3 novembre 1844 e 4 novembre 1966, alluvioni a Firenze

https://it.wikipedia.org/wiki/Alluvione_di_Firenze_del_3_novembre_1844

https://it.wikipedia.org/wiki/Alluvione_di_Firenze_del_4_novembre_1966

https://danielaedintorni.com/2012/02/26/la-cucina-sottacqua-al-teatro-delle-spiagge-a-firenze/

L’Alluvione di Firenze del 1844 fu l’ultima grande inondazione dell’Arno che colpì il capoluogo toscano ed i suoi dintorni prima della più celebre del 4 novembre 1966.

L’alluvione fiorentina si manifestò il 3 novembre 1844 ed ancora una volta la calamità non coinvolse solo il capoluogo ma anche diverse zone del contado: si ebbero gravissimi danni nel Mugello, in particolare nella zona di Borgo San Lorenzo, per le esondazioni della Sieve e di altri fossi minori e nella Piana di Brozzi e Campi Bisenzio.

La fine del mese di ottobre era stata caratterizzata da forti precipitazioni, che avevano fatto crescere notevolmente il livello dei fiumi. All’alba di domenica 3 novembre (ancora un giorno festivo, coincidenza fortunata che evitò numerose vittime) la furia dell’Arno in piena travolse le recenti strutture in ferro del Ponte San Niccolò, i cui pezzi per fortuna furono portati a valle dalla corrente senza danni per gli altri ponti (fu urtato solo il Ponte alle Grazie ma senza danni).

Le acque invasero il centro cittadino dalle zone delle porte di Santa Croce e San Niccolò e la fortuna volle che l’allagamento avvenisse di domenica e nelle ore in cui la gente si stava recando a Messa, per cui fu possibile sia dare l’allarme che tentare di salvare il salvabile portando le masserizie ai piani superiori delle case.

Le acque raggiunsero il primo piano delle case ed i soccorsi furono impediti sia dal maltempo incessante che dalla scarsità di imbarcazioni; oltretutto erano andati sommersi anche i magazzini della Dogana (si trovavano negli scantinati degli Uffizi) e quelli del Comune in Via Palazzuolo. A guidare i soccorsi fu il Gonfaloniere Pierfrancesco Rinuccini, che poté contare sull’aiuto dei pompieri, dei carabinieri e della polizia granducali; notevoli aiuti alle popolazioni alluvionate arrivarono anche dalle famiglie benestanti, dai cittadini stranieri che vivevano a Firenze e dalle altre città del Granducato.

Particolarmente attivo nell’organizzare i soccorsi fu il granduca Leopoldo II che, rientrato immediatamente dalla villa di Poggio a Caiano, aprì le porte di Palazzo Pitti agli sfollati, si impegnò personalmente nelle operazioni di salvataggio su una barca e si recò in visita anche nelle zone periferiche come Brozzi. Il governo granducale e le autorità cittadine si prodigarono anche in seguito nell’assistenza ai sinistrati bisognosi e furono anche effettuate alcune opere pubbliche, sia pure limitate e di dubbia efficacia, come il restauro e il rialzo delle spallette, cateratte alle fogne e la chiusura delle condutture tra il fiume e le case private.

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L’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 è l’ultima di una serie di straripamenti del fiume Arno che hanno nel corso dei secoli mutato il volto della città di Firenze.

Avvenuta nelle prime ore di venerdì 4 novembre 1966 in seguito di un’eccezionale ondata di maltempo, fu uno dei più gravi eventi alluvionali accaduti in Italia, e causò forti danni non solo a Firenze ma in gran parte della Toscana e più in generale tutto il paese.

Diversamente dall’immagine che in generale si ha dell’evento, l’alluvione non colpì solo il centro storico di Firenze ma l’intero bacino dell’Arno, sia a monte sia a valle della città. Sommersi dalle acque furono anche diversi quartieri periferici della città come Rovezzano, Brozzi, Peretola, Quaracchi, svariati centri del Casentino e del Valdarno in Provincia di Arezzo, del Mugello (dove straripò anche il fiume Sieve), alcuni comuni periferici come Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Lastra a Signa e Signa (dove strariparono i fiumi Bisenzio ed Ombrone Pistoiese e praticamente tutti i torrenti e fossi minori) e varie cittadine a valle di Firenze, come Empoli e Pontedera. Dopo il disastro, le campagne rimasero allagate per giorni, e molti comuni minori risultarono isolati e danneggiati gravemente. Nelle stesse ore, sempre in Toscana, una devastante alluvione causò lo straripamento del fiume Ombrone, colpendo gran parte della piana della Maremma e sommergendo completamente la città di Grosseto.

Nel frattempo, altre zone d’Italia vennero devastate dall’ondata di maltempo: molti fiumi del Veneto, come il Piave, il Brenta e il Livenza, strariparono, e ampie zone del Polesine furono allagate; in Friuli lo straripamento del Tagliamento coinvolse ampie zone e comuni del suo basso corso, come Latisana; in Trentino la città di Trento fu investita pesantemente dallo straripamento dell’Adige.