accadde…oggi: nel 1763 nasce Teresa Bandettini, di Arianna Scolari Sellerio

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Nata a Lucca l’11 ag. 1763 da Benedetto e da Maria Alba Micheli, rimasta a sette anni orfana e con la famiglia in precarie condizioni finanziarie, non seguì un regolare corso di studi (fece invece disordinate e numerose letture di classici) e a quindici anni fu avviata alla professione di danzatrice.

Tra il 1779 e il 1789 viaggiò per l’Italia settentrionale, dove ben presto si diffuse la sua fama di ballerina letterata: si raccontava che in teatro, durante gli intervalli, leggesse Dante. A Venezia conobbe G. Pindemonte e l’abate A. Fortis. Sulla fine del 1789, a Imola, sposò il concittadino Pietro Landucci che, resosi conto del talento di improvvisatrice della moglie, la esortò ad esibirsi in pubblico. Poco dopo, a Bologna, conobbe il conte L. Savioli, che la introdusse nella società letteraria bolognese e la aiutò nella composizione dei poema La morte di Adone, in ottave, che fece pubblicare a sue spese (Parma 1790), devolvendo ogni incasso in favore della B., sicché questa poté abbandonare la danza e dedicarsi all’attività di improvvisatrice. Tenne la prima delle sue numerose accademie di improvvisazione – che consistevano nell’elaborare in rima qualsiasi argomento proposto dai presenti, dietro pagamento di una somma – ad Udine; fu poi a Ferrara, a Padova, a Verona, dove subì un clamoroso insuccesso, inevitabile per il confronto col più esperto improvvisatore G. Mollo, venuto nella città poco tempo prima. A Mantova, dove si recò in seguito, conobbe il conte G. Murari dalla Corte, che la ospitò con il marito, le fu prodigo di insegnamenti e le dette la possibilità di avere per maestri A. Bozzoli e S. Bettinelli, con cui la B. strinse una forte amicizia troncata solo dalla morte del Bettinelli nel 1808. Nel 1793, su consiglio dei suoi protettori, la B. riaffrontava il pubblico a Parma e a Pavia, dopo esser stata raccomandata ad A. Mazza, a F. Arrivabene e al Bodoni; ebbe gran successo, ed in tale occasione L. Mascheroni le dedicò il sonetto “Deh, come dietro al buon cantor di Enea”.

Nel 1794 si recò a Roma, dove fu accolta da B. Odescalchi duca di Ceri. Qui il successo si presentava più difficile, poiché poco prima vi aveva destato gran rumore un’altra improvvisatrice, Maddalena Moretti Fernandez, incoronata in Arcadia col nome di Corilla Olimpica. Tuttavia la B. riuscì vittoriosa sia in una accademia tenuta in casa del duca di Ceri, sia in un’altra in casa della duchessa di Solmes. Il 2 marzo 1794 fu accolta in Arcadia col nome di Amarilli Etrusca ed il suo ritratto, opera di A. Kaufmann, fu appeso nel Serbatoio. Non fu tuttavia incoronata in Campidoglio perché giudicata alla pari col poeta Gagliuffi.

Tornata a Lucca, fu ammessa alle conversazioni femminili che si tenevano in casa della marchesa E. Bernardini, e l’Accademia degli Oscuri la fece sua socia e le decretò un busto marmoreo. La B. si recò poi a Pisa e a Pistoia, ospite dell’abate G. Pagnini, e infine a Firenze, ove era attesa da tutta la società colta e in particolare da Fortunata Sulgher Fantastici (in Arcadia Temira Parasside), anch’essa nota improvvisatrice, e dalla stessa Corilla Olimpica, ormai ritiratasi dalla scena. A Firenze la B. fu ospite di Teresa Palli Fabroni; sostenne anche un confronto con la Sulgher Fantastici sul tema “Ero, e Leandro”, uscendone vincitrice, e riscosse le lodi dello stesso Alfieri, che le aveva proposto il tema “Il ratto di Europa” e che le dedicò il sonetto “Ed io pure ancorché dei fervid’anni”.

Malgrado i notevoli successí, la B. negli anni 1795-1805, che pure furono per lei quelli di maggior splendore, era perennemente preoccupata per questioni finanziarie, come dimostrano le lettere scritte in quel periodo a numerosi amici (S. Bettinelli, T. Trenta, ecc.). Anche quando ebbe conosciuto, per mezzo del Bettinelli, il generale Miollis, che, venuto a Lucca dopo il trattato di Campoformio, divenne suo fervente ammiratore, le fece stampare a sue spese le Rime estemporanee (Verona 1801) e le procurò un appoggio presso il governo democratico provvisorio di Lucca, la B. non poté ottenere una pensione. La situazione peggiorò ancora alla caduta dei governo, quando la B. dovette allontanarsi da Lucca perché sospetta di giacobinismo.

In realtà la B. si mantenne estranea ai movimenti politici ed ideologici del tempo, limitandosi, nelle sue improvvisazioni, a seguire opportunisticamente la corrente politica momentaneamente prevalente. In alcuni passi dei suoi scritti anzi, come in una lettera al marchese G. Antinori scritta da Modena il 13 nov. 1799, fa esplicita professione di indifferenza politica, insistendo sulla necessità di barcamenarsi per non cadere in disgrazia dell’una o dell’altra parte (cfr. E. Castreca Brunetti).

Nel corso del 1800 la B. fu a Venezia, accolta da I. Teotochi Albrizzi, da G. Renier Michiel e dallo stesso I. Pindemonte che, mutato un suo precedente giudizio negativo, le fu largo di consigli e di aiuti; fu poi a Parma ed infine a Vienna (1801) dove, malvista dapprima per la sua amicizia col Miollis, riportò ben presto gran successo. Sperava di essere stipendiata dalla corte austriaca come lettrice dell’imperatrice ed autrice di libretti d’opera, ma nonostante il favore incontrato dalla sua Morte di Adone,musicata da F. Päer, non ottenne alcun concreto risultato. Tornata in Italia nel 1803, trovò un protettore nel commissario di Genova C. Saliceti, in presenza del quale, sull’improvviso “il dispiacere che avrebbe provato la posterità per non essere vissuta ai nostri giorni”, tessé grandi elogi di Napoleone.

Nel 1805 ottenne infine una pensione annua di cento zecchini dal duca di Modena. Si era già ritirata dalla scena nel 1803: si stabilì quindi a Modena per attendere alla pubblicazione del poema LaTeseide (in 20 canti, pubblicato a Modena nel 1805 a spese del Saliceti e con la revisione del Bettinelli e del Coccapani) e della traduzione dei Paralipomeni di Q. Smirneo Calabro in endecasillabi, che ebbe due edizioni: Modena 1815 e Livorno 1818. Desiderosa di tornare nella città natale, cercò di ottenere dalla duchessa di Lucca una pensione e dalla corte di Modena il permesso di continuare a riscuotere anche a Lucca quella già concessale. Dopo molte incertezze (cfr. lettera a T. Trenta, Modena 4 marzo 1819, in P. Paganini, p. 32), poté finalmente tornare nella sua città nel dicembre 1919, col marito gravemente malato e che morì poco dopo.

La B. fu poetessa di nessuna profondità e sentimento; le sue conoscenze furono assai vaste, ma altrettanto superficiali. Sicura del proprio talento e della propria indiscussa superiorità, la B. non dette mai eccessivo peso alle critiche, né i suoi contrasti con i poeti Gianni e Bertola ebbero per lei importanti conseguenze. Benché molto le giovasse il costante aiuto di molti letterati dell’epoca, primo tra tutti il Bettinelli, che le furono sinceramente amici ed estimatori, essa non ha nulla che la distingua dai numerosi improvvisatori suoi contemporanei, la cui fortuna acquista significato nel quadro di un’Italia tra l’Arcadia settecentesca e l’Arcadia romantica, nell’ambito di un’estetica che metteva in primo piano l’ispirazione, l’entusiasmo, il genio (si ricordi proprio del Bettinelli, Dell’entusiasmo delle belle arti,Milano 1796) fino a identificare praticamente il rapporto ideale tra genio estetico e artistica creazione, col rapido e immediato poetare. La sua fama non le sopravvisse: acerrima nemica del movimento romantico (cfr. il suo Discorsosulla poesia,Lucca 1831), apparteneva, già all’inizio dell’Ottocento, ad una corrente letteraria e a un particolare gusto oramai superati.

Le opere della B. sono numerosissime: un catalogo completo, o quasi, è in L. Ferri, p. 33, e in E. Castreca Brunetti, p. 7.

Benché malata, la B. continuò a scrivere fino agli ultimi giorni. Aveva avuto tre figlie, morte giovani, e un figlio, Francesco. Morì a Lucca il 5 apr. 1837; nell’adunanza tenuta il 6 aprile dello stesso anno l’Accademía Lucchese le dedicò onori straordinari.