accadde…oggi: nel 1873 nasce Ida Nomi Pesciolini, di Chiara Lenzini

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Tra le donne che hanno contribuito a cambiare il volto di Siena c’è sicuramente Ida Nomi, nata a Siena nel 1873 e da molti rinomata come la  “maestra dello sport” alla Mens sana in corpore sano di Siena.

La Nomi, membro  della commissione tecnica femminile della Federginnastica, ha il grande merito di aver introdotto la pallacanestro in Italia. E’ stata infatti proprio lei a tradurre nel nostro Paese e nello specifico a Siena le prime 13 regole del gioco scritte da James Naismith e, in un momento successivo, a mettere insieme una squadra di ragazze.

Ebbene, in questo senso Ida Nomi ha veramente firmato una rivoluzione al femminile: non solo è stata lei, una donna alla fine del ‘800, a introdurre uno sport (prerogativa fino a non molto tempo fa solo del “sesso forte”), ma lo ha fatto pure in “versione rosa”.

Il 27 aprile del 1907, nella palestra di San’Agata, Ida Nomi Pesciolini presenta per la prima volta il nuovo sport con il nome di “palla al cerchio” alla presenza delle autorità e di un folto pubblico allietato dalle musiche della Banda del Nono Reggimento Fanteria di stanza in città, descrivendo il nuovo gioco nei minimi particolari e aggiungendo poi che quella era proprio l’attività adatta alle donne.

La dimostrazione effettiva dello sport avviene qualche giorno dopo, ai primi di maggio, al Concorso Ginnico di Venezia, dove Ida Nomi schiera in campo le “sue ragazze” allenate talmente bene da aggiudicarsi, nell’occasione, anche la medaglia d’argento.

Certamente vedere per la prima volta, agli inizi del 1900, il “gentil sesso” giocare, correre in un campo come “combattenti”, crea un certo stupore: lasciati i panni da stirare a casa ed i cocci da riordinare sul lavello, queste giovani si vestono per la prima volta dei panni ginnici per “scendere concretamente in campo”, per “vincere” e, più in generale, per affermarsi anche nella società.

Quella di Ida Nomi e della sua squadra, in qualche modo è stata una sfida  al mondo prettamente maschilista dell’epoca (e purtroppo ancora presente); le giovani giocatrici in quelle primissime partire hanno sfidato il perbenismo delle “signore” ben vestite e benpensanti, hanno tradotto  “in gonnella” la forza fisica che tutti pensano essere prerogativa dell’uomo ed infine hanno sfidato soprattutto se stesse ed i propri limiti.