una vita sempre in bilico, quarta parte, di M. Giulia C.

Rimasi a casa, dopo il centro di Benevento, fino alla fine di dicembre 1989 ma a casa continuava a essere un disastro, in sedia a rotelle e completamente immobile, anche il lato destro, che non era stato colpito da ictus. A quei tempi avevo una famiglia o almeno sembrava tale. In quel periodo mi hanno aiutato tanto; mia cugina Annamaria, figlia della prima sorella di mamma, a cui ho voluto sempre bene, anche lei, come molti della famiglia, si è rivelata di facciata, di passaggio.

Annamaria ci suggerì un centro riabilitativo a Roma, il S. Giovanni Battista. Una mattina prima delle feste di Natale ci recammo a Roma io, mia sorella Tina e mio fratello Franco, andammo per fare il modulo e mettermi in lista; a quei tempi, quando questo paese dava pieni diritti, le persone giovani come me (avevo appena 19anni), avevano la precedenza: in una fase di ictus i primi 9/10 mesi sono fondamentali.

Il 3 gennaio 1990 ero già ricoverata al san Giovanni Battista, un ottimo centro. Anche qui buona compagnia anche se il mio umore non era dei migliori. I tempi erano lunghi e perdevo la speranza. La mia famiglia ogni settimana veniva a trovarmi, era l’unico momento che mi sentivo felice. Tra terapia, pianti e risate con le compagne di stanza e del centro passò quasi un anno!!! Ne uscii nel mese di luglio, finalmente tornai a casa. Questa volta, sulle mie gambe, avevo riacquistato tanto anche grazie a una brava terapista che mi seguiva a Roma, Antonella. che era una delle più brave, in quell’anno un po’ di fortuna mi stava accompagnando.

Quindi tornai a casa con più autonomia, mia madre e mia sorella mi seguivano sempre, cominciai anche un po’ di terapia di mantenimento presso un centro di riabilitazione nella mia zona.

Tutto questo sarebbe durato poco! Un altro evento ancora stava per cambiare il corso della mia vita!

Mia madre un pomeriggio, andando a trovare un’amica nel nostro stesso palazzo cadde e si ruppe tibia e perone!!!!!! Ci ritrovammo, me compresa, ad aiutare mamma in tutto questo. Ero una persona ancora in bilico con la salute ma le esigenze della vita mi chiedevano di tirarmi su le maniche e fare.

Questo però fu un momento in cui mi resi conto che da sola riuscivo a fare tante cose nonostante il mio zoppicare e avere una sola mano funzionante. Fu il momento in cui scoprii tutte le mie autonomie anche se mi costavano tanta fatica.

Sul finire del lungo decorso di guarigione di mamma cambiammo casa. Per il mio ictus il comune ci dava una casa molto bella e grande, in un parco nella zona dove abitavo da piccola, nella casa piccola come una bomboniera di cui vi ho parlato. Era il 1992 e io andavo avanti come un carro armato, nonostante il mio handicap, nella mia famiglia, per i continui eventi era difficile fermarsi, sempre avanti tutta…… di lì a poco, mi sarebbe toccato affrontare la mia famiglia, che per colpa di mia sorella e del suo ex, uno stronzo per intero, rivelarono la mia omosessualità, insomma non ho mai finito di combattere, di soffrire e soprattutto di prendere fregature da chi meno me l’aspettavo!