collegio docenti e insegnare, etimologia e riflessioni sparse

dato che oggi pomeriggio ho il primo collegio docenti in presenza dopo la pandemia ho voluto condividere con voi queste riflessioni

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Il termine italiano “collegio” deriva dal latino “colligere”, raccogliere insieme, composto da “cum” insieme e “legere” raccogliere, scegliere.

Collegio: congregazione di scelte persone appartenenti allo stesso ufficio, magistrato dignità e simili; ordine di persone che esercitano la stessa arte…

…E oggi pomeriggio avrò un collegio docenti, persone che esercitano la stessa arte del “docere”, dell’insegnare…

Il termine italiano “insegnare” deriva dal verbo latino “insignare” attestato in epoca tarda: si trattava di un composto di in- e signare, cioè propriamente segnare, tracciare dei segni, delle indicazioni, con riferimento, nel linguaggio della scuola, all’istruzione di coloro che imparavano, quasi un mettere dei contrassegni nella mente delle giovani generazioni.

E d’altra parte nel latino classico esisteva un verbo insignire col valore appunto di marcare con contrassegni.

Il significato principale di “insegnare” è ancora quello originario di far imparare qualcosa a qualcuno: il collegamento fra i due verbi è così intenso che già nel Duecento una delle primissime attestazioni di insegnare nella nostra lingua si ritrova nella frase ‘volontà d’aparare, cioè di imparare, e d’insegnare’. E spesso nell’uso popolare anche attuale si adopera proprio imparare con il senso di insegnare.

Ciò che s’insegna non è necessariamente limitato a un repertorio nozionistico e sostanzialmente astratto, anche se è vero che gli insegnanti per antonomasia sono quelli che operano nella scuola, al fine di far apprendere le diverse discipline: abbiamo così l’insegnante di lettere, di matematica, di musica, di educazione fisica o di religione, cioè tutti coloro che costituiscono il corpo docente.

Si ricorderà che docere, nel latino classico, significava appunto insegnare, mentre per imparare si usava discere da cui la nostra parola dotta discente per allievo, scolaro.

Ma l’insegnamento può riferirsi anche a conoscenze che non necessariamente si acquisiscono nelle aule: possiamo trovare chi ci insegna un mestiere, magari da apprendisti in un laboratorio artigiano, e molti di noi hanno imparato il catechismo nelle parrocchie o negli oratori.

L’insegnamento non è solo quello delle materie scolastiche, ma si riferisce più in generale al complesso di norme di comportamento, principi morali ed etici che costituiscono in pratica il fondamento dell’educazione.

Certo, l’educazione non va intesa soltanto nel senso di insegnare le ‘buone maniere’, ma come uno sviluppo armonico dell’intelligenza e della personalità dell’individuo tale da permettergli di fare propri i valori e i contenuti culturali, in una parola la memoria, della società in cui viene ad inserirsi. E allora il dovere di insegnare non è limitato agli insegnanti di professione, ma riguarda tutti, sia nella vita familiare, che in quella pubblica, in un processo reciproco di educazione e autoeducazione.

E per imparare, davvero ‘non è mai troppo tardi’, come recitava il titolo di una indimenticabile trasmissione televisiva degli anni Sessanta, condotta dal maestro Alberto Manzi: un aiuto prezioso per i molti adulti di una generazione che, non avendo potuto frequentare le scuole regolari, non possedeva neanche gli elementi di base dell’alfabetizzazione: il maestro Manzi, un altro degli esempi illustri, insieme con don Milani, a cui cerco da sempre di ispirare la mia docenza.