come stanno i bambini? qualcuno si chiede come stanno vivendo l’isolamento sociale? di Cinzia Pennati

Come stanno i bambini? Qualcuno si chiede come stanno vivendo l’isolamento sociale?

I bambini sono bambini.

Sono quelli che disobbediscono alle regole, che si buttano nelle pozzanghere invece di scansarle.

Sono quelli dalle guance rosse che corrono a per di fiato. Quelli che si sbucciano le ginocchia ma non rinunciano ad arrampicarsi sugli alberi.

Quelli che non riesci a tenere fermi neanche se li leghi ad una sedia.

Quelli che cadono e si rialzano, cadono e si rialzano cento volte.

Che improvvisano porte da calcio con le felpe. Bacchette magiche con gli ombrelli.

Sono quelli che non si accontentano di semplici risposte. Sono loro i nostri continui perché.

Perché dobbiamo stare chiusi in casa? A fare i compiti per giunta?

I bambini vivono in grandi case con lunghi corridoi in cui fare scivolate, ma sono pochi.

I più hanno abitazioni modeste, alcuni vivono in quattro, magari in tre stanze, nei primi piani dei palazzi e non hanno nemmeno un poggiolo. Nemmeno una finestra se non quella che dà su un vicolo buio. Ma ci pensiamo a loro?

I bambini sono bambini. Difficili spiegargli perché di tutta questa situazione.

E soffrono.

Qualcuno, invece di preoccuparsi dei compiti fatti e inviati, si sta domandando come si sentono, cosa provano, come ne usciranno?

I bambini sono bambini, a volte li trattiamo da adulti, pretendiamo lo stesso rispetto delle regole, la stessa comprensione, se non poi  trattarli con sufficienza.

Mi preoccupa quello che succederà della scuola, perché da chi dovrebbe occuparsi del luogo della formazione per eccellenza, io non ho sentito uscire una parola per i bambini.

Loro semplicemente non ci sono oggi nell’emergenza, perché non c’erano ieri.

Non ci sono quando non incrementiamo gli asili nido, quando non rendiamo obbligatoria la scuola dell’infanzia così importante per la loro formazione, quando non allunghiamo il tempo scuola, non forniamo spazi ricreativi, quando non sovvenzioniamo i centri socio-educativi o si tagliano i servizi sociali.

Quando non si curano spazi verdi nelle città o parchi gratuiti. Quando nelle scuole non viene promossa l’attività fisica e fare un corso extrascolastico di nuoto ti costa un rene.

Quando, sempre nelle scuole non ci sono d’obbligo delle pegagogiste. Quando non possono entrare gratis ai musei. Quando per dare una diagnosi di disturbi dell’apprendimento nelle strutture pubbliche devi aspettare due anni.

I bambini hanno un costo e noi non siamo intenzionati a pagare quel costo. O meglio, i governi non sono intenzionati.

Il problema è che lo pagheremo e sarà molto alto, più alto di quello che immaginiamo in termini di futuro.

I bambini sono bambini e, a quanto, pare sono invisibili.