il virus che ci attraversa e attraversa i nostri figli, come proteggerci e proteggerli? di Cinzia Pennati

Il virus che ci attraversa e attraversa i nostri figli. Come proteggerci e proteggerli?

Mia figlia, la piccola, ieri sera mi ha detto: “Ho paura di avere il Covid”. Non le ho risposto, pensavo fosse il suo modo per richiamare la mia attenzione, invece, ha continuato a ripetermelo finché ad un certo punto le sono venute le lacrime agli occhi.

Ho capito che non stava scherzando. Ho capito che quest’ansia che si annida in noi adulti ci passa nella pelle ed è altamente trasmissibile. Ogni giorno mi racconta di qualche amico a casa in attesa di tampone, ogni giorno porta una preoccupazione.

Non sono riuscita tanto a rassicurarla, perché è tutto così incerto che non ci sono certezze e non voglio raccontarle bugie. La verità è che ho paura anch’io, in un certo senso sono più spaventata adesso di quando c’era il lockdown.

Mi sento più vulnerabile, la vita va avanti e nello stesso tempo deve arrestarsi, il che sembra un ossimoro e camminare stando in equilibrio è difficilissimo.

Sapete che è uscito l’albo ma non riesco a fissare le presentazioni, andare in giro adesso si deve o non si deve? Fin dove posso non mettere a rischio me stessa e le persone? Sono bloccata, bloccata è la parola giusta. Sono un’insegnante, ho delle responsabilità nei confronti dei miei alunni e delle loro famiglie e, in questo momento, mi sembra che mantenere la scuola aperta sia una delle azioni di protezione più importante che posso fare.

Se l’Italia si fermasse di nuovo la povertà ci travolgerà? I poveri saranno sempre più poveri, i giovani faranno fatica a trovare lavoro, le donne a rientrarci, le famiglie crolleranno. Però, ci dicono che dobbiamo andare avanti. Come? Rinunciando a una delle parti più importanti della nostra esistenza: il contatto con gli altri e le relazioni.

Non l’ho rassicurata ma le ho detto che l’unica cosa da fare era rispettare le regole, metti la mascherina, vai a piedi se gli autobus sono affollati, pulisciti sempre le mani, cerca di non frequentare amici nuovi e non fare assembramenti.

“Lo faccio” mi ha detto “basterà?”.

“Non lo so, non lo sa nessuno, ma ci sono dei momenti in cui bisogna affidarsi e fare ciò che si deve. Non si tratta di essere dei caproni, si tratta di pensare alla protezione di se stessi e del mondo in maniera nuova”.

Ho sentito che ci sono dei genitori che vogliono ritirare i loro figli da scuola, minacciando l’istruzione parentale. Condivido con fatica questo pensiero, credo sia sterile, invece, penso che se abbiamo un modo per sconfiggere questo virus è proprio quello di uscire dalla dimensione individualistica, non si tratta di mettere a rischio i nostri figli ( ripeto:quando sono a scuola io so che in quel luogo le regole vengono rispettate e le misure di protezione vengono prese) si tratta di attuare una protezione a lunga scadenza.

Il virus è brutalmente democratico, non conosce povertà o ricchezza, ha colpito tutti. Ciò dovrebbe portarci a pensare al mondo, attraverso la sua sanità, la sua scuola, i suoi servizi alle persone e alla cura, come priorità.

Che sviluppo economico può esistere se non vengono protette queste aree che riguardano tutti? Uno sviluppo economico che viene spazzato via in un attimo e vengono spazzate via le nostre certezze.

Proteggo le mie figlie così, continuando a mandarle a scuola, spingendole a seguire le regole, parlando di scelte individuali che ricadono su quelle collettive. È un modo di partecipare al mondo anche questo, nel frattempo, faccio lo stesso.

Mi mancano gli amici, gli abbracci, poter incontrare le persone. A volte ho paura, a volte sono triste ma continuo a camminare su quel filo cercando di stare in equilibrio e chiedo alle mie figlie di fare lo stesso.

Quel filo, per me, è l’unico possibile. Ci attraversa. Mi fa sentire parte di qualcosa che non riguarda solo me o il mio passaggio qui. È come continuare a dare un senso all’esistenza, costruendo, nonostante questo virus maledetto, una continuità, un futuro possibile.

Senza gli altri non siamo niente, proprio niente. È una delle pagine dell’albo. Ora credo a questa frase ancora di più. Eredità per le mie figlie. Possiamo pensare di salvare noi stessi e i nostri figli ma questa salvezza sarà un’illusione, ne abbiamo avuto prova, se non proviamo a salvare anche i figli del mondo.