardando oltre all’apparenza e alla intellettualizzazione di chiese o scuole iniziatiche più o meno approfondite sul vero concetto dell’occultismo.

Madame Blavatsky fu certamente cittadina del mondo e quindi anche italiana nella sua veste di combattente insieme ad altre donne inglesi e americane in un episodio della Seconda guerra d’Indipendenza a fianco di Garibaldi a Mentana il 3 novembre 1867.

“Garibaldina a Mentana” è una definizione che può sembrare non del tutto appropriata ed elegante per una donna che nell’Ottocento fondò una scuola di pensiero imponente come la Società Teosofica.
“Garibaldino” è aggettivo nato per caratterizzare i soldati che combattevano alle dipendenze del generale, ma ha finito per assumere sia il significato di audace ed eroico; sia di impresa preparata ed eseguita senza un grosso lavoro preparatorio e senza grandi infrastrutture a supporto.
Della propria audacia ed eroico desiderio di combattere contro la tirannia H.P.B. non faceva mistero: indossava spesso la camicia rossa a ricordo della sua impresa e più di una volta aveva mostrato le proprie ferite sul braccio a chi metteva in dubbio la sua impresa “garibaldina”.

Sulla preparazione invece non mi sembra proprio la definizione giusta per una donna che a dodici anni già parlava di morti e rinascite con riferimenti filosofici ai grandi del passato!
E sull’argomento sono molte le testimonianze: dalla profondità degli studi fatti fin dalla più tenera età, alla voracità con la quale divorava i volumi della biblioteca dei nonni a Saratov e Tiflis nel Caucaso, alla qualità degli insegnamenti di una nonna che parlava correntemente 5 lingue ed era famosa per le sue ricerche scientifiche in botanica e archeologia in una terra dove non era permesso alle donne frequentare l’università.
Inoltre i continui viaggi durante tutta la vita alla ricerca di Maestri per ricevere insegnamenti importanti ne hanno formato un carattere ancora più determinato nella realizzazione di quel sapere ai più precluso.

In ogni caso sono convinta che se fosse fra noi sarebbe fiera e si divertirebbe moltissimo all’idea di esorcizzare il bigottismo e la bacchettonaggine di chi preferirebbe un linguaggio aulico – ma poco conforme al personaggio altrettanto poco conformista – per tratteggiare la molteplicità della sua personalità.

Madame Blavatsky è stata una combattente sin dalla nascita in una città della Russia chiamata Ekaterinoslav (Gloria di Caterina) il 12 agosto 1831: prematura, fu battezzata al più presto con una cerimonia che rimase impressa nei presenti a causa di un piccolo inconveniente… la zia/madrina di pochi anni maggiore, stanca e annoiata della cerimonia, aveva dato inizio ad un gioco pericoloso con la candela, provocando l’incendio non solo dei paramenti sacri sacerdotali, ma anche ustionando diverse persone: presagio non del tutto apprezzato dalla famiglia.
Era questo un altro cattivo presagio che si univa alle superstizioni contadine di nascita infausta durante l’epidemia di colera che aveva travolto la Russia e fatto vittime in ogni ceto sociale: perfino il granduca Costantino, fratello dello zar Nicola.

Accadimento per lo meno strano proprio di quei mesi – dal 22 giugno (solstizio d’estate) la prima scossa di terremoto percepita fino a Palermo al 8 dicembre (Immacolata Concezione) quando scompare del tutto – è il fenomeno “Isola Ferdinandea”, un lembo di terra ovviamente vulcanica emersa al largo della Sicilia durante le eruzioni che si susseguirono di ora in ora fino al 12 agosto – data di nascita di HPB – giorno in cui il cratere si aprì e in pochi giorni formò l’isola di 4.800 metri di circonferenza 63 di altezza massima.
In quel giorno a Palermo il tramonto si colorò di una specie di aurora boreale rossastra, in movimento da ponente verso N. E.

Naturalmente una coincidenza, ma date le caratteristiche della nostra eroina direi abbastanza indicative.
E coincidenza può anche essere definito il riapparire nel giorno 12 agosto 1863 dell’isola, per scomparire poco dopo, sommersa dalle onde: un periodo della vita di H.P.B. del quale sappiamo pochissimo se non che visse in Tibet con il maestro Moyra e affrontò l’esperienza di sdoppiamento da sé, vissuto coscientemente.

Helena era figlia di Elena Andreievna Fadeeva sposata von Hahn, celebre romanziera sotto lo pseudonimo di Zinaida R. i cui libri alla pubblicazione venivano celebrati come eventi straordinari della letteratura russa.
Era anche nipote da parte materna del Primo Cancelliere Andrey Mihailovich de Fadeyev e della Principessa Helena Pavlovna Dolgorukov scienziata e artista di rilievo, dall’influenza determinante sulla sua formazione culturale.
Questa apparteneva alla famiglia dei Dolgorukov, discendenti diretti del granduca Rurik, fondatore dell’impero russo dieci secoli addietro, nelle cui vene scorreva sangue vichingo.

Nell’immediato sostrato genetico di Helena esistevano quindi russi, francesi ugonotti e tedeschi: per chi pensi che la mischiatura dei popoli porti tratti negativi questa può essere una bella testimonianza.
Se devo essere sincera è in queste radici formate dalla miscellanea di popoli che intravedo il carattere non del tutto obbediente e poco tradizionalista di Helena. perché quando dentro di noi le caratteristiche genetiche sono molto diverse una dall’altra è probabile che le possibilità di agire secondo protocolli diversi si amplino.

Ma è sicuramente la bisnonna, contessa Henriette Bandre du Plessis, ad aver trasmesso il coraggio ugonotto, ereditato dal padre emigrato in Russia al tempo delle persecuzioni e nobiluomo alla corte di Caterina la grande.
Infatti da valutare attentamente nella Blavatsky è la discendenza per via femminile da personaggi all’avanguardia, antesignane della lotta per i diritti della donna: negli anni ’30 in Germania, Russia e Francia quasi in contemporanea tre scrittrici illustrano la condizione femminile ed è a questi romanzi che può essere fatta risalire la nascita del MOVIMENTO FEMMINISTA e della lotta per il suffragio femminile in Occidente.
La contessa Ida Hahn-Hahn (prozia di Helena) in Germania, Helena Andrevna Fadeeva von Hahn in Russia e George Sand in Francia: la parentela di due su tre è abbastanza significativa.

Le figure maschili di entrambe le famiglie sono invece attive nell’arte della guerra; solo il nonno materno è impegnato nel settore amministrativo.

Come poteva esprimere la nostra eroina il meglio di se stessa?
Mettendo a frutto il suo bagaglio culturale ereditato a livello cromosomico da parte femminile con scritti e insegnamenti filosofici e andando a Mentana a combattere con Garibaldi, vestita da soldato, seguendo l’impronta maschile delle due famiglie!
Solo con connotazioni diverse rispetto alle caratteristiche individuali di ogni altro componente della sua famiglia: le indubbie doti medianiche.
E su questo c’è molto da dire.

Le testimonianze in cui un numero infinito di persone dichiara di fatti avvenuti sotto i loro occhi senza possibilità di IMBROGLIO son un elenco interminabile: racconti della facilità con cui costringeva l’interlocutore più scettico, persino suo padre, a crederle facendo piovere fiori freschi dal nulla, tra una sigaretta e l’altra, con un frasario poco ortodosso o indicando dove trovare lettere manoscritte a distanza e facendo sì che queste puntualmente si trovassero in loco o creando dal nulla nella materia oggetti come anelli e altro!
Mentre le poche parole di personaggi dalla dubbia fama sono state ampliate in modo esponenziale tanto da rendere amari certi periodi sella sua vita.

Non posso non pensare a Gustavo Adolfo Rol, il sensitivo vissuto qui a Torino e morto nel 1994, e al suo “incontro/scontro” con Piero Angela.
È come se la vita di ognuno di noi dovesse passare attraverso una condizione di solitudine abissale, una specie di iniziazione in cui elaborare il concetto di isola (guarda che caso) per sapere che “Nessun uomo è un’isola” come recita la poesia di John Donne, cioè che ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra anche se circondato dall’acqua.

Nessun uomo è un’isola
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del continente
una parte della terra.
Se una zolla viene portata via dall’onda del mare
la terra ne è diminuita
come se un promontorio fosse stato al suo posto
o una magione amica o la tua stessa casa.
Ogni morte di uomo mi diminuisce
perché io partecipo all’umanità.
E così non mandare a chiedere
per chi suona la campana:
essa suona per te.

La solitudine di Helena inizia presto: i continui spostamenti da una città all’altra per il lavoro del padre non permettono un vero e proprio radicamento nella terra, dandole però il senso di appartenenza al mondo che in seguito conoscerà nei suoi innumerevoli viaggi.
C’è da supporre che nonostante le premure della madre – 17enne al momento della sua nascita – la prima infanzia non avvenga in un’atmosfera casalinga delle migliori: il padre, decisamente più anziano (aveva il doppio degli anni della moglie) dotato di “umorismo caustico da scettico patentato” non è certo il più facile interlocutore per la moglie Elena Andrevna, una donna dalla sensibilità così pronunciata, tanto meno per Elena Petrovna la figlia con doti paranormali definite “cose da bambinaia”.
La madre, di salute cagionevole e minata da una profonda malinconia, non deve essere molto felice della vita isolata e senza la possibilità di comunicare con chi può condividere le proprie idee: inoltre, a diciannove anni, assiste alla lunga agonia del secondogenito morto senza poter avere le cure mediche a causa della inaccessibilità del luogo dove vivono.
Helena ha solo due anni, ma deve essere un dolore molto sentito anche da lei, una bimba sensibile oltre la misura.

Nel 1836 finalmente la famiglia viene trasferita a San Pietroburgo dove Elena Andrevna può incontrare intellettuali e scrittori come Puskin ecc. e iniziare il suo cammino di scrittrice di romanzi dove descrive la situazione della donna, spesso con racconti autobiografici.
H.P.B. ha cinque anni e dimostra già carattere poco facilmente educabile secondo i criteri tradizionali.
Una temporanea separazione dei genitori porta grandi cambiamenti per Helena: infatti si trasferisce con la madre e la sorella dai nonni prima a Odessa, poi sempre insieme a questi in Oriente, dove il nobiluomo assume la nomina di amministratore fiduciario delle tribù calmucche buddiste ad Astrakan.
Helena ha qui il suo primo contatto con l’Oriente attraverso il principe Tumen, capo dei calmucchi.
Nel 1840 la famiglia nuovamente si riunisce e iniziano altri spostamenti finché il 24 giugno 1841 la madre muore e le ragazze vengono affidate ai nonni.

Il periodo più felice è sicuramente quello trascorso dai nonni: lo testimonia il diario di Vera Petrovna, la sorella minore di Helena che dall’età di dieci anni inizia a tenere un diario.
Nella nuova fase della vita a Saratov le bambine vengono istruite da nuove insegnanti di cui una simpatica vecchietta – Henriette Peigneur – splendida ragazza rappresentante dea della libertà nelle feste della rivoluzione francese impronta la vita di Helena in modo determiante: la piccola decide e dichiara che anche lei sarebbe stata “una dea della libertà per tutta la vita”.

Ecco quindi, nel caso non fossero bastati i cromosomi ugonotti e dei propri avi, il motivo conduttore della vita della Blavastky: la libertà.
Perché in fondo dove si dirigeva massimamente la ricerca se non dallo sciogliere le catene che legano il destino umano alla materia, alla terra?

A questo proposito sono sempre stata affascinata dal concetto di libertà figlia della intelligenza e della conoscenza delle regole della vita di cui il gioco degli scacchi è una splendida metafora come ci insegna Titus Burchkardt.
Davanti alla scacchiera la libertà di azione è figlia della conoscenza delle possibilità e della preveggenza, cioè della natura stessa del gioco: è nell’identificazione più o meno perfetta con lo spirito (del gioco e quindi della vita) che si raggiunge la vera sapienza.
Lo Spirito è Verità e nella Verità l’uomo è libero, fuori da essa è schiavo del destino.
Non a caso nell’emblema della società teosofica è:

“Non c’è religione superiore alla verità”

In questi primi anni la ricerca di Helena avviene principalmente per conto proprio ascoltando anche le voci anche degli oggetti inanimati, in con un contatto particolarissimo con la natura, ai molti precluso e influenzata di certo dal nonno, antico cultore di alchimia, dalla biblioteca vastissima.

Viene quindi a contatto con Baranig Bujrak saggio venerato come un santo che sa “vedere” e che vaticina le doti della ragazza, incoraggiandone gli studi. Studi che per lei sono alla base della sua formazione di ricercatrice e del suo modo di essere al di là delle credenze familiari: parla di metempsicosi*, reincarnazione** e argomenti che non può aver sentito in una famiglia cristiana

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