accadde…oggi: nel 1968 muore Helen Keller, di Martina Bubba

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“Le cose migliori e più belle di questo mondo non possono essere viste e nemmeno ascoltate, ma devono essere sentite col cuore.” In queste poche parole, da lei stessa scritte in un libro, è racchiusa l’essenza della vita di Helen Adams Keller. Una donna coraggiosa, determinata e instancabile, che ha saputo trasformare un destino in apparenza avverso e detestabile in una grande forza, in un dono.

Nata il 27 giugno del 1880 a Tuscumbia, in Alabama, Helen Keller rimane sorda e cieca dall’età di 19 mesi, forse a causa di una scarlattina, forse di una meningite o forse di altro. La disabilità che colpisce Helen era molto rara: all’inizio del Ventesimo secolo, erano solo cinquanta i casi di uomini e donne privi sia della vista che dell’udito. “Ero troppo piccola per capire cosa fosse accaduto. Quando mi svegliai e trovai tutto buio, pensai che fosse notte e mi devo essere chiesta come mai la notte fosse così lunga. Gradualmente mi sono abituata al silenzio e all’oscurità che mi circondavano e ho dimenticato che fosse mai stato giorno,” scrive lei stessa.

La famiglia, per quanto benestante e colta (il padre Arthur era l’editore del settimanale North Alabamian), non sa come gestire e affrontare la sua situazione, e tende ad assecondarne ogni comportamento, cercando di semplificarle al massimo le cose. La piccola cresce dunque al tempo stesso viziata e selvaggia, è spesso fraintesa e questo causa in lei rabbia e frustrazione, portandola a comportarsi come un animale in gabbia. L’unica in grado di capirla sembra essere Martha, la  figlia del cuoco di casa. Quando Helen ha circa 6 anni, riposta ormai ogni speranza di guarigione, sorge il serio problema della sua educazione. La madre Kate si rifiuta di rinchiuderla in un istituto, e alla fine i genitori decidono di assumere un’educatrice personale, consigliata da un dottore a cui avevano fatto visita. Questa è la prima vera fortuna di Helen: l’ingresso nella sua vita di Anne Sullivan, il 6 marzo 1887.

È solo grazie a questa donna eccezionale, infatti, che l’handicap di Helen non è più solamente un peso e da limite viene trasformato in un bene, un potenziale. Solo grazie a lei Helen riesce a trovare il modo di esprimersi e fare esplodere il suo talento e la sua travolgente forza e voglia di vivere. Per oltre quarant’anni, Anne resta al suo fianco e la guida passo a passo nella trasformazione da bambina irrequieta, solitaria e incompresa a strenua attivista politica e per i diritti delle donne, celebre scrittrice, precoce suffragetta, prima persona non vedente a conquistare la laurea negli Stati Uniti, figura autorevole e degna di incontrare presidenti, statisti, intellettuali, musicisti e personalità di ogni genere, da Winston Churchill a Charlie Chaplin, da Enrico Caruso ad Albert Einstein.

Anne Sullivan, orfana ipovedente a causa di un’infiammazione contratta da bambina, è un ex allieva della Perkins School for the Blind, uscita con il massimo dei voti e diventata poi insegnante. Fin da subito impone a Helen una rigida ma paziente disciplina e istituisce una fondamentale gerarchia tra maestra e allieva, rifiutandosi di essere accondiscendente e passiva (e proprio per questo rischiando di essere licenziata). Presto la fermezza di Anne inizia a mostrare i primi frutti. Capendo che i genitori di Helen erano il maggior ostacolo alla sua educazione, chiede e ottiene il permesso di andare ad abitare insieme a Helen nella dependance vicino a casa. Se prima di conoscerla la piccola Helen si esprimeva solo attraverso semplici gesti delle mani, grazie ad Anne la bambina comincia a sillabare le parole nel palmo della mano: la maestra le dà la chiave di accesso per entrare veramente in contatto con il mondo circostante. Si tratta di un alfabeto manuale usato dai sordi, inventato nel Medioevo da un monaco spagnolo che voleva comunicare senza interrompere il silenzio della preghiera. Fin dalla prima parola sillabata, “bambola”, Helen si mostra entusiasta di questo gioco e comincia ad apprendere rapidamente, anche se ancora non capisce che i segnali sulla mano corrispondono a parole e quindi a oggetti materiali appartenenti al mondo reale. La svolta arriva quando Annie le sillaba la parola “acqua” sulla mano facendola scorrere sull’altra: la bambina finalmente riesce a collegare le parole alla realtà a cui corrispondono, e da lì in poi impara molto più velocemente, sillabando in breve tempo anche frasi intere.

Anne le insegna anche a leggere attraverso strisce di cartone su cui quelle parole erano scritte in rilievo, e a parlare, impresa più che ardua visto che Helen non sente le parole che deve pronunciare: l’unica sensazione a cui può attaccarsi risiede nelle vibrazioni delle corde vocali.

Nel 1894 Helen entra alla scuola per sordi Wright-Humanson di New York e successivamente, sempre sostenuta e aiutata da Annie nella traduzione delle lezioni in Braille e sillabe, si iscrive all’università, nonostante il parere discordante dei genitori. Nell’autunno del 1900 viene ammessa al Radcliffe College, il corrispettivo femminile dell’Università di Harvard. Qui entra in contatto con lo scrittore Mark Twain, che la presenta al magnate della Standard Oil Henry Huttleston Rogers, che decide di pagarle tutti gli studi.

Nel 1903, a soli 23 anni, scrive il libro autobiografico La storia della mia vita, in cui racconta della sua infanzia e del rapporto con Anne Sullivan. Tradotto in 50 lingue, è solo il primo di altri undici libri (tra cui Ottimismo, Il mondo in cui vivo e La mia religione) e numerosi articoli, che la rendono in breve un’autrice famosa a livello internazionale. Nel 1904 Helen si laurea con lode in lettere, la prima persona non vedente a farlo, e negli anni successivi si butta anima e corpo in molte cause, da quelle per i diritti dei disabili a quelle progressiste. Convinta pacifista e dunque fervente oppositrice della prima guerra mondiale, entra a far parte del Partito Socialista d’America e del sindacato Industrial Workers of the World, partecipando attivamente alle iniziative e scrivendo articoli a favore della classe operaia. Instancabile sostenitrice del diritto al voto delle donne, è uno dei primi membri dell’American Civil Liberties Union.

Non è tutto rose e fiori, però: nel momento in cui Helen si schiera politicamente le sue disabilità vengono meschinamente sottolineate per screditarla. Basti pensare all’editore del Brooklyn Eagle, che scrive che “I suoi errori (politici) scaturiscono dalle sue manifeste limitazioni fisiche”. Anche per colpa e merito di questa terribile e ingiusta discriminazione, Helen si dedica sempre maggiormente alla lotta per il riscatto dei non vedenti e dei sordi negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Tra le varie cose, nel 1924 istituisce il Fondo di dotazione Helen Keller e diventa consigliere nella Fondazione Americana per Non Vedenti. Anne muore tra le sue braccia nel 1936, ma questo non la ferma: in compagnia della nuova accompagnatrice Polly Thomson, una ragazza scozzese, si trasferisce nel Connecticut. Le due però viaggiano molto, soprattutto per raccogliere fondi per la loro attività: Helen attraversa ben 39 Paesi (tra cui il Giappone, dove viene accolta come una vera e propria star), continuando a scrivere, manifestare, tenere incontri e portare avanti le sue battaglie, come quelle per creare negli Stati Uniti centri di riabilitazione per fornire a chiunque un’educazione scolastica e per l’uniformazione a livello mondiale dei criteri di scritture dei testi in Braille. Dopo aver ricevuto premi, riconoscimenti e lauree honoris causa in tutto il mondo, nel 1963, dall’allora Presidente Usa Lyndon B. Johnson, riceve la Medaglia presidenziale della Libertà, l’onorificenza civile di massimo grado.

Helen muore il primo giugno 1968 , nella sua casa nel Connecticut, poco prima di compiere 88 anni. La sua vita è un’inesauribile fonte di ispirazione. Non solo da un punto di vista artistico (dal primo film sulla sua vita “Deliverance” nel 1919 al più celebre “Anna dei Miracoli” di Arthur Penn del 1962, o l’omonima pièce di William Gibson, in Italia con Mariangela Melato nel ruolo di Anne), ma anche e soprattutto a livello umano. Lo stupefacente talento di Helen nel far fronte alle difficoltà con vigore, speranza e determinazione, nel combattere i propri limiti e spostarli sempre un po’ più in là, nel non farsi mai vincere dallo sconforto e dal pessimismo, sono un faro che dovrebbe abbagliare e distruggere i nostri spesso inutili freni e immotivate depressioni. La sua vita, che sembrava destinata a essere impenetrabile e impermeabile alla comunicazione, è diventata esattamente l’opposto: un’esistenza vissuta con e per gli altri, che ha dato così un senso profondo alla sua.