accadde…oggi: nel 1921 nasce Almerina Ipsevich, di Giulia Zacchia

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A luglio 2015 l’Istat ha attivato sul proprio sito una nuova area dedicata alla congiuntura: nella pagina web Congiuntura.Stat sono infatti raccolte tutte le statistiche congiunturali prodotte dall’Istat con aggiornamenti mensili e/o trimestrali organizzate in modo coerente e omogeneo per temi, sottotemi e parole chiave.

La congiuntura economica, citando l’enciclopedia Treccani, è il combinarsi in ogni momento di fenomeni socio-economici che determina una particolare evoluzione del sistema economico. Di conseguenza l’analisi congiunturale è lo studio del modo in cui si combinano tali elementi dando luogo alle fluttuazioni del sistema economico.

Non tutti sanno però che, tra gli economisti e statistici che nel secondo dopoguerra in Italia si dedicarono alla definizione dei primi strumenti di analisi per consentire di avviare i primi esperimenti di politica economica, fu proprio una donna a sviluppare e dare rilievo all’analisi congiunturale, ovvero Almerina Ipsevich. Come ricorda Innocenzo Cipolletta in un articolo su Il Sole 24 Ore (21/03/2003) Almerina Ipsevich può essere considerata la “vera madre” dell’analisi congiunturale in Italia.

Nata il 18 novembre 1920 si laurea in scienze politiche all’Università di Torino e nel 1950 si trasferisce a Roma con la famiglia. Dalla testimonianza di coloro che la hanno conosciuta, a vario titolo, trapela come la sua vita fosse incentrata sull’attività di ricerca e di insegnamento/formazione: si può dire che dedicò la sua vita all’ISCO (Istituto Nazionale per lo Studio della Congiuntura) e all’AGI (Associazione Guide Italiane).

Presso l’AGI associazione scout femminile cattolica, divenne guida, o meglio, mutuando il linguaggio scout, “Capo Reparto”, e per le proprie doti programmatorie e organizzative diventò punto di riferimento, un’educatrice, per intere generazioni di giovani ragazze cattoliche, tutt’oggi ricordata con affetto.

All’ISCO Ipsevich trascorse tutta la sua vita professionale in qualità di direttore generale e poi di vice presidente, concentrando i propri interessi sulla congiuntura, che per lei rappresentava l’osservazione quotidiana di tutto quello che avveniva, e che lei sapeva sintetizzare con un approccio economico e sociale.

L’ISCO nasce a metà degli anni ‘50 grazie al sostegno di Ezio Vanoni, Ministro delle Finanze e poi Ministro del Bilancio, al fine di effettuare diagnosi congiunturali ed elaborare analisi mensili sulla congiuntura in Italia e all’estero, avvalendosi principalmente di un gruppo di ricercatori, legati alla Banca d’Italia, che nell’immediato dopoguerra predisposero rapporti trimestrali relativi all’andamento dell’economia italiana e della sua bilancia dei pagamenti, necessari per rendicontare sull’uso degli aiuti concessi all’Italia nell’ambito del Piano Marshall.

Gastone Miconi, funzionario della Corte Conti che si dilettava di statistica, ne fu il primo direttore Generale e Ipsevich divenne capo servizio per la congiuntura. Nel 1971 Miconi fu nominato Direttore Generale del Tesoro da Emilio Colombo, e Almerina Ipsevich divenne Direttore Generale dell’ISCO e tale rimase fino agli anni Novanta.

Durante la sua permanenza all’ISCO Almerina Ipsevich, che aveva una forte sensibilità per l’economia e una straordinaria capacità di osservazione dei numeri, anche se rifiutava di riconoscerlo affermando che non conosceva nulla in statistica, fu fautrice dello sviluppo di metodi qualitativi d’analisi volti a cogliere soprattutto il cambiamento dei fenomeni al fine di identificare la direzione nella quale sarebbero avvenuti i cambiamenti. Operò prevalentemente con un modello di previsione informale basato sull’interazione di esperti che definivano l’evoluzione probabile di specifiche variabili. Il modello previsionale ISCO operava nel breve termine (18 mesi di previsione) assumendo l’ipotesi che una larga parte delle tendenze fosse già predeterminata dagli eventi avvenuti. Di conseguenza, si avviava una sorta di estrapolazione delle tendenze sulla base di molti indicatori e si aggiustava il tutto nel quadro di coerenza dei conti nazionali.

Con una serie di conti del reddito disponibile, all’ISCO riuscivano a far quadrare i conti previsionali con una buona approssimazione.

Con Almerina Ipsevich “(…) è cresciuta una classe di economisti, statistici, giornalisti economici, dirigenti pubblici e dirigenti industriali che sempre hanno tenuto fede a questa curiosità di sapere e mai si sono arresi all’evidenza (…)” attraverso l’osservazione “assidua (della) quotidianità, che mai si stanca perché sempre si rinnova, come il “ciclo economico” con le sue “regolarità irregolari”, ove il continuo susseguirsi di fasi di espansione e di recessione non si presenta mai con gli stessi tempi e le stesse caratteristiche”.

Il ricordo di Almerina Ipsevich che, pur non avendo riportato in alcuna pubblicazione il proprio nome, aveva la funzione di guida e supervisore di tutto quello che si pubblicava nell’ente per cui lavorava (ISCO) e di formazione di un folto numero di giovani ricercatori e ricercatrici, impone una riflessione sul contributo storico “silente” delle donne. Molte economiste italiane, infatti, negli anni cinquanta e sessanta non firmavano le proprie pubblicazioni e il loro contributo rischia di andare perso.