la scuola in plexiglas, mentre Salvini e l’Azzolina litigano genitori e insegnanti lavorano, di Cinzia Pennati

La scuola in plexiglas. Mentre Salvini e l’Azzolina litigano, genitori e insegnanti lavorano.

Sono belle le fotografie delle classi che accompagnano gli articoli della scuola, sedie e banchi di ultima generazione, classi spaziose, muri perfetti, luce giusta, grandi lavagne.

Mi colpisce che nessuno, saggisti, pedagoghi, giornalisti… abbia correlato i propri articoli mostrando una fotografia reale della scuola.

Partiamo da qui: chi le ha mai viste aule di quel tipo?

Chi insegna, chi “partecipa” la scuola sa che, il più delle volte, le aule sono micro (la mia per venti alunni è 35 metri quadrati), i banchi e le sedie spesso sono rotti, schegge di legno ti si infilano ovunque.

Sa che i muri se sono decenti e colorati, il più delle volte è grazie ad insegnanti e genitori che li hanno rimessi in sesto.

I luoghi d’insegnamento sono degradanti e degradati, perché la scuola non è mai stata al centro della scaletta politica, sempre sacrificata e sacrificabile.

Quindi, bisognerebbe dare l’immagine giusta, non far spuntare aule che sembrano uscite dalla vicina Svizzera.

Settembre, cara Ministra, eccoci di nuovo, le volevo dire che non siamo stupidi. Sappiamo bene che prendere le misure per il distanziamento, plexiglas, non plexiglas, mascherina, visiera, pulsante d’accensione per far sputacchiare i bambini al momento giusto, sono uno specchio per le allodole, così come sappiamo che puntare milioni sulle tecnologie puzza d’imbroglio.

Gliela dico semplice, lei avrebbe dovuto fare un paio di cose, la prima, visto il rischio legato all’età, avrebbe dovuto mandare in pensione i suoi docenti, quelli vicinissimi alla soglia.

Quei docenti, non vorrebbero diventare carne da macello e quando hai sessant’anni e una classe con venticinque bambini di prima, sfido chiunque a fargli tenere una mascherina davanti alla bocca o fargli lavare le mani oppure accompagnarli in bagno ( e la classe con chi rimane?) o ancora quando gli esce il moccico verde per quattro ore. consecutiva, lei sa chi glielo soffia il naso di solito? Sa chi gli allaccia le scarpe quando non sanno farlo e si accuccia su di loro? E quando stanno male improvvisamente? Se vomitano? Se si fanno la pipì o la cacca addosso? Perché succede cara ministra.

Chi insegna sa, che avete detto una marea di stronzate, lo so che non dovrei usare epiteti, non per rivolgermi a lei, ma, non se ne può più e, a volte, ho la percezione che chi siede nei luoghi atti a decidere sulla nostra pelle, non sia mai entrato in una classe.

Comunque, secondo punto, assumere giovani leve, il popolo di insegnanti è un popolo vetusto, abbiamo bisogno di giovani o meno giovani, carne fresca, più furbi di noi e meno sacrificabili, che ci prendete per stanchezza e nel tempo ci avete massacrato!

Quando li assumete però, dovete fare un bel colloquio, di quelli lunghi, con degli psicologi o psicologhe, almeno due, qualche maestra in commissione che faccia le domande giuste, perché le Unità didattiche le sappiamo fare tutti e le materie si possono spulciare o rispolverare nei libri, ma l’empatia, la capacità umana, i discorsi intorno alla persona, al lavoro di team, alla valutazione formativa dei nostri ragazzi, devono essere il cardine di una scuola che funzioni.

Ad ogni modo, credo davvero che voi e il vostro pool, in una classe non ci abbiate mai messo piede, almeno, in una classe di didattica innovativa (e per innovativa non intendo digitale), quando dite la maestra sta alla cattedra e spiega senza mascherina, forse non sapete che esiste un modo di fare scuola incentrato sull’alunno, in cui il bambino sta al centro del percorso formativo e la didattica non è di tipo frontale, quindi LA CATTEDRA NON C’È e non ci sono nemmeno le interrogazioni: “Ripetimi il modo indicativo del verbo ragionare”, per cui solo in quel momento i bambini possono tirarsi giù la mascherina.

No, ci sono i piccoli gruppi che lavorano in autonomia, si aiutano e si suggeriscono soluzioni e idee, costruiscono mappe concettuali sul sapere, c’è un agorà con tappeti dove ci si siede in cerchio per parlare e insegnare l’amore per la lettura, anche se lo spazio è minimo…CHE DIDATTICA CONOSCETE? A CHE ANNI SIETE RIMASTI?

Cosa facciamo? Torniamo indietro anche noi o siete voi che dovete andare avanti? Stare al nostro passo?

A proposito di tornare indietro, nel decreto ho letto che le insegnanti di sostegno in alcuni casi potranno andare in casa dei bambini con 104 e fare lezione lì.

Quando mi sono specializzata come insegnante di sostegno ho studiato e verificato poi sul campo che l’unico modo per creare una scuola inclusiva e non discriminante è quello di non fare classi differenziali e di non portare fuori il bambino con disabilità (cosa che succedeva spesso e a volte succede ancora, purtroppo), mano nella mano in un banchetto nel corridoio.

Ho studiato che l’insegnante di sostegno ha la piena contitolarità della classe e viene nominata su quella, appunto, non sul bambino, altrimenti, lei, cara ministra, dovrebbe sapere che non è possibile NESSUNA INTEGRAZIONE.

Quindi, chi cavolo ha buttato giù ‘sto decreto? E questo aiuto che credete di dare, mandando le insegnanti di sostegno a casa è un insulto ad una scuola inclusiva.

Dite di aver capito che le relazioni sono importanti all’interno della scuola e cosa fate? Segregate i bambini con 104 a casa?

Noi li vogliamo in classe, loro sono nostri alunni come tutti gli altri, anzi hanno più bisogno degli altri e DEVONO STARE DENTRO. Investite in insegnanti, punto.

Inoltre, mi scusi, ma lasciare così libertà ai presidi, comuni e amministrazioni, senza dare direttive precise, senza tenere dentro “voi” con finanziamenti ad hoc, i musei, le biblioteche civiche, i cinema, le strutture sportive, sforzandovi di utilizzare chi è rimasto senza lavoro in questi mesi, operatori del settore artistico ecc…, è un’altra grande stronzata.

Questo creerà non solo differenze tra regioni ricche e povere, ma anche tra città e quartieri, con ricaduta inevitabile sui bambini, bambine e ragazzi, ragazze.

Sappiamo bene che le amministrazioni hanno “colori differenti” e le politiche che si attuano sono differenti…cosa facciamo? Alla scuola tal dei tali concediamo il Teatro e all’altra un fondo del centro storico?

Come ci possono essere direttive così discrezionali? Siete ammattiti o solo incoscienti? Oppure ve ne state lavando le mani?

E poi, mi sa che ci raccontate un sacco di frottole rispetto ai numeri ridotti di cui parlate, nella mia città, nel mio istituto comprensivo si vocifera che le classi, per ora, non si scorporano, se arriva il ventiseiesimo alunno rimane fuori, non c’è nessuna direttiva per fare due classi…insomma I POLLAIO RESTA.

Per concludere, mandate in pensione, fate un bel concorso serio, fatevi un giro nelle classi e INVESTITE NELLA SCUOLA PER DAVVERO, ASSUMETE DOCENTI IN MODO CHE LE CLASSI SIANO DIVISIBILI, SE NON INVESTITE IN DOCENTI, NULLA SARA’ POSSIBILE.

Certo dovreste sedervi a un tavolo e invece di distrarci con il plexiglas, cacciare soldi e risorse.

E non date tutto questo potere ai presidi e agli amministratori, altrimenti il divario tra gli alunni frequentanti una o l’altra scuola saranno enormi, più della DAD.

Create dei tavoli e metteteci i docenti delle scuole, le associazioni dei genitori che in questi anni sono quelli che hanno tenuto “la vostra scuola” in piedi e concludo in bellezza, vi hanno salvato il culo.