una vita sempre in bilico, terza parte, di M. Giulia C

Era il 12 Giugno 1989, sembrava un giorno come un altro, invece è stato il giorno più doloroso della mia vita, un giorno con un cielo blu ed un bel sole, tirava un leggero venticello fresco, come a inizio estate.

Mia madre ha sempre detto che quel venticello è stato la causa del tutto!!! Doveva a suo modo darsi una spiegazione.

Era un lunedì, ed oro libera dal lavoro, il tempo permetteva un tuffo a mare. A quei tempi il mare, le rocce, i lidi di Posillipo erano la mia vita.

Mi alzai di buon mattino, doccia, costume, pantaloncini e stereo portatile e via verso le rocce verdi, lido di Posillipo. Prima di recarmi a mare, passai nel quartiere dove lavoravo per mandare dei fiori ad una mia amica che compiva gli anni. Mentre ero all’interno del negozio entra una zingara, non ci fu verso, volle per forza leggermi la mano; ad un erto punto mi chiese “dove vai oggi?” Al che ridendo con la proprietaria del negozio, tra l’altro amica, le risposi “vado al mare, vuoi venire con me?” e scoppiò a ridere. La zingara con tono molto serio mi lasciò la mano e disse “non andarci!” Chiesi “perché?” La risposta della zingara fu “ti ho avvertita”.

Non diedi peso a quelle parole, ordinai i fiori e via in macchina verso il mare.

Arrivai all’incirca verso le 12, al botteghino mentre pagavo mi dissero che con lo stereo non era possibile scendere in spiaggia, feci dietrofront e riposi lo stereo in macchina. Quelle parole” ti ho avvertita” continuavano a risuonare…neanche pensandoci, posando lo stereo, mi rimisi in macchina per andarmene!!! Ad un punto mi dissi “ma che fai, su, via, in spiaggia” e così feci.

Stesi il telo, mi sistemai a prendere il sole, vicino a me c’era un ragazzo che pesava cozze e dietro di me un altro gruppetto di ragazzi. Verso le 14 mi alzai x un tuffo in mare, appena la testa impattò con l’acqua mi cominciò un forte dolore nella parte destra della testa, subito risalii a galla, tirando fuori la testa dall’acqua; mi resi conto che vedevo ombrato, con due bracciate raggiunsi la spiaggia, riuscii a uscirne e a stendermi.

Ad un punto sentivo che volevo vomitare, cercavo di alzarmi e non ci riuscivo, facevo quanti più movimenti possibili per far capire che stavo male ma la voce non mi usciva!!!

Subito il ragazzo vicino a me si accorse del malore, mi chiese “cosa hai?” Riuscii a dirgli “portami subito in ospedale, sto morendo”.

Veloci come un fulmine i ragazzi dietro di me e credo il ragazzo delle cozze mi alzarono con il telo e via in ospedale.

Da qui ricordo a tratti, sentivo in macchina i ragazzi disperati, avevano capito che la situazione era grave.

L’ultima cosa che ricordo era una dottoressa che mi scuoteva e mi chiedeva il numero di casa, urlava dicendo “dimmi chi sei, devo avvertire i tuoi, stai per morire”.

Il resto mi è stato raccontato, dal Fatebenefratelli mi trasportano al Cardarelli in reparto neurochirurgia d’urgenza, diagnosi: ictus cerebrale con conseguente emiparesi sinistra!!

Ero uscita di casa in gran forma e dopo 8 ore mi ritrovavo in un letto di ospedale completamente immobile. L’ospedale aveva chiamato i miei, quindi quando mi sono svegliata erano tutti lì, a quei tempi eravamo una famiglia.

Al mio capezzale di giorno mia madre, a volte le mie cognate e anche mia zia Luisa che mi portava tante cose buone da mangiare.   Di notte volevo solo mia sorella perché lei è una ragazza che stava vicino alla suocera, nello stesso reparto mio, si chiama Teresa, riusciva a girarmi bene nel letto e io riuscivo a dormire.

Tutto questo al Cardarelli è durato dal 12 giugno fino a fine luglio.

Appena uscita mia madre volle portarmi a casa, avevamo una nuova casa, più grande, in un quartiere popolare, la nostra piccola adorata casa, dove eravamo nati, l’avevamo dovuta lasciare perché quel palazzo rientrava in quelli da demolire per il piano dei famosi 28mila alloggi popolari di Napoli.

Fu una cattiva idea portarmi a casa, non avevo nessun tipo di autonomia, necessitavo di un un ospedale riabilitativo, oltre a non camminare e a non muovere una mano c’era la bocca completamente storta! Chiedendo venimmo a sapere di un centro riabilitativo in provincia di Benevento.

In meno che non si dica a inizio agosto ero già ricoverata al centro Campolongo di Montetaburno.

Un bel posto, sembrava di essere in vacanza, tutto intorno al centro un bel parco verde, panchine, mancava solo una bella piscina! In questo centro me la dovevo cavare da sola, la mia famiglia veniva a trovarmi ma non potevano starci fissi.

Però questa lontananza da loro mi fece intraprendere le prime autonomie, pian piano, una cosa al giorno, cominciavo a fare delle piccole cose.

In questo centro ero in buona compagnia, molti erano giovani come me, tanti scherzi e risate, almeno questo. Tra terapia, scherzi, risate, pianti e soprattutto speranza rimasi in questo centro fino a fine settembre. Adesso mi fermo perché c’è ancora un altro centro, altra terapia, altra storia.