una vita sempre in bilico, quinta parte, di M. Giulia C.

Un giorno improvvisamente mi ritrovai con i miei fratelli che mi chiedevano della mia omosessualità; ovviamente senza pensarci un attimo confermai: non potevo e non volevo nascondermi ancora come una ladra.

Mia sorella, da buona sorella, invece di parlare con me è andata a dirlo a tutto il mondo.

Ma andava bene così, ero intenta a vivere con quel che mi era rimasto del mio corpo. Per me c’era una nuova esistenza e dovevo imparare quante più cose possibili con una sola mano. Andavo avanti come un treno.

Però sentii il bisogno, dopo che parte della mia famiglia era venuta a conoscenza di questo lato di me, di confrontarmi con persone che avevano già vissuto questo passaggio. Decisi di contattare “arcilesbica” di Napoli, a quel tempo c’erano tante belle persone e tante attività; venni accolta con molta gioia, raccontai ciò che mi era accaduto e quella sera, dopo aver sentito tante storie come la mia, me ne uscii più leggera e motivata. Continuai a frequentare l’associazione, tutti i sabato dalle 17, era anche un modo per conoscere. E così fu. Un sabato arrivarono in associazione tre nuove ragazze, con una di loro si instaurò subito un certo non so che di interesse, di attrazione. Cominciammo ad uscire in gruppo con altre ragazze, le feci una corte spietata ma era sempre no, un no in cui non credeva ma le precedenti esperienze che aveva avuto, negative, la portavano a dire “no, vattene”.

Ad un certo punto, credo dopo un mese che la rincorrevo, mi disse di sì. Ma alla luce di oggi era meglio che avesse mantenuto il no…è stata una storia durata 13 anni, di cui 6 fuori Napoli, vivevamo al nord, sei anni nostri, lontano dalle famiglie, che ci opprimevano o, meglio, pensavo nostri perchè lei puntava ad altro, non a noi. Dopo sei anni, improvvisamente e senza spiegazioni, mi lasciò: sembrava il solito rito che si ripete.

Mi ritrovavo sempre a fare tanto per gli altri ma alla fine rimanevo sempre da sola. Il destino continuava a mettermi questo davanti.

Bisognava ricominciare, ma non era semplice, ero svuotata, dovevo ritornare a casa mia dove avrei trovato sicuramente una situazione peggiorata, anche per questa mia sconfitta nel ritornare indietro. E così fu’. Mia madre era morta nel 2006 e a casa erano rimasti mio padre e 2 fratelli. Diventai definitivamente la cameriera di casa, nonostante l’handicap sei donna e trotta, sei nata per questo. A quei tempi, anche per tutto ciò che avevo fatto, il trasferimento al nord, le spese ecc, non potevo permettermi una casa tutta mia.

Tutto andava avanti esattamente come quando avevo 9 anni, la storia non cambiava.

Ero punto e a capo…