la didattica a distanza non è un’innovazione, è un sistema d’insegnamento arcaico che crea dipendenza nei nostri figli e nelle nostre figlie, di Cinzia Pennati

La Didattica a distanza non è innovazione. È un sistema d’insegnamento arcaico che crea dipendenza nei nostri figli e nelle nostre figlie.

Mi premeva rivolgermi ai sostenitori della didattica a distanza che la propongono come fosse la panacea di tutti i mali e dirgli che stanno prendendo un grosso abbaglio.

La Dad ha funzionato solo in quelle situazioni in cui la relazione era alla base del sistema scuola, laddove le insegnanti o gli insegnanti avevano stretto collaborazioni con le famiglie.

Ha funzionato dove l’insegnamento non era verticistico ma binario. L’alunno è parte attiva del suo sistema di apprendimento e l’insegnante è colui o colei che facilita, che fornisce gli strumenti giusti.

La Didattica a distanza senza la relazione è un contenitore che crea dipendenza, in cui l’autonomia è un’illusione dell’adulto, in cui l’insegnante sciorina lezioni di quattro ore senza contraddittorio e nemmeno la possibilità di fuggire per andare in bagno o tirarsi una pallina di carta per non morire di noia.

Così, mi stupisco, quando ci sono insegnanti o dirigenti che sbandierano la Dad come innovazione didattica. A me sembra che non ci sia niente di così arcaico che agire la scuola in questo modo: fornendo contenuti su contenuti, in un sistema in cui il docente è l’unico interlocutore.

Sono sicura che i programmi si svolgeranno pienamente, perché, rispetto alla didattica in presenza, nessuno ferma nessuno.

Con questo non voglio dire che tutti gli insegnanti si comportino in questo modo, ma, sinceramente, diffido dell’entusiastici della Didattica a distanza, né sostengo che tutti i ragazzi siano desiderosi di impegnarsi e che sia facile, ma chiamarli dentro è compito nostro, renderli autonomi anche.

Questa generazione sarà la generazione delle dipendenze. Dallo schermo, dagli adulti, dalla sindrome della capanna e saranno così abituati a subire in modo passivo che quando qualcuno gli chiederà: cosa desideri fare? Cosa ti piace? Non sapranno rispondere.

Quello che mi auguro è che la didattica a distanza, dopo il superamento del COVID ( che tutti ci auguriamo) non rimanga come bandiera di innovazione del Ministero, dei vari dirigenti e di alcuni insegnanti, perché, lo ripeto, la vera innovazione è LA RELAZIONE, Don Milani rimane il punto di approdo.

La vera innovazione non è riempire di contenuti, creando una generazione passiva, ma chiedersi COME IMPARANO I NOSTRI RAGAZZI e fornire strumenti in modo che trovino le strategie necessarie e personali per apprendere.

La tecnologia funziona quando è uno strumento all’interno del sistema, non quando è il sistema. Conosco bambini e bambine che non sanno più annotare un compito sul diario o scrivere correttamente, trovano tutto sul registro elettronico per accedere a piattaforme che aprono libri digitali. L’insegnante non sa che c’è una madre ad aprire tutto, per un bambino farlo è quasi impossibile a meno che non sia un automa.

Conosco ragazzi e ragazze che ascolta lezioni per ore ed ore, senza la possibilità di porre domande. Pagine di filosofia, storia, scienze o matematica con termini che se andrà bene impareranno a memoria o se saranno fortunati capiranno con l’aiuto di qualche genitore. Oppure rinunceranno.

Quindi, vi prego, non prendiamoci in giro sulla didattica a distanza, non facciamo prenderci in giro dal Ministero, perché, i soldi investiti in tecnologia in questo modo semplicemente spostano il problema e lo complicano.

L’insegnamento rimane vetusto e frontale, l’unica differenza è che la cattedra è sostituita da uno schermo e quello schermo aumenta la dipendenza e non facilita l’autonomia dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

E come sappiamo le dipendenze chiamano altre dipendenze.

Dovremmo interrogarci su cosa vogliamo per i nostri figli e le nostre figlie e i nostri studenti.

Sarà una generazione di controllati, futuri controllori se non interveniamo in fretta e rimettiamo questi ragazzi e queste ragazzi al centro della loro storia. Invece tenere il palcoscenico tutto per noi, che è facile vincere e pensare di essere bravi insegnanti, bravi ministri, bravi genitori.

Lo siamo e lo è la Dad, perché i ragazzi semplicemente non sono agenti del loro processo formativo, facciamo tutto noi, per poi sostenere che questi nostri figli non siano in grado di fare niente.