E chi semmu surdi e muti? viva Sant’Angelo, di Angelo Alberto Argento

E chi semmu surdi e muti? viva Sant’Angelo[1]. È questa la frase che più spesso sentireste se foste a Licata, in provincia di Agrigento, il 5 maggio di ogni anno per celebrare la festività del nostro santo patrono Sant’Angelo. È una ricorrenza molto sentita dai concittadini licatesi che ogni anno, appunto, si preparano a festeggiare tra canti, musica e tanta spiritualità, Sant’Angiluzzu come viene chiamato affettuosamente.

Uno degli aspetti che sicuramente colpisce questa nostra tradizione prettamente licatese sono le ‘corse’. Si, avete capito bene, da noi il santo ‘corre’. Viene portato in spalla dai marinai che eseguendo delle vere e proprie ‘maratone’, conducono l’urna tra le vie del centro storico tra la commozione generale della gente che silenziosamente o a gran voce grida ripetutamente ‘drittu sant’Angelo, drittu Sant’Angelo…’.

In questo 2020, in cui la pandemia ci sta privando di tantissimi affetti, saremo costretti a rimandare al prossimo anno una delle più belle celebrazioni, al quanto movimentate, della città di Licata.

Sant’Angelo verrà condotto spiritualmente tra le preghiere di chi, in questo periodo di sofferenza, ripone in Lui ogni speranza.

[1] Lett. Siamo sordi e muti? Viva Sant’Angelo. È un’incitazione a gridare all’unisono la devozione al santo patrono.