accadde…oggi: nel 1925 nasce Jole Baldaro Verde, di Alessandra Graziottin

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2012 – Jole Baldaro Verde se ne è andata in punta di piedi, nella sua casa di Genova, il 13 giugno 2012. «Ho avuto una vita intensa, piena di amore e di soddisfazioni. Grazie di tutto. Ora sono pronta…», ha detto a Eva, la figlia più piccola. Lucida e gentile, profonda e affettuosa, fino alla fine.
Professionalmente è stata la persona più importante della mia vita. Era il 1984. Ci incontrammo per la prima volta a un congresso scientifico: lei medico, relatrice brillante e applauditissima, professoressa famosa (aveva appena pubblicato “Illusioni d’amore: le motivazioni inconsce nella scelta del partner”, un best seller di allora), io giovanissima specialista in ginecologia, delusa dall’università, alla ricerca di un Maestro degno del nome.
Il feeling fu immediato: fui affascinata dalla sua cultura classica e contemporanea, dalla sua impareggiabile generosità affettiva e didattica, dalla vivacità della sua mente e dall’originalità del suo pensiero. Cominciò così un lunghissimo sodalizio, professionale e affettivo, alimentato da una grande sintonia e dalla mia profonda gratitudine.
Donna di immenso cuore e duttilissimo cervello, è riuscita a coniugare una felice vita familiare con un originale percorso professionale e di studio: con il marito Alfonso, medico, innamorato e devoto, quattro figli amatissimi, dieci nipoti e ben tre lauree, in lettere, pedagogia e medicina, con specializzazioni in pediatria e psicologia. Un record.
Professore universitario, è stata la “Alma Mater” della sessuologia italiana. Ha formato decine di professionisti e ispirato centinaia di medici con le sue relazioni vivacissime e stimolanti ai nostri convegni. I suoi libri scientifici sono stati la piattaforma di studio per moltissimi allievi, i suoi libri divulgativi uno spunto di riflessione sempre fresco sulla bellezza e le insidie dei rapporti d’amore, specialmente nella coppia contemporanea. La sua capacità di accogliere, di ascoltare e confortare è stata per noi allievi uno stimolo costante, nella vita professionale e personale.
Nel 2004, a Genova, ricevette il premio di eccellenza in Medicina, per i 50 anni di attività professionale. Nel 2007, a Sydney (Australia), fu insignita del Gold Medal Award per meriti scientifici, dalla World Association of Sexology. Ebbi l’onore di fare una commossa relazione in Suo onore, dal titolo suggestivo: “Women’s sexual health: the challenge of blending science, culture and dreams” (La salute sessuale delle donne: la sfida di integrare scienza, cultura e sogni): «A real tribute», fu il commento dei colleghi anglosassoni, perché ripercorrendo i suoi lavori scientifici e le sue relazioni emerse con assoluta evidenza, anche in ambito internazionale, quanto la professoressa Baldaro Verde avesse avuto intuizioni cliniche formidabili in netto anticipo sui tempi.
Per prima, in Italia, ha studiato e definito il concetto di identità sessuale, nella percezione di sé, e il ruolo critico delle relazioni familiari nel modulare l’identità stessa e i disturbi dell’identità sessuale. E quanto questi condizionino la capacità di amare, ma anche di avere una sessualità felice per sé e per il/la partner. Sul fronte clinico e speculativo, ha indagato la difficoltà di armonizzare nell’identità della donna d’oggi ruoli antichi, come la maternità, e nuovi, come la realizzazione professionale, e i prezzi che questo ha comportato in termini di solitudine, lacerazioni di coppia, somatizzazioni, infertilità e maternità mancate, disfunzioni sessuali. E le molte contraddizioni e i rischi di una sessualità certo più libera ma non sempre più felice. Sul fronte dei sentimenti, già in “Illusioni d’amore” aveva individuato nell’“io ti salverò” e nell’“io ti cambierò” i due semafori rossi delle donne e delle relazioni votate al disastro sentimentale e sessuale.
Il nostro primo libro scritto insieme, “L’enigma dell’identità”, sulle basi biologiche e psicoaffettive del transessualismo, fu il primo volume scientifico pubblicato in Italia su questo tema (1991). E continuammo, con relazioni e articoli scientifici sulla menopausa e le terapie ormonali sostitutive, sulle difficoltà dell’adolescenza, sull’evoluzione dell’identità femminile nelle diverse età della vita, sull’impatto del cancro e delle malattie croniche sulla sessualità della donna e della coppia.
Con la mente sempre vivacissima e profonda, ha studiato, scritto e insegnato fino agli ultimi giorni di vita. Due le soddisfazioni professionali più recenti, in questo giugno profumato di tigli in fiore e di nostalgia di vita: l’uscita della terza edizione, completamente rinnovata, del suo libro “Illusioni d’amore”. E la standing ovation ricevuta a Taormina, il 25 maggio 2012, venti giorni prima di morire, a 85 anni, dopo una straordinaria lettura magistrale al Congresso Nazionale di Contraccezione.
E’ stata l’unico docente capace per tutta la vita di parlare a braccio, senza un appunto e senza una diapositiva, affascinando l’uditorio, terminando la relazione rigorosamente 30 secondi prima del tempo assegnato, senza mai consultare l’orologio. Destando l’ammirazione di tutti gli altri colleghi, medici e psicologi, professori e non.
A un congresso, in cui un collega aveva chiesto «Professoressa, qual è il suo segreto?», lei generosamente rispose, indicandomi: «Il mio segreto è seduto in seconda fila: è Alessandra, per l’affetto con cui mi cura e gli ormoni con cui mantiene più giovani il mio cervello e il mio cuore». Convinta sostenitrice, come me, delle terapie ormonali dopo la menopausa, le ha utilizzate, e lo ha sempre detto pubblicamente, fino alla morte. Riuscendo a realizzare uno degli obiettivi più difficili da concretizzare: far coincidere l’aspettativa di salute, fisica e mentale, con l’aspettativa di vita. Lei ci è riuscita: un esempio fantastico per tutti noi che l’abbiamo stimata e amata.
«Ciao Joletta, come stai?», cominciavano così le mie telefonate, per la gioia di sentirci, di raccontarci, di continuare a condividere idee e progetti, intuizioni e riflessioni sulla vita, sull’amore, sull’intimità, sulle basi biologiche delle emozioni e dell’identità, sulla difficoltà di essere se stessi in un mondo che preme per un conformismo sostanziale, illudendosi di coltivare le differenze individuali.
“La mia figlia scelta”, mi chiamava. Questa predilezione, sostenuta da una sintonia profonda, ha nutrito in me la fiducia incrollabile che avrei trovato la mia strada, originale e forte, negli anni più bui della mia vita professionale. Il suo amore, la sua allegria, la sua capacità di farti sentire che tutti i tuoi talenti si sarebbero espressi con pienezza, anche quando erano massacrati da un ambiente professionale universitario pesantissimo, ridavano ali al coraggio, anche nei momenti di sconforto: «Le difficoltà affinano le capacità – mi diceva – abbi fiducia. Vai avanti per la tua strada, che è fuori dagli schemi».
Anche ora, mentre scrivo, penso commossa: «Ciao Joletta, come stai?», e la vedo sorridente, tenera e orgogliosa, e la sento vicina, come e più di prima. Lei è parte della mia storia, della mia anima e del mio cuore.
Grazie di cuore, Joletta cara. Conoscerti e volerti bene è stato un privilegio e un gran dono della vita.
Un ultimo abbraccio, stretto stretto. E arrivederci!

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