dal “sa stare un passo indietro” al “vienimi dietro, sono elettrica” la strada è breve, di Cinzia Pennati

Dal “sa stare un passo indietro” al “vienimi dietro, sono elettrica” la strada è breve.

Quando noi donne non sottovalutiamo quel bel discorsetto di Amadeus sul passo indietro e ci indigniamo, se quelle parole le usa chi ha un “potere” pubblico anche se televisivo, è di questo che ci preoccupiamo.

Dello sdoganamento del sessismo.

Non siete oggetti, dicono. Ma è come oggetti inanimati che ci propongono.

Su un palco o su un cartellone pubblicitario non fa differenza.

Fidanzate di qualcuno da mostrare con orgoglio o culi da penetrare, perché è di questo che si parla vero?

Mi fa schifo persino scriverlo, ma forse queste parole impresse su carta sono la verità.

Qualcuno si è indignato ma intanto quel cartellone è stato appeso per le strade di una nostra città.

Dovrebbero fioccare multe salate, il sessismo è un’azione violenta, invece, tutto è concesso e le colpe in primis sono dei governi che non hanno mai fatto scelte precise, nemmeno ora che veniamo uccise una dopo l’altra.

Poi succede che ci siano altri uomini che entrano nelle nostre scelte, si ergono a giudici e ci dicono cosa dobbiamo fare del nostro corpo quando di quello stesso corpo ne abusano, lo maltrattano, lo mercificano.

E quando ci vedono solo come possibili madri e osannano la maternità, ricordatevi che non si preoccupano per noi, non siamo altro che mezzi attraverso cui manteniamo la specie!

Altrimenti, se avessero davvero rispetto di noi non ci tratterebbero in questo modo, non solo non entrerebbero in merito alle nostre scelte dicendoci che sono incivili, invece di tutelarci, non parlerebbero di passi indietro, salvaguarderebbero luoghi di aiuto alle donne come la Casa internazionale delle donne…i centri anti-violenza.

Siamo ancora qui, dopo un Sanremo che qualcuno ha definito all’insegna delle donne, solo perché si è parlato un paio di volte di violenza (qualche carota per farci stare buone), quando tutto il Festival proclamava altro.

Tutti uomini i cantanti. Tutti uomini i presentatori. Noi contorno.

Siamo ancora qui, un’altra donna morta davanti alle sue figlie pochi giorni fa,

siamo ancora qui, parlano di emergenza, ma non si vede nessuna legge all’orizzonte,

siamo ancora qui, un politico, un uomo, che non sa cosa voglia dire per una donna scegliere di abortire e si permettere di sentenziare,

siamo ancora qui, in mostra su un cartellone che tratta di noi in modo vergognoso.

La verità è che siamo ancora qui e un filo neanche tanto invisibile unisce le parole del mondo maschile.

Dal politico, al presentatore, al concessionario di moto quelle parole pesano e diventano azione.

Siamo ancora qui, a volte, davvero stanche di essere donne.

Fatemelo dire in parole semplici, è uno schifo.