cari ministri, riaprite la scuola anche per le madri, l’istruzione è un diritto ma lo è anche il lavoro, quello femminile, di Cinzia Pennati

Cari ministri, riaprite le scuola anche per le madri. L’istruzione è un diritto ma lo è anche il lavoro, quello femminile.

Leggo: Non aprite le scuole per le madri. La scuola non è un parcheggio e non è un servizio di baby sitting.

Leggo: Voler riaprire le scuole per le mamme non è “femminista”…la responsabilità è del patriarcato se il peso del lavoro di cura ricade quasi sempre sulle donne, chiediamo un welfare equo e serio.

Tutto sacrosanto e vero.

Le scuole devono riaprire a settembre perché l’istruzione è un diritto. Punto primo.

Dovevamo sottolinearlo?

Permettetemi un ragionamento, perché a me, che sono una donna, sono un’insegnante, sono una madre, viene mal di stomaco e parecchio.

In uno Stato in cui le donne hanno un peso politico, sociale ed economico come il nostro, ovvero, quasi nullo, forse la scuola e l’occupazione femminile non possono essere considerate due entità distinte.

Questo governo e il Ministero dell’Istruzione hanno fatto una scelta precisa.

Chiamano didattica una didattica che non è e che pesa sulle famiglie ( ricordo che quelle tradizionali in Italia sono solo il 25%) e, quindi, sulle donne.

Non sarà un caso che questa sia la scelta più economica.

Le madri, lo ripeto, per poter esistere come donne hanno bisogno di lavorare, di rendersi indipendenti economicamente ed emotivamente, non c’è altra strada che si possa percorrere.

Se il nostro governo non prevede una riapertura graduale e non fa accenno a proposte ( l’unico investimento è nella didattica a distanza), non solo i bambini saranno persi nel nulla, ma anche le famiglie e nelle famiglie chi si occupa della cura sono prevalentemente le donne. Lo dicono i dati, non io.

È un luogo comune quello di pensare che le madri parcheggino i loro figli a scuola, le svilisce un’altra volta.

Insomma, se sei madre e hai il desiderio di portare tuo figlio in un luogo degno, in cui possa stare sei-otto ore, in cui impara e sta bene, anche per poterti tenere un pezzo di lavoro, sei una cattiva madre. In realtà, quel figlio, lo vuoi solo mollare. Eccolo il sotto pensiero che mi fa ribrezzo.

E una madre cosa fa? Si sente in colpa e cerca di conciliare ancora di più. Bravissimi, ci siete riusciti.

Lo sappiamo noi insegnanti come funziona, conosciamo le madri che si alzano presto, preparano i loro figli, li portano a scuola e vanno a lavorare, poi tornano trafelate a riprenderseli, a volte in ritardo.

Lo sappiamo, perchè le vediamo, se non ci fosse la scuola ( che è ancora uno dei pochi servizi pubblici di cura) sarebbero in difficoltà economica e sottomesse, più di quello che, a volte, sono già.

Non capisco perché sia disdicevole chiedere la riapertura delle scuole anche per le madri in modo che non si perda quel poco di occupazione femminile, già così tanti sacrificata.

Mi è capitato di sentire colleghe dire: vengono a prenderselo sempre per ultimo!

Ci domandiamo come mai?

Quindi, domandiamo la riapertura o aiuti al ministro della famiglia, a chi volete. Basta domandare senza far sentire pessime le madri solo perché chiedono a gran voce di non perdere il proprio lavoro.

Se la colpa è del patriarcato, il patriarcato non sta nello spazio del potere economico, politico e sociale? E le scelte del governo e quelle fatte dal Ministero dell’Istruzione non sono scelte politiche e sociali?

Vorrei ricordare che è grazie anche a questo tempo scolastico, non ne esiste altro, in cui le donne possono emanciparsi, ovvero lavorare. Cerchiamo di essere concrete e raccontarci come stanno le cose.

Il nostro non è il Paese delle meraviglie e fuori da quel tempo le donne sono occupate nelle azioni di cura.

E che nessuno si permetta di dubitare dell’amore che provano per i loro figli, perché esplodo.

Come la combattiamo la violenza sulle donne e i femminicidi, se non attraverso l’autonomia economica, emotiva e di conseguenza sociale delle donne?

Il Ministero dell’Istruzione, che fa parte del governo e non di un pianeta a sé, ha fatto la sua scelta. Sopperire alla chiusura con la cura, la cura è delle madri, è loro la conciliazione, esattamente come prima del coronavirus.

Quindi, sarà poco femminista o non sarà giusto domandare che la scuola venga riaperta, con gradualità, anche per le madri, ma questa è la realtà sociale delle donne e questo è il mondo patriarcale in cui viviamo.

Se i bambini “respireranno” delle madri che sono sacrificabili per il loro governo, saranno bambini magari istruiti, ma non sulla cultura sessista e discriminatoria e sulla costruzione di un futuro di pari opportunità e uguali diritti.

Il problema caso mai è il contrario: che il governo non sfrutti le donne, per coprire un vuoto nei servizi di cura, come succede da millenni o giù di lì.

Mi colpisce come in un attimo si riesca a rigirare la frittata. Ovviamente a svantaggio delle donne. Se chiedono è perché chiedono troppo o sbagliano la domanda!

Se non chiedono, però, restano invisibili.

Per quanto mi riguarda preferisco domandare, continuando a credere nel femminismo e nei diritti di uguaglianza tra uomini e donne, piuttosto che non esserci.