accadde…oggi: nel 1997 muore Dina Rinaldi, di Alfredo Pasquali

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Nata a Milano l’11 gennaio 1921,fin da ragazza si iscrisse al Partito Comunista e divenne convinta partigiana nella resistenza al nazifascismo. Dopo laresistenza sposò Pietro Antonio Zveteremich, studioso della letteratura russa e protagonista della pubblicazione del dottor Zivagio, consegnando alla Feltrinelli il manoscritto di Pasternak. Dina e suo marito vissero quindi in un mondo di intellettualità libera nel giro di Elio Vittorini e di tanti altri giovani leoni del pensiero socialista in Italia. Nel 1950, assieme a Gianni Rodari e Carlo Pagliarini, progettò un intervento per i giovani proletari del dopoguerra basato su due gambe: un’ associazione territoriale di formazione per ragazzi (L’Associazione Pionieri d’Italia) e un rotocalco con fumetti chiamato il Pioniere. Diana Rinaldi condivise la direzione di questo foglio settimanale per tre anni. Poi, quando Gianni Rodari venne chiamato a dirigere Avanguardia, un’altra pubblicazione del PCI, rimase a condurre da sola il Pioniere, dimostrando grande capacità creativa ed organizzativa. Infatti Dina fu una grande direttrice, motore instancabile di iniziative di grandissimo rilievo. In particolare all’interno del Pioniere Dina Rinaldi teneva una rubrica giornaliera -L’Angolo di Dina- in cui rispondeva alle lettere delle piccole lettrici o dei loro coetanei maschietti. Altro che asettiche indagini sul territorio fatte di inanimate statistiche, quelle missive erano direttamente la voce di un paese silente, un’Itala perdente a cui non venivano data né identità né tantomeno diritti. Certamente le lettere ai direttori sui giornali non erano una novità nella editoria italiana per dare voce ai lettori, ma riconoscere questa voce ai bambini poveri era davvero una grande nuova eresia rivoluzionaria. La Rinaldi riunì tutte queste lettere nel –Vallone del Purgatorio-, una vera antologia della povertà minorile del nostro paese. Lo stesso titolo, come spiega Carlo Levi nella sua introduzione al libro, rimanda ad una mega discarica del napoletano che diventò tristemente celebre quando una frana di rifiuti sommerse un ragazzino che lì lavorava per raccogliere l’immondizia per poi rivenderla.

Ma, dall’altro capo della filiera sociale, amava le sperimentazioni più audaci con le migliori firme della nostra letteratura. Nel 1960 chiamò a raccolta il gotha letterario del tempo con autori del calibro di Pasolini, Alvaro, Moravia, Sciascia, Viganò ed altri, chiedendo loro di scrivere per ragazzi. Una pura follia: era possibile immaginare ad esempio la letteratura di Alberto Moravia così complessa a dimensione di narrazione per fanciulli? O il Pasolini dei Ragazzi di strada cimentarsi in innocenti racconti per bambini? Dina Rinaldi ci riuscì: ottenne da tutti quei grandi l’impegno richiesto e riunì, assieme a Leone Sbrana, quegli scritti in un volume straordinario

Racconti Nuovi-, un’antologia di grandi autori che ebbe anche un notevole successo, tanto che poi Dina ipotizzò di ripetere l’esperimento a livello internazionale. Purtroppo un progetto questo che, ahimè, non riuscì a portare a termine.

La chiusura del Pioniere all’inizio degli anni ’70 fu un duro colpo per Dina Rinaldi, la certezza di aver perduto una grande occasione pedagogica, politica e sociale di interlocuzione con le giovani generazioni figlie del popolo.

Ma la sua attività giornalistica non si limitò al Pioniere; in particolare negli anni ’60 la Rinaldi fu capo servizio deL’Unità e direttore della pagina dedicata al turismo e alle vacanze, svolgendo poi attività politica nell’ambito delle cooperative turistiche. Morì a Roma il 21 novembre 1997