5 settembre 1981: l’Italia abolisce il matrimonio riparatore, di Martina Pipitone

5 settembre 1981: l’Italia abolisce il matrimonio riparatore

Costumi a dir poco medievali erano ancora una consuetudine nell’Italia del XX secolo. Solo il 5 settembre 1981 sono stati aboliti due di quelli che erano considerati “diritti” del maschio italiano. Questa data segna un grande passo in avanti per la civilizzazione del nostro paese: finalmente veniva abolito il matrimonio riparatore e condannato il delitto d’onore.

Il matrimonio riparatore è una pratica che continuò ad essere utilizzata dall’età medievale fino a quella contemporanea. L’uomo che avesse commesso, nei confronti di una donna nubile e vergine, stupro o violenza carnale, aveva la possibilità di liberarsi da qualsiasi condanna penale e sociale per l’azione commessa e, nello stesso tempo, privare la famiglia della ragazza del “disonore” subito. Attraverso, infatti, la proposta di matrimonio, l’uomo si impegnava letteralmente a riparare il danno. Non avrebbe, inoltre, potuto pretendere alcuna dote dalla donna. Quest’ultima sarebbe stata, dunque, costretta a una non scelta.

Il delitto d’onore, invece, era stabilito da una legge: l’art. 587 del Codice Penale Rocco, in vigore dal ventennio fascista, recitava:

Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Praticamente l’uomo, dopo aver commesso l’omicidio di una donna del proprio nucleo familiare, avrebbe potuto godere di uno sconto di pena in quanto “l’atto d’ira” veniva in parte giustificato dal fatto che l’uomo fosse stato disonorato. La legge, quindi, tutelava tali azioni.

Ci vollero 15 anni affinché queste pratiche, così barbare, non fossero più protette e giustificate dalla legge italiana. 15 anni dal momento in cui la prima donna si ribellò. Il suo nome è Franca Viola, ragazza siciliana che nel 1966 si è rifiutata di sposare l’uomo che l’aveva rapita e violentata. Lo stupratore era il suo ex fidanzato, Filippo Melodia che, vista la sua appartenenza a una famiglia mafiosa di Alcamo, era stato allontanato dal padre di Franca.

Due anni dopo però, con l’aiuto di alcuni amici, Filippo rapisce Franca, la violenta e la tiene segregata per otto giorni. Tuttavia, Melodia si sente tranquillo in quanto certo che i Viola vorranno far sposare la ragazza perché ormai disonorata. La giovane, però, appoggiata dalla famiglia, si oppone fortemente al matrimonio riparatore: è il primo caso in Italia di una donna che sceglie di ribellarsi e che farà condannare il proprio aguzzino.

Si dovrà aspettare il 5 settembre 1981 perché si concretizzino legalmente le ribellioni portate avanti da Franca e dalla sua famiglia: la barbarie del matrimonio riparatore e del delitto d’onore viene definitivamente abolita. E’ necessario continuare a ringraziare Franca Viola. E’ solo grazie alla sua forza e al suo coraggio se oggi le donne italiane hanno la libertà di scegliere.