accadde…oggi: nel 1892 nasce Dolores Prato, di Ines Ferri Ferrari

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Scrittrice e pubblicista, nata a Roma il 12 aprile 1892, morta ad Anzio (Roma) il 13 luglio 1983. Vissuta dai cinque ai diciotto anni a Treia (Macerata) prima in casa di uno zio poi nell’Educandato Salesiano della Visitazione, si laureò nel 1919 alla Facoltà di Magistero di Roma, relatore M. Porena, con una dissertazione sul carteggio inedito di tre puristi intransigenti, don Bartolini, P. Fanfani e P. Viani. Insegnante di lettere a Sansepolcro (1919-21), a Macerata (1921-22) e a San Ginesio (1922-29), dopo un breve soggiorno a Milano si stabilì definitivamente a Roma (1930), dove ebbe modo di frequentare e di intrattenere amicizia con molti esponenti della cultura laica e cattolica, in particolare con P. Toschi, A. Tilgher, M. Vinciguerra, E. Buonaiuti, D. Provenzal, L. Pietrobono. Costretta dalla promulgazione delle leggi razziali a lasciare l’insegnamento, visse di collaborazioni ai giornali e di lezioni private. Nella sua casa romana convennero durante gli ultimi tempi del regime, nei mesi della resistenza e nei primi anni del dopoguerra, artisti e intellettuali, tra cui C. Marchesi, I. Giordani, G. Mazzullo, R. Mieli, S. D’Arrigo, F. Coen.

Nel 1948 iniziò una collaborazione a Paese Sera e pubblicò il suo primo romanzo, Nel paese delle campane, cui fu assegnato il premio Città di Prato; riveduto, fu ripubblicato col titolo di Sangiocondo nel 1963. Con Scottature, un racconto lungo, vinse nel 1965 il Premio Nazionale Stradanova; per un articolo sul Tevere le fu assegnato nel 1972 il premio Pallavicini. Nel 1980 uscì Giù la piazza non c’è nessuno (Premio Lerici 1981), e fu subito caso letterario: ma occorre dire che l’attenzione della critica si fermò più sull’insolita circostanza contingente di trovarsi di fronte una scrittrice esordiente quasi novantenne che non sulla straordinaria tempra narrativa e stilistica del libro. Lucidamente autobiografico, il romanzo costituisce il tentativo di recuperare gli anni dell’infanzia trascorsa a Treia, per ritrovare ambienti e persone, ma soprattutto per rintracciare sentimenti e slanci allora repressi. La bambina, figlia illegittima affidata a uno zio canonico e alla sorella che vive con lui, scopre improvvisamente il segreto e lo scandalo della propria nascita e ne resta colpita nel profondo. Molto intelligente, dotata di uno spirito d’osservazione veramente poco comune, la piccola Dolores osserva e registra con puntigliosa e sconcertante minuzia il microcosmo che la circonda; e giunta a 87 anni, superato il complesso della propria ”diversità”, attinge a quel fitto repertorio di immagini e di sensazioni che ha via via accumulato nel tempo, per istruire un processo a se stessa e lenire il rimorso, vivissimo anche dopo tanti anni, di aver mal corrisposto all’affetto degli zii. Ricostruzione di un mondo e di anni perduti, cronaca minuziosissima della vita quotidiana d’un piccolo paese italiano di fine secolo 19°, il romanzo è sorprendente per la lucidità a volte impietosa dell’introspezione, che mai cade nella trappola dell’autocompatimento, grazie soprattutto a una vena di pungente e però mai corrosiva ironia con cui avvolge avvenimenti e personaggi; e per la limpida fluidità del dettato, in cui risaltano metafore, stilemi e vocaboli insoliti, durezze improvvise, dialettalismi di grande carica evocativa (purtroppo molto ridotti di numero da un irrispettoso, colpevole intervento editoriale).

Il testo di Giù la piazza non c’è nessuno costituiva soltanto un terzo circa del lungo racconto autobiografico che la P. aveva composto. Parte del materiale escluso ha poi visto la luce frammentatamente, in edizioni curate dal comune di Treia che ogni anno promuove un convegno sulla scrittrice. In Le ore. I (1987) il racconto del primo libro prosegue narrando la vita dell’adolescente nell’educandato delle salesiane; mentre Le ore II. Parole (1988) − repertorio di indagini lessicali condotte nel recupero del particolare lessico, reale e poetico insieme, di luoghi e persone ormai lontani nel tempo − propone un’utile e affascinante incursione nell”’officina” della scrittrice e uno strumento di eccezionale precisione per misurare la serietà e l’impegno filologico che impronta la sua opera; Le mura di Treia e altri frammenti (1992) è infine un recupero di brani tutti dedicati alla descrizione del paese marchigiano, soppressi dall’editore in Giù la piazza non c’è nessuno.

La riproposta di Le ore in volume unico (1994) ha rinnovato l’interesse del pubblico e della critica intorno alla scrittrice.