la scuola non riaprirà, cara ministra, intanto ci sono le donne, le madri ad occuparsi dei bambini gratis, nulla di nuovo, di Cinzia Pennati

Non riaprirà la scuola. Lo abbiamo capito. Qualcosa ripartirà, qualcuno per fortuna tornerà a lavorare, la fase due è pronta.

La didattica, invece, rimarrà a distanza.

La stessa didattica che sta creando differenze sociali profonde, non dimentichiamolo. Bambini e ragazzi persi, che non sono numeri.

Altro che ascensore sociale, questo è un pozzo.

La stessa didattica che lascia sole le famiglie con bambini e ragazzi disabili che avrebbero bisogno di vicinanza. Chi si sta occupando di loro?

La stessa didattica a distanza che ha necessità di una sorveglianza genitoriale per esistere, almeno per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria di primo grado, ma non solo.

La scuola non riaprirà perché il governo sa chiaramente su chi contare.

Le donne. Le madri. Le zie. Le nonne, quando sarà possibile.

Le donne sono le più sacrificabili, staranno a casa, premeranno pulsanti, cucineranno, faranno svolgere i compiti.

Il rischio? Tornare indietro di millenni. Perché questo è un risparmio.

Non è cambiato niente, il governo lo sa.

Le donne sono la forza lavoro più flessibile, più ricattabile, meno pagata, sotto-inquadrata e più facilmente licenziabile.

Il lavoro di cura, quello domestico, l’appoggio affettivo, relazionale delle donne è gratuito e ha un risparmio notevole per lo Stato.

Un risparmio di 395 miliardi.

Non parliamo poi del gender gap, dei licenziamenti a causa dei figli, di quelle baby sitter che costano troppo o degli asili nido che non ci sono.

Occupazioni che ricadono sulle spalle delle donne.

Non c’è molto altro da dire se non che nulla è cambiato, il carico della scuola si aggiungerà al resto.

La scuola non riaprirà cara ministra, intanto ci sono le donne a lavorare gratuitamente.

Le donne vi faranno risparmiare, come sempre. Come prima.

Almeno non fate finta che la didattica a distanza funzioni. Perché non è così.

Cara ministra, si fermi a guardare un bambino dietro allo schermo per due minuti e capirà da come si agita che qualcosa non va.

E si ricordi, dietro a uno schermo, da una parte c’è un insegnante (a volte, solo un’assegnazione di lezioni e compiti, perché nessuno ci ha istruito), dall’altra c’è sempre una madre che accende il computer, stampa schede, vigila ed è costretta a stare a casa.

Una madre che rischia di perdere il proprio lavoro, la propria autonomia economica ed emotiva, e racconta alle sue figlie che non c’è speranza per il loro futuro di donne.

Cara ministra, è un insulto non trovare soluzioni se non quelle di sfruttare il lavoro gratuito delle donne. Questo vuol dire tornare indietro.

Non dite che la didattica a distanza funziona, senza le madri è un castello di sabbia.