accadde…oggi: nel 2002 muore Marcella De Francesco Ferrara, di Letizia Paolozzi

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Gonna longuette, filo di perle, a ottantadue anni compiuti, la bella signora ancora scendeva e saliva tre volte al giorno, con il cane bassotto Nichi, i ripidi gradini della sua casa. Una casa nel centro di Roma traboccante di oggetti amorosi. Quadri, fotografie, libri per un pezzo di storia italiana. E della storia di Marcella de Francesco Ferrara che partecipa, giovanissima, ai Gap (Gruppi di azione partigiana) romani.

Dopo molti anni, conserverà ancora il mito dell’America, scoperta attraverso l’antologia Americana di Elio Vittorini. Nel ‘42 si iscrive al Pci. Per quasi vent’anni è la più stretta collaborattice di Palmiro Togliatti.

A Botteghe Oscure, poi a Rinascita, rifugge dagli eccessi dello spirito di parte, pur restando fedele a una “parte”. Gentile con i collaboratori che si chiamano Franco Rodano, Lucio Lombardo Radice, Renato Guttuso, Alberto Moravia, Umberto Saba, non lascia mai affiorare la tensione del lavoro giornalistico. Ha deciso: vuole «sgobbare per le proprie idee, senza stare sotto padrone».

Nel 1945 sposa Maurizio Ferrara. I figli, Giorgio (regista), Giuliano (fondatore del Foglio) e le nuore, Adriana Asti, Anselma Dall’Olio, festeggeranno le nozze d’oro dei genitori. Marcella è a Mosca tra il ‘58 e il ‘61 con Maurizio, corrispondente dell’Unità (di cui sarà in seguito direttore). Conosce gli anni del disgelo, la presenza di un Kruscev «violentemente rozzo ma simpatico». La coppia Ferrara ha scritto (nel 1953) Conversando con Togliatti, prima biografia del leader comunista. E poi, ancora insieme, Cronache di vita italiana (1959).

Quando esplode il femminismo, non lo tiene a distanza. Risoluta, sceglie di testimo niare sul dramma delle gestanti “diossinate”. L’inchiesta comincia così: «10 luglio 1976. Alle ore 12,40 una fitta nube, di colore rossiccio, si alza dalle condotte di scarico a cielo aperto dell’Icmesa, una fabbrica che sorge al confine tra i comuni di Seveso e Meda».

Alla fine dell’Urss, alla scomparsa del PCI, guarderà liberamente. Senza farsi condizionare dall’appartenenza a un partito politico. Così è accaduto a lei, ad alcuni uomini e donne comuniste che tennero lo stesso comportamento in una festa dell’Unità e in una cena tra amici, in questo modo disegnando una sorta di pubblica società, nella quale fosse possibile rifuggire dai discorsi dogmatici.

Consapevole della vecchiaia, dei mutamenti felici e di quelli dolorosi, Marcella Ferrara continuerà fino all’ultimo ad accettare il teatro del mondo. Senza perdere equilibrio e dignità.