accadde…oggi: nel 2004 muore Giorgia O’Brien, di Tano Gullo

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E’ nata uomo ed è morta donna. Da uomo e da donna è stata sempre grande artista. Giorgia O’ Brien (nella foto in alto con Roberto Benigni), Giorgio Montana alla nascita 76 anni fa, è deceduta martedì nella sua villa nelle colline di Sant’ Onofrio. I funerali si sono svolti ieri nella chiesa di San Nicola l’ Arena e la salma è stata tumulata nel cimitero di Trabia. Ad accompagnarla nell’ ultimo viaggio il marito svizzero, Giorgio Argand, e i parenti palermitani. La sua esistenza non è stata facile. Sin dalla prima infanzia, con quella sua sensibilità femminile ingabbiata in un corpo maschile, ha dovuto combattere contro i pregiudizi. «Mi raccontava che già a cinque anni si sentiva completamente donna – ricorda il nipote prediletto, Luca D’ Angelo, attore e regista, che ne ha ereditato la vena artistica – Indossava le scarpette della madre e i vestitini delle sorelle. Ogni tanto mi parlava delle incomprensioni, anche in famiglia, che le hanno provocato tante sofferenze. Poi, per sfuggire al contesto soffocante della Palermo di allora era fuggita in Germania, dove ha riscosso un grandissimo successo, nell’ avanspettacolo e in teatro. Era un’ artista eclettica, completa, cantava, recitava. Sempre ai massimi livelli. Passava dal repertorio classico ai testi d’ avanguardia, dal cinema al teatro, con grande naturalezza». La vita l’ ha risarcita con gli interessi. Giorgia ha lavorato con i più grandi artisti del secolo scorso e ha lanciato tantissimi esordienti. Con lei hanno debuttato Franco Franchi, Raffaella Carrà, Lino Banfi e perfino un giovanissimo Celentano, che, raccontava divertita, ha dovuto letteralmente spingere con un calcio sulla scena tanto era terrorizzato dal pubblico. Ed è stata artista fino alla fine. «Qualche giorno prima di morire – racconta Luca – si è esibita nella corsia del Policlinico dove era ricoverata, per rincuorare i malati. Ha cantato un’ aria della Butterfly e ha recitato brani di Shakespeare. Mi sono commosso. Lei non sapeva di avere un brutto tumore». «Ci eravamo trasferiti da circa un anno a Palermo – dice il marito – Negli ultimi tempi aveva insistito tantissimo per ritornare in Sicilia Come se avesse un presentimento. Ci ha ospitato per qualche tempo Costanza Licata, poi abbiamo trovato questa villa a Sant’ Onofrio e nell’ aprile scorso ci siamo andati ad abitare. Purtroppo non ha avuto il tempo di godersela. Quando finalmente, dopo anni di sofferenze, si era riappropriata della sua identità di donna e avrebbe potuto trascorrere una tranquilla vecchiaia, è finito tutto». Giorgio ricorda il primo incontro e la scelta difficile, per i tempi, di correggere il sesso. «L’ ho vista recitare a Parigi nel 1965 e me ne sono innamorato. Aveva un’ estensione di voce di cinque ottave; cantava da soprano leggero e da basso. Era davvero una virtuosa. Lei mi ha detto subito che era ermafrodita. Ma per me non era un problema perché l’ ho sempre vissuta come donna. Ci siamo messi insieme e l’ ho incoraggiata a sottoporsi all’ intervento chirurgico, che allora si faceva solo a Casablanca, in Marocco. Era circondata da un ambiente familiare diffidente, che faceva fatica a capirla. Solo la madre era con lei in tutto e per tutto. Poi, dopo l’ operazione, abbiamo dovuto intraprendere una lunga causa con lo Stato per il riconoscimento del nuovo sesso. Adesso tutto è facile ma nell’ Italia sessuofobica degli anni Sessanta non era così. Ci siamo potuti sposare, in municipio a Roma, solo nel 1987. Siamo stati sempre felici insieme a dispetto della burocrazia e dei pregiudizi». Giorgio Argand lascia il lavoro di tassista a Ginevra e si trasferisce con lei in Italia, dove lavora nella ristorazione. Un paio di anni a Termini Imerese e poi a Roma dove arriva il successo. L’ Enciclopedia dello spettacolo oggi le dedica un grande spazio («Una delle soubrette più eccitanti dell’ avanspettacolo»), pari a quello di Giancarlo Sbragia, Carla Gravina, Enrico Montesano, Ugo Gregoretti. Poche righe meno di Vittorio Gassman e del grande Totò, che è stato un suo ammiratore. Il principe, come Mastroianni, Pasolini e Visconti, le portava i fiori nel camerino. «Le hanno sempre offerto ruoli importanti – dice Luca D’ Angelo – è stata madame Pace nei Sei personaggi in cerca d’ autore messo in scena da Zeffirelli, ha lavorato con il regista francese Patrice Chereau, Lucia Poli, Roberto Benigni (in “Johnny Stecchino” è la moglie del ministro), Ugo Gregoretti, Tinto Brass, Claudio Villa e tanti altri big. è stata ammirata in Europa e in America. MI diceva: “Io sono nata senza sesso come gli angeli, poi ho scelto di essere donna”».