scuola, basta parlare di banchi, le priorità sono salvare il tempo pieno e non smembrare le classi, di Cinzia Pennati

Scuola. Basta parlare di banchi, le priorità sono: salvare il tempo pieno e non smembrare le classi.

Di notte mi sogno i bambini, la mia classe tutta colorata, i banchi quadrati in cui si sta in otto, il materiale condiviso, siamo seduti sui tappeti e gli leggo una storia, le loro bocche aperte e gli occhi spalancati di meraviglia.

Ora è il tempo di svuotare le aule, non deve rimanerci dentro nulla. A volte, mentre infilo libri nei sacchetti mi chiedo se qualcosa di noi verrà preservato. Allo stesso tempo sono consapevole che ci sono priorità che non ammettono deroghe in questo momento, come mantenere il tempo scuola e non smembrare le classi.

Almeno per quello che mi riguarda, penso che questi obiettivi siano fondamentali per riaprire la scuola a settembre.

Certo i banchi singoli mi terrorizzano, mi terrorizza che non ci sia un libro in classe, mi terrorizza che l’insegnamento ritorni ad essere, io detto le regole e voi scrivete, ma, allo stesso tempo, so che molti insegnanti non lo permetteranno e troveranno il modo ancora una volta di resistere ad una retrocessione del sapere.

Immagineranno laboratori e uscite all’aperto, immagineranno mondi dentro ad uno spazio ristretto.

Salvare il tempo scuola vuol dire garantire alle madri ( soprattutto) di poter tornare a lavorare, permette alle famiglie e permettere alle donne di non impoverirsi più di quello che già sono.

Garantire il gruppo classe vuol dire dare solidità ad una storia, ritornare da dove ci siamo lasciati, fare in modo che le relazioni siano il perno su cui incominciare una nuova esperienza.

Ho paura, una paura fottuta, anche perché le notizie arrivano a spizzichi e bocconi, a volte, mi sembra che l’unico problema della scuola siano questi maledetti banchi singoli. Ma ho anche fiducia, nei nostri alunni in primo luogo, nei docenti volenterosi e nelle famiglie che sapranno lottare per un “bene comune”.

Ho sentito dire che le scuole private e le varie scuole parentali avranno il boom, e questo mi rattrista molto perché la scuola pubblica rimane la prima importantissima palestra sociale. Bambini diversi che s’incontrano e conoscono il mondo, non bambini che incontrano altri bambini le cui famiglie hanno lo stesso conto corrente.

E mi dispiace che alcune famiglie pensino ad una “salvezza” di tipo individualistico e personalistico. La scuola pubblica è una grande risposta all’individualismo imperante della nostra società, è una sfida sociale importantissima di cui dobbiamo occuparci tutti e tutti dobbiamo pretenderne il giusto rispetto.

La scuola siamo noi, questa, dentro al caos cosmico del Ministro, è l’unica cosa che mi rassicura. Credo che il Coronavirus abbia evidenziato, ( per chi ancora non l’avesse capito) la necessità di investimenti continui in risorse economiche ed educative.

Così, anche con i banchi singoli, le pareti spoglie, la maestra in piedi, so che troveremo il modo di farla ripartire. Perché siamo insieme, contro un mondo “sociale” che ci divide in classi e ci mette gli uni contro gli altri.

Sapremo ripartire, lo abbiamo sempre fatto, questa volta, però, con una consapevolezza in più, dentro alla solitudine del lockdown ci siamo incontrati: famiglie e docenti e abbiamo capito quanto il nostro procedere “insieme” sia necessario per creare una scuola comunitaria di senso.

Utopia? Forse.

Io continuo a crederci, a credere nella scuola pubblica, bene di tutti.