accadde…oggi: nel 1866 nasce Teresina Tua, di Manuela Vetrano

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Correva il 24 aprile 1866 quando, in una modesta stanza al secondo piano del palazzo di via San Massimo 11, vedeva la luce Maddalena Maria Teresa, primogenita di Antonio Tua, muratore, e di Marianna Rabino, casalinga. L’anno successivo alle urla della neonata si sommarono quelle della secondogenita Maria Felicita, nata il 22 maggio 1867 e, purtroppo, morta poco dopo. Sia nei momenti felici che in quelli più bui, la famiglia Tua riusciva a trovare conforto nella musica. Antonio aveva coltivato questo interesse grazie al padre Giuseppe e, mettendo qualche soldo da parte, riuscì a comprare un violino, che suonava ogni sera per intrattenere la moglie e l’unica figlioletta che gli era rimasta.

La passione musicale non poteva che finire anche nelle vene della piccola Teresa. La bambina sentiva una forte attrazione per quello strumento dalle forme delicate. Spesso lo prendeva in mano e lo rimirava con avida curiosità, finché un giorno Antonio decise di insegnarle come si suonava. Teresina imparò in fretta e, a soli sei anni, era già diventata una discreta musicista in grado di riprodurre in modo quasi perfetto le principali arie delle opere che aveva ascoltato soltanto una volta. Antonio pensò allora che fosse venuto il momento di acquistare appositamente per Teresa un violino realizzato da Antonio Guadagnini. Era questi il pronipote del liutaio Giovanni Battista, allievo nientemeno che di Antonio Stradivari e che si era stabilito a Torino nel 1772 avviando la celebre dinastia di artigiani.

Il Quartetto Tua

Forse per puro divertimento o forse per raggranellare qualche lira in più, la famiglia Tua iniziò a esibirsi per le strade di Torino. Non era insolito vedere davanti ai caffè la comparsa di un tavolino, sopra cui saliva lesta Teresina. Lì, in piedi, la fanciulletta iniziava a suonare, accompagnata da papà Antonio alla viola, da mamma Marianna alla chitarra e da un amico al secondo violino. I passanti si fermavano, strabiliati dal talento della violinista prodigio. In breve tempo, il Quartetto Tua spopolò anche fuori dai confini cittadini e si fece apprezzare nel resto del Piemonte, in Liguria, Svizzera e Costa Azzurra.

A Nizza Teresina incontrò il suo primo maestro, un allievo del violinista tedesco Louis Spohr, che le fornì quella tecnica musicale di cui era priva. Sempre a Nizza, nel 1876, conobbe la sua mecenate, una nobildonna ignota che la raccomandò a Joseph Lambert Massart, dal 1843 professore di violino presso il Conservatorio di Parigi. Teresina partì alla volta della Ville Lumière e si trovò ad essere compagna di studi del pianista Claude Debussy, iscrittosi al Conservatorio qualche anno prima, nel 1872.

Sogni di una violinista

Il maestro Massart prese molto a cuore la ragazza di Torino. In lei trovò terreno fertile per piantare il seme di un’espressione poetica in bilico tra la tenerezza e il lirismo. Venuto a sapere che la famiglia Tua aveva grandi difficoltà nel pagamento della retta scolastica, Massart organizzò una colletta, che garantì alla giovane tremilaseicento lire annue, con cui riuscì a portare a compimento gli studi nel 1880.

Oltre al diploma, Teresina ricevette il primo premio della scuola di violino e cinquecento franchi, messi subito da parte per il suo sogno: l’acquisto di uno Stradivari. Al momento del commiato dal Conservatorio, il suo maestro le regalò un violino del liutaio cremonese Amati e fu con questo strumento che ebbe inizio per Teresa Tua la carriera di concertista.

Riconoscimenti

Con un repertorio virtuosistico che annoverava brani di Beethoven, Vieuxtemps, Ernst e Wieniawski, la quindicenne iniziò a viaggiare per la Francia, la Spagna e l’Italia. Teresina riuniva in sé talento, bellezza e un carattere amabile, privo di superbia. Il critico Antonio Gramola la descrisse come “una gentile giovinetta bionda, la guancia rotondetta, gli occhi espressivi, le labbra atteggiate a grazioso sorriso”, mentre un redattore inglese affermò:

nei suoi racconti è quanto mai interessante e divertente; dice certe cose con ingenuità fanciullesca.

Il musicista Francesco D’Arcais ebbe a scrivere sul Corriere della Sera:

I critici più insigni sono unanimi nel dichiararla un portento.

Il critico Girolamo Biaggi la esaltò come “meravigliosa violinista” sulle pagine del quotidiano fiorentino La Nazione. Il successo fu dunque immediato, tanto che la musicista ricevette la nomina a violinista di corte dalla regina Isabella di Spagna ed ebbe l’onore di conoscere il grande Giuseppe Verdi.

Al cospetto dei grandi

L’incontro tra il Cigno di Busseto e l’Angelo del violino, come presto fu soprannominata Teresa, avvenne a Genova, nelle sale di Palazzo Doria, residenza del compositore. Il pomeriggio del 22 marzo 1882 la Tua, insieme ai genitori e al pianista Vittorio Vanzo suo accompagnatore nei concerti, venne introdotta al cospetto di Verdi e della moglie, Giuseppina Strepponi, che accolsero con cordialità tutta la compagine. A una breve conversazione, in cui Verdi si informò sugli studi della ragazza, seguirono le esecuzioni dell’Aria russa di Wieniawski e della Fantasia di Vieuxtemps. Quando le note del violino finirono di risuonare nella stanza, il maestro si alzò dalla poltrona per andare a stringere le mani di Teresina, complimentandosi per il suo valore.

Giuseppe Verdi non fu il solo eminente personaggio che incrociò il cammino di Teresa. A Berlino, nel 1882, fu accolta dall’eminente violinista ungherese Joseph Joachim, con il quale instaurò un rapporto di amicizia e stima reciproca. Conobbe Franz Listz a Roma e a Nizza, nel 1884, Richard Wagner, che le consigliò di continuare a suonare “con il vostro cuore pieno di sentimento e di dolcezza”. Nel 1898 fu diretta da Arturo Toscanini a Torino.

La gelosia di un grande pianista

Se questi incontri si svolsero sempre in un clima gentile, lo stesso non si può dire in merito all’esperienza vissuta dalla violinista con Sergej Rachmaninoff. Negli ultimi anni dell’Ottocento il pianista era stato scritturato per una serie di concerti da tenere in Russia insieme a Teresa, ma non onorò il contratto. Scrisse della compagna di tournée:

Lei non suona particolarmente bene. Ma con i suoi occhi e con i suoi sorrisi lei suona magnificamente per il pubblico. Come artista non è seria, ma ha del talento. Posso sopportare, senza troppa irritazione, i suoi sorrisi prima dell’esecuzione, le sue pause sulle note acute, la sua fermata ‘alla Mazzini’. Come artista ho imparato una cosa riguardo a lei: non è affatto eccellente.

Il pubblico acclamava Teresa e Rachmaninoff, infastidito dal ruolo di semplice accompagnatore che lo relegava in secondo piano rispetto a una musicista da lui considerata inferiore dal punto di vista tecnico, accampò scuse e se la diede a gambe.

In giro per il mondo

La carriera di Teresina Tua correva veloce, portandola a girare come una trottola per tutta l’Europa e non solo. Fu la prima donna concertista a recarsi negli Stati Uniti, nel 1887, e in Russia, a fine secolo. Durante la tournée russa, che prevedeva ben novanta concerti, Teresa ebbe un piccolo incidente e si fece male al volto. Nonostante questo disguido, non volle disdire nessuna data per non deludere i suoi ammiratori:

Non vengono per vedere il mio viso, ma per ascoltare il mio violino e il mio violino è a posto.

Sempre in viaggio e osannata nei teatri, imparò a parlare molto bene inglese, francese, tedesco e russo. Tra il 1907 e il 1908 trovò anche il tempo di scrivere alcuni articoli per la rivista romana Nuova Antologia, riguardanti principalmente la figura di Joseph Joachim, ma che vertevano anche su altri argomenti, come la situazione della donna nell’ambiente musicale. Scrisse in merito:

Non v’ha dubbio che la più stretta regola di giustizia impone che le donne in orchestra non abbiano minor compenso di quello che è dato agli uomini.

La vita privata

Il vortice di impegni non impedì all’artista di pensare anche alla sua sfera privata. Si sposò due volte: nel 1889 convolò a nozze con il conte torinese Giuseppe Ippolito Franchi-Verney della Valletta e nel 1913 con il conte sondriese Emilio Angelo Quadrio de Maria Pontaschelli.

Con il primo marito Teresa condivideva il lavoro, in quanto anch’egli, noto con lo pseudonimo di Ippolito Valletta, era musicista e critico musicale. Nel 1875 fu il fondatore, insieme a Stefano Tempia, dell’Accademia Corale di Torino, la più antica d’Italia. Nel 1890 alla coppia Tua-Verney nacquero due gemelli, un maschio e una femmina, ma il destino, sempre in agguato, decise di togliere un po’ della luce sfolgorante che splendeva sull’Angelo del violino. Dopo aver già perso nel 1883 la madre Marianna, morta suicida, Teresa perse anche entrambi i figli in tenera età. Rimasta vedova nel 1911, due anni dopo si risposò con il giornalista e politico Emilio Quadrio e si trasferì a Sondrio.

Cala il sipario

In seguito al secondo matrimonio, Teresa decise di rallentare la sua ormai quarantennale attività. L’ultimo concerto dell’Angelo del violino si tenne nel 1915 a Trieste. La musicista si presentò sul palco vestita con un abito in stile impero: rossa la veste, verdi la fascia intorno alla vita e le maniche, bianco il velo che celava la scollatura. Indossare i colori della bandiera italiana in una città ancora sotto il dominio dell’Impero austro-ungarico non fu una casualità, ma nessuno osò presentare delle rimostranze alla grande violinista. Come al solito, l’esibizione fu un trionfo. In seguito, Teresina continuò a esibirsi principalmente per spettacoli finalizzati alla beneficenza. Fu sempre molto altruista e lo dimostrò anche durante la Grande Guerra, quando non esitò a prestare il suo aiuto come infermiera. Inoltre, si dedicò all’insegnamento. Nel 1913 diventò titolare della cattedra di violino e viola al Conservatorio di Milano, dove rimase fino al 1924. Dall’anno successivo al 1934 fu a Roma, presso l’Accademia Reale di Santa Cecilia. Tra i suoi allievi figurarono Primo Casale, Virgilio Marzorati, Giuseppina Carmirelli e Jolanda Pedrazzini.

Il ritiro

Nel 1933, alla morte del secondo marito, Teresina prese la decisione di lasciarsi tutto alle spalle, ritirandosi con il nome di suor Maria del Gesù presso il convento romano delle Suore Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Devolse in beneficenza i suoi averi e il patrimonio lasciatole da Emilio: beni immobili, gioielli, vestiti… Al Conservatorio di Torino donò oggetti, opere d’arte, libri, spartiti e i suoi amati strumenti, tra cui il prezioso violino Stradivari-Mond del 1709, oggi conservato nella Galleria degli Strumenti dell’istituzione cittadina. Alla città di Sondrio, che le ha dedicato una piazza, lasciò Villa Quadrio, con il vincolo di destinarla ad attività culturali. La residenza, costruita a partire dal 1911 e terminata nel 1913, ospita la biblioteca civica “Pio Rajna”. Entrando nelle sale della villa, ancora oggi si possono vedere sulle pareti le iniziali intrecciate dei cognomi dei coniugi.

Una valigia di ricordi

Una vecchina curva, trotterellante, l’occhio arguto, una vivace parlantina.

Così appariva Teresina Tua al giornalista Alberto de Angelis nel 1950. Prima di spegnersi a novant’anni nella sua cella, il 28 ottobre 1956, Teresa riuscì ancora a conferire un premio alla giovane violinista Gioconda De Vito e a dotare il suo convento di un organo, per l’acquisto del quale non esitò a domandare l’aiuto dei colleghi musicisti conosciuti in gioventù.

Aveva avuto tutto dalla vita: genio, bellezza, sensibilità squisita e poi ammirazione confinante con il delirio, ricchezza, nobiltà. Quando una penna valente oserà rifare la trama di quella lunga esistenza senza macchia, ne verrà fuori un appassionante romanzo (M. E. De Sanctis).

Nel 2017 la biblioteca civica di Sondrio ha acquisito la ritrovata valigia di cartone verde che Teresina portò con sé in convento. All’interno la donna aveva inserito i pochi beni da cui non se la sentì di separarsi: le fotografie dei famigliari e degli amici, gli spartiti delle sue musiche preferite, i manifesti dei concerti più appassionati… i ricordi di un passato ricco di gioie e di dolori. Il passato glorioso dell’Angelo del violino.