Come in un labirinto di specchi, di Silvana Mazzocchi, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Quanto incide il passato sulle scelte che facciamo? Almeno una volta, nella vita, capita di trovarsi a un bivio. E in quel momento d’incertezza, opacità e profonda ambivalenza la direzione sulla direzione da prendere decide il nostro futuro…”: è quanto accade a Luisa ed Emma, le due amiche protagoniste di questo splendido romanzo di Silvana Mazzocchi le cui esistenze di dividono quando esplode il ’68.

E sarà Luisa, dopo quarant’anni, a raccontare il loro comune passato tornando nella casa di campagna dei suoi genitori e ritrovando una lettera di Emma mai ricevuta. Per fare questo l’autrice usa in modo straordinario la tecnica del flashback alternando capitoli che vanno dal 1968 al 1995 con quelli attuali, nel 2016, e usando la terza persona nel narrare i fatti accaduti in quegli anni e la prima in quelli del 2016.

Luisa sarà finalmente capace di guardare con occhi diversi la sua amicizia con Emma e le illusioni perdute della loro giovinezza e di leggere quella lettera solo dopo aver trovato il coraggio di rielaborare tutti i fatti in un percorso doloroso costellato dalle tante persone che sono state determinanti, nel bene o nel male, per farla diventare la donna attuale: dai genitori di Luisa a suo fratello Luca, dal primo marito Andrea a Eric e poi a Roberto; e naturalmente Marco, Pier, Adele e Pinuccia ed Emma che hanno condiviso le idee di quel particolare momento politico dei primi anni ’70 e che poi hanno prese strade diverse.

Assolutamente affascinante e dettagliata la ricostruzione “dal di dentro” “del magma sociale e politico di quegli anni, popolato ad giovani resi ciechi da un’ideologia che porterà a un epilogo dannoso e tragico” e commovente la ricomposizione dell’amicizia tra Luisa ed Emma “in un enigmatico gioco di specchi la cui soluzione è nella lettera di Emma”: complimenti di vero cuore a Silvana Mazzocchi per questi suoi “frammenti di memoria”.