la didattica a distanza è stata un successo, ha detto la ministra, ditelo alle madri, di Cinzia Pennati

La didattica a distanza è stata un successo, ha detto la ministra. Ditelo alle madri!

Io non le invidio le madri. Sì, sono anch’io madre, ma lo sono di due adolescenti e in questo periodo di didattica a distanza, più o meno, fanno tutto da sole, non che la DAD sia una meraviglia, ma lo considero un lusso.

Chiunque abbia un figlio in età scolare entro i tredici anni sa di cosa parlo. Vedo mia sorella con lo sguardo perso, le madri dei miei alunni con la voce tesa, i commenti disperati che mi scrivete, qualcuno mi dice: bocciatemi.

Non ce la faccio più, mi ripetono. Demandate ai padri, propongo.

Non c’è verso, mi rispondono, lui si chiude nello studio e nessuno lo disturba, è da me che vengono, è me che assillano. Se esco per dieci minuti mi telefonano cinquanta volte.

Conosco la storia e qualcuno direbbe: colpa delle madri, vogliono avere tutto sotto controllo e fare le brave bravissime.

Forse, ma forse è la storia che ci portiamo dietro a creare lunghi comuni e mollare i figli non è facile, perché di senso di colpa e cura ci hanno nutrito fin da quando eravamo in culla, come hanno nutrito gli uomini alla capacità di diventare invisibili, perché la dedizione è qualcosa legato al materno.

Anche in questo momento storico è così, la ministra e il governo lo sanno e lo sapevano prima, noi sopperiamo al vuoto di servizi, dentro e fuori casa. Quindi, se proprio di colpa vogliamo parlare, allora la dividerei perfettamente a metà.

Ieri, la grande (quinta liceo) mi ha chiesto: “Potresti sentirmi di arte?”

“Non ci penso nemmeno” le ho risposto decisa. Ho imparato a difendermi ma è stata dura, anni di resistenza al martirio.

Mi ero appena collegata con i miei alunni, la rete non andava, qualcuno aveva sbagliato orario, qualcuno non riusciva ad entrare, chi si vedeva e non si sentiva, chi si sentiva non si vedeva, chi voleva parlare ma il microfono era muto, chi non voleva parlare e il microfono era acceso, liti in sottofondo, lunghi momenti di silenzio o voci sovrapposte, una specie di incubo. Mancavano il folletto e i lavori al piano di sotto e il quadretto sarebbe stato perfetto.

Avrei davvero voluto che ci fosse le nostra cara ministra a dirigere il traffico e a verificare quanto funzioni la DAD e quanto sia un successo.

Comunque, non invidio le mie madri, quelli dei miei alunni, che in una giornata devono scaricare le schede, stamparle o farle ricopiare, ricordarsi di far guardare i video ai loro pargoli, mandare i compiti fatti, essere sul pezzo per quanto riguarda il collegamento.

Oggi gruppo api: ore tre, domani gruppo farfalle: ore quattro. Le farfalle svolazzano alle tre, le api alle quattro. Scusami, mi scrivono, mi sono confusa. E io sono in imbarazzo, perché a scusarsi dovrebbe essere qualcun altro.

Calma e sangue freddo ce la possiamo fare!

Le capisco e le immagino, tra una lezione e l’altra, a fargli lavare i denti, intrattenerli, magari con una partita a UNO, obbligarli a staccarsi dallo schermo, dire dei No e poi dei Sì, poi dei Nì per non morire. Magari insegnargli a scrivere e a leggere perché hanno appena sei anni.

Nel mentre trovare il tempo per preparare un pranzo e una cena decente, perché il tempo di mamma papera e del pane fatto con il lievito madre è finito, ora c’è quello di cercare di mantenere il lavoro e provare ad essere una buona madre.

Un mio particolare ringraziamento va alle sante, le rappresentanti di classe. Sono stanca, si fa sfuggire la mia, anche qui vorrei che ci fosse una ministra a mettere insieme gli animi, a far incontrare esigenze lavorative dei genitori e quelle delle insegnanti. Praticamente è schiavitù.

E poi ci sono i bambini, al grido gentile del: ora facciamo i compiti , la risposta è sempre la stessa: tu non sei la mia maestra!

Come dargli torto! Lo spazio della scuola si è confuso con quello della casa e non si capisce più un bel niente, per non dire di peggio.

E le madri sono mogli, figlie, spesso, lavoratrici sottopagate e ora anche insegnanti.

Forse ci siamo perse qualcosa strada facendo. Qualcosa che cerchiamo di tenere a galla con tutte le nostre forze.

Ora che è iniziata la fase due, chi li terrà i bambini? Chi gli farà da insegnante? Chi li sveglierà la mattina per la lezione a distanza rischiando di prendersi una testata?

Chi li convincerà che la casa è scuola e la scuola è casa ancora per un po’?

Non so se le vedete le madri -che sono donne-, attraversare la città con qualche figlio appresso bardato di mascherina e gli occhi incazzati. Con chi se la prendono secondo voi? A quale maglia si attaccano continuamente? Chi deve reggersi i musi e i capricci?

I figli si salveranno, questo è certo, perché i bambini si adattano alla velocità della luce. Ma le donne? Le donne dietro quale albero si nasconderanno in un guardino qualunque di una città per trovare un po’ di pace?

Guardatevi in giro, perché dietro ad ogni quercia, ogni pioppo, ogni acero, ogni abete che dà respiro alle nostre vite c’è una donna che lo abita, cura le foglie, toglie le sterpaglie, nutre il terreno.

C’è una donna che è madre che è moglie che è figlie che è lavoratrice e ora anche insegnante che vorrebbe tanto essere considerata solo una persona.

La didattica a distanza è stato un successo, ha detto la ministra. Ditelo alle madri, sono loro che stanno facendo il lavoro sporco.