vorrei dire che tutto è già successo se un bambino è stato discriminato perché è nero, di Cinzia Pennati

Vorrei dire che tutto è già successo se un bambino è stato discriminato perchè è nero.

Un prima senza lo ius soli, senza lo ius culturae, un vuoto legislativo che ha permesso le ultime politiche sui migranti, ed è imperdonabile.

Vorrei dire che tutto è già successo, vorrei dirlo a quella ( se ancora esiste) che chiamiamo “sinistra” che “quel prima gli italiani” e “rimandiamoli a casa loro” sono il risultato di ciò che non c’è stato. Un’assenza. Una presa di posizione.

Ci avete lasciate sole su quell’autobus, ci lasciate soli, ogni giorno, ognuno a difendere il proprio pezzo di dignitá.

Sapete perché, noi maestre, abbiamo trovato la forza di reagire? Perché la mia Scuola è una Comunità. É quella la forza, quella la risposta.

Volevo dire che tutto è già successo. Sono mancate politiche e investimenti non solo sui migranti, ma sull’istruzione, ad esempio.

Come cresceranno i ragazzi? Con quali idee? Pensando al Papete come un miraggio da raggiungere? A quel modello macista e padre con pancetta che da una parte protegge e dall’altra rassicura? Penseranno che urlare sia l’unico modo di discutere? Che modelli femminili avranno?

Come glielo spieghiamo che c’è una Costituzione e che tutti siamo uguali, che la paura dello straniero è una paura assurda, che il lavoro ce lo porta via la delocalizzazione delle industrie e non gli stranieri che puliscono le nostre case, accudiscono i nostri malati e i nostri vecchi?

Come gli facciamo capire che il rispetto per l’altro è risorsa e non limite, se non abbiamo la forza di politiche che vadano in quella direzione?

Ci preoccupiamo che gli insegnanti non facciano politica a scuola. Ma il nostro agire, mio e delle colleghe, su quell’autobus, non è stato un atto politico? Ogni azione sociale è politica e gli insegnanti devono lavorare sull’inclusione e garantire il diritto di studio, non sono una maestra se non lo sono di tutti e se ne lascio indietro anche solo uno ho fallito.

Noi a scuola la pensiamo così. Si va avanti insieme.

Come insegnanti dobbiamo continuare a raccontare la guerra e l’odio per parlare di pace, dobbiamo denunciare, esporci e fare in modo che nessun bambino si senta inferiore all’altro, perchè alcuni la solitudine della disuguaglianza l’acquisiscono dalla nascita e se la trascinano per sempre.

Come insegnanti e come cittadini dobbiamo denunciare e reagire ai soprusi, perchè i nostri bambini e i nostri ragazzi impareranno da noi a essere uomini e donne capaci di umanità, ma quello che volevo dirvi è che tutto è già successo, dare la “colpa” al fascismo che avanza, vuol dire appunto, come dice Chimamanda Ngozi Adichie, raccontare una storia unica, vuol dire semplificare, noi, invece, abbiamo bisogno di comprendere la complessità e affrontarla.

Volevo dire che tutto è già successo. Ora si tratta di metterci una pezza e bella grossa e pure in fretta.

Grazie a tutti per la vicinanza.