75 vigili del fuoco scrivono una lettera commovente ai parenti delle vittime del crollo del ponte Morandi, “non c’è nulla da celebrare”, di Cinzia Pennati

75 vigili del fuoco scrivono una lettera commovente ai parenti delle vittime del crollo del Ponte Morandi. “Non c’è nulla da celebrare”.

Solidarietà ai parenti delle vittime del crollo del Ponte Morandi. Non c’è nulla da celebrare!

“Al Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi,

noi vigili del fuoco genovesi e liguri firmatari di questa lettera esprimiamo la nostra solidarietà e condividiamo la vostra scelta di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte.

Non c’è nulla da celebrare, tanto meno da festeggiare.

Ciò che si apprestano a celebrare – in pieno spirito di unità nazionale – non è solo la ricostruzione di un ponte indegnamente crollato ma è il cosiddetto “modello Genova” che vogliono estendere a tutta Italia con la scusa della crisi economica, cioè la costruzione di grandi opere infrastrutturali con ancora meno controlli, causa stessa dei disastri.

Come nella sanità le patologie più gravi attirano la maggior parte dei finanziamenti perché portano più profitti – e ciò va a discapito della prevenzione e della medicina territoriale, coi devastanti effetti che si sono palesati nell’epidemia ancora in corso – così nel settore delle costruzioni è molto più profittevole costruire nuove grandi opere che fare la manutenzione di quelle già esistenti e del territorio.

“Saper cogliere nella tragedia l’opportunità” sono parole che appartengono ad una classe dominante, imprenditoriale e politica, saprofaga, che fa profitti su disastri e tragedie.

Il “modello Genova” è l’emblema del costruire e non manutenere, del profitto che cammina sulla vita degli uomini e della società.

Noi vigili del fuoco che interveniamo nelle tragedie provocate da questo sistema economico e politico basato sul profitto, vi salutiamo con un grande abbraccio e sosteniamo la vostra scelta”.

Genova, martedì 27 luglio 2020

La lettera sarà resa pubblica dopo essere stata inviata al Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi La raccolta delle adesioni proseguirà anche dopo la sua pubblicazione.

FIRMATARI

Mariopaolo Sami Roberto Rinaldi Paolo Odone Stefano Giordano Maurizio Cavanna Maurizio Agostino Andrea Podestà Paolo Lanzoni Andrea Cossu Enrico Piccardo Antonio Dimaria Michele Abbrignani Massimo Mocci Maurizio Cerruti Barisone Igor Salvatore Cassatella Massimo Saveri Pietro Anziani Angelo Monticelli Marco Cioffi Bruno Parodi Gino Vita Danilo Guidi Marco Macrì Enrico Romoli Alberto Centenaro Luigi Tomasetti Renato Aronni Mauro Musso Remo Patrone Angelino Satta Luigi Ferrari Nuccio Truscello Vincenzo Silvestri Andrea Profumo Claudio Rebora Paolo Torre Daniele Rebora Marco Gragnani Mirco Canedoli Peppino Spanu Franco Carbone Aldo Naressi Mauro Scopesi Giampiero Bruni Luigino Carossino Corrado Accatto Massimo Capitani Andrea Di Gennaro Marco Riccardi Luca Ariotti Mattia Neni Cristina Basso Andrea Stretti Michele Di Vittorio Alessandro Moroni Diegio Biasiol Jacopo Rossi Maurizio Santarossa Francesco Acquafresca Cristiano Danovaro Fulvio Pasquale Cavanna Massimo Quarto Enrico Stanganini Stefano Pensierini Emilio Vedelago Davide Luca Ratto Cristiano Sciandini Fabio Di Zillo Claudio Manassero Amedeo Dal Ponte Vincenzo Brillante.

Due anni fa il 14 agosto è crollato il nostro ponte. https://sosdonne.com/2018/08/14/la-mia-genova-il-dolore/ Sono morte 43 persone. Nessuna propaganda politica può cogliere queste morti come un’opportunità.

Un grazie enorme a chi rischia la vita e si è esposto con una lettera attenta e commovente, che racconta l’altra storia, non quella propagandistica ma quella delle gente comune, dei lavoratori, delle vittime e dei loro parenti.

Racconta il bisogno di prevenire, di prendersi cura delle persone e del territorio. Il bisogno di non dimenticare.

Hanno ragione loro, i “nostri” 75 vigili del fuoco, la volontà che deve spingere i politici non può essere quella del profitto ma dovrebbe essere quella del rispetto della propria gente, gente morta un giorno d’agosto, gente che credeva di avere un futuro.

La verità è che bisogna avere coraggio e sapere da che parte stare.

Grazie a questi 75 vigili per averci ricordato che esiste un’umanità su cui possiamo fare affidamento, un’umanità che sa stare un passo indietro rispetto ai suoi morti in una logica solidale e di unione.

Direi che è questo il modello Genova da salvare.

Grazie ancora.