accadde…oggi: nel 1899 nasce Ada Rossi, di Maria Pia Di Nonno

http://ildomaniditalia.eu/article/ada-rossi-e-ursula-hirschmann-due-donne-la-pace-ventotene

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/06/16/una-vita-accanto-ernesto.html?refresh_ce

https://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Rossi

Ada Rossi tra la toponomastica di Bergamo: la proposta del Vittorio Emanuele

“Immagina un mondo in una goccia d’acqua, un mondo su uno scoglio e tutti i partiti su di esso, con la possibilità di vedersi tutti i giorni e di incontrarsi quaranta volte al giorno.”

Con questa incisive parole Ada Rossi, moglie di Ernesto Rossi, durante un’intervista descriveva bene quale fosse l’aria che respiravano negli anni del fascismo gli esuli di Ventotene. Uomini con diverse visioni politiche ma accomunati tutti da uno stesso sogno, creare un’Europa senza sangue e senza guerre. Uomini come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Sandro Pertini ma anche donne, sebbene raramente ricordate, senza le quali forse il Movimento Federalista Europeo – ma più in generale il progetto della Federazione Europea – non sarebbe nato.

Tra queste spiccano i nomi di Ursula Hirschmann (prima moglie di Colorni e poi di Spinelli) e di Ada Rossi (moglie di Ernesto Rossi). Due donne caratterialmente assai diverse ma intenzionate a costruire un futuro diverso. La berlinese Ursula Hirschmann, nata il 2 settembre del 1913 e Ada Rossi, classe 1899.

Ursula era sorella del famoso economista Albert Hirschmann ed era impegnata anch’ella come il fratello nel contrastare il regime nazionalsocialista, battaglia che la condusse ad incontrare Eugenio Colorni. Se ne innamorò e lo seguì prima a Trieste e poi, una volta arrestato dal regime, in esilio a Ventotene. Lì incontrò Altiero Spinelli di cui, dopo la morte di Colorni ucciso dalla Banda Koch, ne divenne la compagna.

Ada Rossi, invece, conobbe il professore Rossi, che portava il suo stesso cognome, nel 1928 a Bergamo in un istituto dove lei era insegnante di matematica e lui professore di economia. Ada era una donna molto determinata ed era riuscita con la sua caparbietà a laurearsi in Matematica, una facoltà ai tempi quasi preclusa alle donne. Nella sua biografia, scritta da Caterina Barilli, racconta:  tant’è vero che il professor Amelio, con severo e scherzoso cipiglio, come vide Ada per la prima volta ad una lezione di laboratorio, la apostrofò così: “E lei, scusi, chi l’ha autorizzata a venire qui?”. “Bè, veramente io sono iscritta… mi sono diplomata… “. E lui a bassa voce: “ Lo dicevo perché ha le gambe dritte…”.

Ada fu subito affascinata da Ernesto che scoprì in seguito essere come lei un fervente antifascista e impegnato nel movimento fiorentino “Italia Libera”; in seguito confluito e denominato “Giustizia e Libertà”. Quel fiorentino che giocava a fare l’ingenuo professorino non passò però inosservato al Regime e venne incastrato definitivamente dall’avvocato Del Re, che si rivelò essere una spia. Fu così che iniziò quella storia che avrebbe condotto Ernesto e Ada al confino di Ventotene.

Ma le due donne, Ada e Ursula, non ebbero solo il ruolo di compagne di quegli uomini definiti padri fondatori dell’Europa – nel caso di Spinelli – e padri fondatori ombra – nel caso di Ernesto Rossi e Eugenio Colorni – ma di vere protagoniste. E’ in particolare ad Ursula ed ad Ada che si deve la diffusione del Manifesto di Ventotene e l’organizzazione della prima riunione costitutiva del Movimento Federalista in Via Poerio 37, in casa Rollier, a Milano. Ursula Hirschmann ebbe poi un ruolo decisivo sul tema dell’incoraggiamento alle donne alla partecipazione alla vita politica, fondando nel 1975 Femmes pour L’Europe, e Ada Rossi ebbe un ruolo altrettanto decisivo nella costituzione del Partito Radicale.

Due storie che insegnano che: la storia è fatta da donne e da uomini comuni, dotati solo di un pizzico di coraggio e di buona volontà in più, e non solo da grandi politici e strateghi; ma anche che le donne sono da sempre costruttrici di pace e portatrici di una cultura più materna. Stessi ragionamenti che muoveva la scrittrice Virginia Woolf nel suo libro “Le tre ghinee” in cui evidenziava che l’amore per la spada, le onorificenze e i riconoscimenti fossero in buona parte una predisposizione maschile, indotta in particolare dal tipo di istruzione che veniva inculcata ai giovani uomini.

E se si analizza con uno sguardo critico la storia si noterà che le donne non potranno mai amare la guerra, perché ne sono state da sempre le maggiori vittime. Dalle pratiche degli stupri commessi sin dal passato per umiliare il nemico vinto fino all’indigenza subita da quelle donne che si vedevano privare dei propri mariti per l’amor di patria e che si ritrovavano poi, sole, a mantenere e ad educare i figli.

Ed è particolare scorgere come gli stessi jihadisti la cui violenza si scaglia in particolare contro le donne indifese, abbiano timore di una credenza secondo la quale pare che i soldati se uccisi da uomo vadano in Paradiso accolti da 72 vergini; ma se uccisi da una donna all’Inferno.

Una coincidenza che pare rimarcare la tesi delle donne come costruttrici di pace, dall’Europa al Mondo, come ben rappresentava Jacques Louis David nel quadro La Sabine.

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