accadde…oggi: nel 2004 muore Rosa Fazio Longo, di Barbara Bartolini

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Rosetta rilegge attentamente la bozza appena scritta:  le sembra  di essersi espressa in modo chiaro e di non aver omesso nulla. E’ stato chiesto a lei di preparare questa brochure perché,  da quando si è improvvisata giornalista sulle pagine della rivista dell’Udi, la chiarezza e l’essenzialità dei suoi articoli sono state molto apprezzate. Le socie dell’Unione Donne Italiane (UDI), infatti, appartengono a tutti i ceti sociali e non si possono usare, con loro, termini accademici. E lei, ha dovuto per forza imparare la chiarezze e semplicità di esposizione da quando insegna ai suoi studenti romani.
Adesso, però, è incerta sul titolo da dare. E’ un lavoro importante destinato alle donne dell’Udi  che le deve informare e spronare, ora che  sono al bivio di scelte decisive per il futuro della nazione. E’ da un po’ che  passa al setaccio tutte le espressioni, senza trovarne una giusta: “In marcia”,  pensa  “…no, troppo militare”; “Donne alla riscossa”, troppo ampolloso; “In cammino…”. “Ecco, sì”, questo le sembra il titolo  più indovinato per il messaggio che vuol far passare: il percorso intrapreso dalle donne verso la loro emancipazione  prima della Liberazione e subito dopo.

Un cammino che lei, Rosa Fazio Longo, ha imboccato già da tempo, senza nemmeno accorgersene.  Nata in un’agiata famiglia molisana, non ha mai visto la mamma, donna Evelina de Stefano,  ai fornelli o con la ramazza in mano, ma sempre intenta a leggere, a studiare, ad intrattenere gli ospiti con brio, stupendoli con la sua profonda cultura, rinnovando così la tradizione del salotto letterario della sua infanzia. Evelina de Stefano apparteneva ad una famiglia di intellettuali romantici, di garibaldini. Il padre era professore di lettere imparentato con il letterato e critico Francesco De Sanctis.

LA FAMIGLIA MOLISANA

Il padre di Rosetta, Giuseppe Fazio al contrario della moglie, proveniva da un ambiente borbonico di proprietari terrieri che, verso la fine del Settecento, avevano comperato sia il castello di Ferrazzano  che il titolo baronale; ma la famiglia, col tempo, allargandosi, aveva finito per consumarne il patrimonio.

 

Castello di Ferrazzano (CB)

L’avvocato  Giuseppe Fazio, era stato uno dei  primi ufficiali a morire al fronte durante la Grande Guerra. I suoi resti riposano a Redipuglia. La bambina, nata il sei luglio del 1913, due anni prima del luttuoso evento, non aveva nessun ricordo del genitore. Troppo piccola per imprimere nella mente i tratti austeri dell’uomo, nutriva verso di lui una venerazione sconfinata perché donna Evelina aveva saputo mantenere vivido il ricordo del marito, un ricordo fiabesco, irreale, che aveva trasformato Giuseppe, nell’immaginazione delle figlie, in un eroe mitologico.

Rimasta vedova all’età di 33 anni, Evelina de Stefano abbandona il Molise per raggiungere la sorella Maria che vive ed insegna  a Foligno e che le ha trovato un posto come insegnante elementare.  La nobildonna, successivamente, per permettere a Filomena e Rosetta di laurearsi, si trasferisce, tra mille difficoltà, dalla città umbra a Roma.

A ROMA SI SPOSA METTE AL MONDO UN FIGLIO E SI LAUREA

Durante gli studi universitari, Rosetta incontra Leonardo Longo, un giovane ingegnere che lavora presso il Comune della capitale. I due si sposano nel 1934. Lei ha solo 21 anni. L’anno dopo nasce il primo figlio, Pietro, destinato a seguire le sue orme: diventerà un uomo importante nel mondo politico italiano.

La maternità non la distoglie dai suoi prediletti studi. Infatti riesce a laurearsi in lettere e in legge e ad entrare nel mondo della scuola. Proprio in quegli anni il marito parte per il servizio militare e, due anni dopo il suo rientro, è richiamato alle armi. Nel 1939 è inviato al fronte. Fatto prigioniero in India, vi rimarrà fino alla fine del ’45.

ROSETTA ADERISCE AL PARTITO SOCIALISTA

Gli anni di vedovanza “bianca” e la guerra sono fondamentali per la preparazione politica della giovane molisana, che aderisce al partito socialista. Tra il ‘43 e il ’44,  in una Roma affamata, priva di trasporti e di servizi, la ragazza vive da  protagonista.

Roma bonbardata

Entra, infatti,  nell’Associazione degli Insegnanti Medi, un’organizzazione clandestina di lotta contro i nazisti che si è costituita nelle scuole romane durante i nove mesi dell’occupazione di Roma. L’associazione non ha solo uno scopo politico, ma anche di assistenza: raccolta di fondi per i deportati e le loro famiglie, distribuzione dei pacchi, doposcuola,  visita ai carcerati, aiuto ai soldati allo sbando o dei prigionieri di guerra fuggiti,  sono tra le tante attività svolte dalle numerose donne che vivono un grande momento di tensione morale e di solidarietà, al di là della loro appartenenza sociale e politica. Sono talmente tanti i bisogni elementari ai quali urge dare una risposta che molte si buttano a capofitto nell’azione, senza risparmio, senza un ordine, senza un appello, se non quello del loro cuore. Un esercito – secondo Carla Capponi, medaglia d’oro al valor militare della resistenza  ̶  solidale, silenzioso, senza divisa, senza gradi, senza il “soldo”; un esercito di volontarie della libertà che restituiscono senso e valore al ruolo della donna nella società italiana.  E Rosetta all’impegno umano affianca quello politico, iscrivendosi, con la collega Laura Ingrao, al nascente Comitato di iniziativa dell’Unione Donne Italiane. Lo scopo di questo Comitato era quello di offrire una sponda al movimento dei “Gruppi di difesa della donna” (GDD) che, sotto l’egida del CNL, operavano nell’Italia occupata dai nazisti e, al tempo stesso, di mobilitare sul terreno democratico e chiamare all’attività politica e all’azione di ricostruzione del Paese le donne dell’Italia liberata.

TORNANO GLI UOMINI DALLA GUERRA

La Fazio sa, per averlo vissuto, che  per la donna i conflitti bellici sono portatori di sciagure ma anche di emancipazione.  Come dice lei stessa, «La guerra è il collaudo dei popoli e degli individui e la donna ha dato una prova sicura, inoppugnabile della sua capacità, della sua maturità». Ha dovuto assumere incarichi prettamente maschili per sopperire alla mancanza di uomini. Infatti, padri, fratelli, mariti e figli al fronte, è la donna a dover affrontare il quotidiano e a potare a casa il pane per sfamare la famiglia.  Le industrie, l’agricoltura, il commercio, gli uffici hanno bisogno della sua presenza. Per la prima volta si trova a pieno titolo nella vita lavorativa sostituendo i maschi. Una visibilità che inciderà fortemente sui futuri orientamenti e sulla mentalità dominante. Appare evidente, soprattutto alle donne stesse, che non è più possibile tener fede allo stereotipo donna = angelo del focolare o, peggio,  pensare che la donna non sia all’altezza. D’ora in poi il gentil sesso nel suo insieme (non più solo l’élite),  prende coscienza di poter aspirare ad una vita anche fuori dalle pareti domestiche. Una visione che sarà ancora più evidente a fine guerra, quando gli uomini torneranno a casa e pretenderanno il loro posto di lavoro, ricacciando, senza troppi complimenti, le donne nell’angolo del focolare. In  quel periodo di crisi sono ricominciate, infatti, a  riecheggiare le parole d’ordine:  “Via le donne dai posti di lavoro!”, “Fuori le donne dalle fabbriche e dagli uffici!”, “Le donne lavorano solo per il rossetto e le calze di seta!” . Per evitare il degenerare della situazione, il governo Parri il 4 agosto del 1945 approva un decreto con il quale si riserva ai reduci per due anni il 50% delle assunzioni negli impieghi statali e privati. Inoltre per far posto agli ex combattenti si decide il licenziamento degli impiegati “avventizi” della pubblica amministrazione quando si tratti di agenti dell’Ovra e di impiegati per i quali l’impiego abbia, nell’economia familiare, una funzione “complementare”. Una misura che permetterà il licenziamento soprattutto di donne. Però, le donne si ribellano e le associazioni femminili dell’Udi e del Cif, riescono a far ritirare il decreto.  Tuttavia, tra il 1945 e il 1951 avviene una drastica riduzione dell’occupazione femminile ed un accentuato processo di maschilizzazione della manodopera occupata.

Rivendicazione di identici diritti

Il ritorno dal fronte dei mariti, il ritrovarsi completamente diversi dopo anni di lontananza, in una situazione caotica e cambiata non facilita il rapporto tra le coppie.  A Rosa, per esempio, l’assenza del compagno ha permesso di diventare una donna totalmente autonoma. Infatti, senza dover chiedere nulla a nessuno, la molisana è entrata in un movimento clandestino;  ha lottato contro le ingiustizie del fascismo rischiando la prigione;  si è  mossa all’interno della città, tra mille pericoli, con mezzi di fortuna; si  è recata a Bari e Taranto per accogliere i reduci dell’Albania; ha difeso, sostenuto e aiutato tante donne; è diventata una componente attiva di un movimento politico.  Ora, all’improvviso, deve ritornare quella che era dieci anni prima: una ragazza sognatrice e sprovveduta. E’ così che l’ha lasciata Leonardo Longo, che l’ha pensata in tutti quegli anni di sofferta prigionia, che l’ha sognata per notti e notti. E’ quella la donna che vuole ritrovare, ma che non esiste più.  L’uomo, però, finisce per capire l’importanza assunta dalla politica nella vita della moglie: non solo la giustificherà, ma ne andrà anche orgoglioso.

NASCE L’UNIONE DONNE ITALIANE

Rosetta è comunque davvero troppo presa dalla sua attività. Non insensibile al richiamo di collaborazione delle antifasciste comuniste Adele Bei e Laura Ingrao, entra nella neonata associazione  Unione Donne Italiane (UDI) sbocciata a Roma nel 1944 come atto di volontà di “un piccolo gruppo di donne senza sede, senza mezzi e, ciò che più conta – dice lei  ̶  senza neppure l’esperienza di quel che doveva essere una grande associazione femminile.

La Fazio ha solo 30 anni ma  è tra le più attive del suo partito, insieme a Giuliana Nenni. Va a Parigi come delegata di questa associazione nel novembre del 1945. E’ tra le relatrici  al Congresso di unificazione tra l’Udi e i Gruppi nazionali di difesa della donna, che avevano operato nell’Italia occupata fino alla Liberazione,  e che si volge a Firenze sempre in quell’anno. A piazza della Signoria tuonerà contro lo spreco di farina e zucchero delle massaie per fare pasticcini quando il popolo è alla fame.

 

manifestazione dell’UDI

Per le organizzazione femminili, il  periodo 1945-1946 è caratterizzato dalla partecipazione di tutte le donne militanti, senza distinzione della loro appartenenza politica, alla ricostruzione del Paese nei suoi aspetti materiali, sociali, civili o amministrativi.  E Rosa, in particolare, lavora a difendere e promuovere l’associazione unitaria delle donne.

L’esponente socialista conduce le sue battaglie anche sulle pagine di “Noi donne” la rivista dell’Udi, nata alla fine del 1944. I temi che affronta e che le stanno particolarmente a cuore sono quelli della scuola da riaprire al più presto.  Le scuole a Roma, infatti, sono state requisite dagli sfollati, dagli Alleati o come ospedali. Rosetta chiede alla gente dei quartieri di guardarsi intorno e di indicare i palazzi rimasti vuoti dove si potrebbero trasferire queste attività,  per liberare le aule e permettere agli scolari di ritornare a scuola, poiché è quasi un anno che non frequentano più le lezioni.

 

Ma si interessa anche dei diritti delle donne nel loro insieme. Nel numero  del 31 maggio 1945, la giovane esorta infatti le donne a conoscere e a far applicare le leggi per la tutela dei loro diritti. Con una delegazione, Rosetta si presenta al Ministro della Giustizia, Umberto Tupini, che fa parte del Governo di Liberazione Nazionale,  per illustrare una bozza di proposta sui nuovi diritti della famiglia. Le delegate vogliono che vengano modificati  tre articoli del codice  che, a loro avviso, imprigionano la donna: “L’uomo è il capo della famiglia”, “Al padre spetta l’esercizio della patria potestà”,  “Al marito spetta l’amministrazione dei beni dotali”. Le delegate dell’Udi chiedono, infatti, al ministro che il codice civile dichiari che la società coniugale debba svolgersi liberamente nel suo interno e possa essere rappresentata dall’uno o dall’altro dei coniugi a tutti gli effetti  civili e penali; che la potestà sui figli sia attribuita ad entrambi i coniugi sui quali gravano uguali responsabilità e uguali oneri. Chi potrebbe negare che è la madre ad occuparsi dei figli? – afferma Rosetta  – ad allevarli ad educarli, a dar loro quei principi morali che tanta influenza hanno sulla loro formazione? Eppure – dice la molisana – legalmente la madre non ha sui figli alcun potere, alcuna autorità.  Inoltre esse chiedono che l’amministrazione dei beni dotali vada  affidata alla stessa moglie, e alla costituzione di un patrimonio familiare che, se formato con il concorso di entrambi i coniugi, ad entrambe i coniugi appartenga. La Fazio tocca altri due punti fondamentali con l’on. Tupini: le disposizioni del codice penale che non può avere due pesi e due misure in caso di adulterio, attribuendo alla donna maggiore responsabilità e l’esclusione delle donne dalla carriera della  magistratura.

Ci vorranno anni perché vengano modificati o aboliti questi articoli, ma queste donne coraggiose hanno dimostrato che appena è stata data loro la possibilità di esprimere politicamente le proprie opinioni, hanno saputo avanzare immediatamente delle proposte concrete per la loro emancipazione.

Sono molti gli argomenti politici che devono trattare le donne dell’Udi, associazione diventata un punto di riferimento importante per tutte le rivendicazioni riguardanti il gentil stesso, e non solo. E Rosetta, come dirigente dell’Udi e come deputata, condurrà con tenacia tutte le lotte che di lì a poco faranno dell’Italia una paese pacifico, civile, democratico, spingendola verso un benessere che la porterà, in vent’anni, tra le prime potenze economiche mondiali.

Ma nel frattempo è la guerra alla povertà,  alla disperazione, alla mancanza di qualsiasi elementare diritto, come quello del lavoro, della maternità, dell’istruzione, dell’infanzia, che le esponenti femminili delle varie associazioni devono affrontare.

DIRITTO AL VOTO

Per adesso, la campagna più pressante che la Fazio deve svolgere,  è per il diritto al voto delle donne italiane. La prima riunione dell’Udi sull’argomento è del 25 ottobre 1944.  Secondo Patrizia Gabrielli, a questa riunione, che si tiene a Roma, si incontrano le giovani militanti della Resistenza con le anziane protagoniste della lotta suffragista: è un momento di entusiasmo, tra le militanti si diffonde la speranza di realizzare una vasta alleanza che possa offrire alle donne un maggiore potere contrattuale sia verso il governo, sia nei confronti dei singoli partiti di appartenenza.

 

Una mobilitazione che porta i suoi frutti, perché i tempi sono maturi: la maggioranza dei partiti non si oppone, ha capito, infatti, l’importanza del diritto al suffragio per le donne e del contributo che queste possono dare alla crescita del Paese. Il 30 gennaio 1945, su proposta dei Ministri De Gasperi e Togliatti, viene presentato al Consiglio dei Ministri ed approvato all’unanimità un decreto-legge che estende alle donne il diritto di voto in condizioni di completa parità con gli uomini.

Il calendario degli impegni politici per l’esponente politica tra il 1945 e il ’46  è incalzante. Appena vinta una battaglia politica eccola di nuovo sulla breccia per il referendum del 2 giungo 1946 dove votano per la prima volta anche le donne. E la Fazio scrive: «L’avvenire del popolo italiano è in gioco: il referendum ci darà la monarchia, complice della dittatura fascista e della guerra, o la Repubblica, garanzia di progresso? L’Udi è l’unica associazione femminile che nella lotta prende una posizione decisa: L’Unione Donne Italiane è per il progresso». Il Comitato Direttivo dell’Unione Donne Italiane,  ritiene, infatti, che in questo momento di gravi decisioni ciascuno debba assumere le sue responsabilità, e dichiara quindi di schierarsi accanto a tutte quelle forze che combattono per la Repubblica democratica.

La Repubblica passa con il 54% circa dei voti e  il 18 giungo 1946 la Repubblica italiana è ufficialmente proclamata.

Il 2 giugno non si è solo votato per la Repubblica, ma anche per la Costituente  e Rosetta, sempre attraverso l’Udi, si impegna a sostenere le donne che si candidano. Dai vari partiti ne vengono presentate in tutto 226. Di esse, 21 saranno elette e, di queste, 11 sono dirigenti dell’Udi; un successo per l’associazione.   Le elette al primo parlamento nazionale, infatti, sono: 9 del PCI, 9 della DC, 2 socialiste, 1 dell’Uomo Qualunque.

DEPUTATA AL PARLAMENTO

Gli anni tra il 1946 e il 1947 sono i più intensi della sua vita familiare e politica. Viene eletta Segretario generale dell’Udi, è successivamente eletta Segretario generale della nascente “Federazione mondiale delle donne” (FMD), che raduna le donne comuniste e socialiste di tutto il mondo, la cui Presidente è la russa Irina Fursteva, Ministro dell’URSS, e, dulcis in fondo, proprio nel 1947 dà alla luce un bel maschietto, Giuseppe.

Dopo la parentesi “maternità” l’aspetta un’altra sfida: nel 1948 le viene offerta dal partito socialista la candidatura da deputata per le elezioni al primo parlamento della neonata Repubblica italiana. La Fazio ha 35 anni ed è pronta per un impegno politico di alta responsabilità. E’ eletta nel Collegio unico nazionale. Rimarrà in carica dal 1° giugno 1948 al 24 giugno del 1953, per una sola legislatura.

 

Nella veste di deputata si interesserà soprattutto di problemi legati alla scuola, alla maternità, al diritto al lavoro e farà parte della commissione speciale per la ratifica dei decreti legislativi emanati nel periodo della Costituente.

Come parlamentare, su invito dell’Udi locale,  il 20 marzo del 1949 viene a Campobasso per condurre un affollato comizio in piazza della Libera. Il tema che sta a cuore alla molisana è “Per la pace contro il Patto Atlantico”, in cui attacca il Governo e la sua politica guerrafondaia. Dopo la conferenza è indetta un’assemblea dove i presenti votano per acclamazione un ordine del giorno che riafferma la volontà di pace contro tutti i popoli e la condanna della politica di guerra del Governo.

UN NUOVO AMORE

Nel mondo politico la Fazio finisce per trovare anche “il vero uomo della sua vita”. Si tratta del parlamentare comunista ed ex partigiano Carlo Olivero. Basta, infatti, il primo incontro, uno sguardo, e i due rimangono  impigliati immediatamente nella rete della passione amorosa,  fusi totalmente da identici ideali di vita e di sentimenti.

Rosetta non accetta compromessi, sotterfugi, bugie. La molisana, che vive ormai un matrimonio sofferto per divergenze caratteriali, chiede al marito la separazione.

Leonardo, con il tempo, si rifarà anche lui una nuova famiglia e i due riusciranno a mantenere un rapporto di affettuosa amicizia, permettendo ai figli di poter contare su due nuclei familiari concordi.

Rosetta con il figlio

IL SUO IMPEGNO PER L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE

Un altro rilevante contributo l’esponente socialista lo dà all’FMD. Gira il mondo, infatti, portando le sue esperienze nelle varie conferenze, meeting e congressi di questa federazione. Particolarmente importante è il viaggio della Fazio in Cina immediatamente dopo la conquista del potere da parte di Mao Tse Tung. Anche quando muore Stalin, nel marzo del 1953, sul mausoleo della Piazza Rossa a Mosca sono schierate tutte le massime autorità del comunismo e del socialismo (filocomunista) del mondo. L’Italia è rappresentata da Togliatti, Nenni e  Rosa Fazio.

Ma la Fazio spenderà le energie migliori soprattutto nell’Udi  che vivrà, sotto la sua direzione, un periodo d’oro di sviluppo e di vivace iniziativa. Ella, contrariamente alle altre militanti comuniste o socialiste, cercherà di tenere l’associazione indipendente dai partiti, perché per lei, fine e ragione d’esistere dell’Udi è  l’emancipazione femminile, da sostenere indipendentemente dal partito di appartenenza.

Infatti, dice Marisa Rodano, «Rosetta, assieme a Giuliana Nenni, condusse una seria battaglia per impegnare le militanti socialiste nell’UDI e per difendere e promuovere l’associazione unitaria delle donne». Una posizione che la Fazio sostiene sia  nel II Congresso nazionale del ’47, che in quello del ’48. E, in particolare, nel rapporto al Comitato Direttivo del 1952, continua la Rodano: «Il settarismo si fa più che mai vivo: le dirigenti dell’Udi dimenticano di essere dirigenti di un’organizzazione di massa per ricordarsi soltanto di essere militanti di un partito».

La sua grande capacità di mediatrice la esprimerà in particolare quando dovrà affrontare le due “donne” di Togliatti. La prima presidente dell’Udi è infatti Rita Montagnana, moglie dello statista comunista,  che diventerà grande amica di Rosetta. Successivamente è Nilde Iotti che subentra nel cuore di Togliatti e alla guida dell’unione. La Fazio, Segretario Generale durante la presidenza delle due donne, dovrà mantenere la continuità dell’organizzazione, riuscendo a temperare e moderare comprensibili difficoltà e tensioni di carattere non  sempre politico.

La deputata sarà  Segretaria Generale dell’Udi dal 1947 sino al IV Congresso del 1959.

Quando lascia l’incarico in quell’anno c’è una forte divergenza politica all’interno dell’organizzazione. I socialisti con Nenni, dopo gli eventi d’Ungheria del 1956, avevano assunto una posizione di rottura con l’Unione Sovietica e con il comunismo. La Fazio, che aveva capito che erano stati commessi errori politici negli anni precedenti, a cominciare dal Fronte Popolare del 1948, decide di seguire Nenni sulla strada dell’autonomia. Posizione che diventa inconciliabile nell’Udi dove, in pratica, finiscono per rimanere solo socialiste di secondo piano, che appartengono alla sinistra del partito (che poi con la scissione dà vita nel 1963 al PSIUP). Infatti, l’Udi  ̶  dice il figlio Pietro Longo  ̶  col tempo diventa uno strumento politico totalmente controllato dai comunisti.

L’esponente politica ritorna quindi all’insegnamento fino al pensionamento.

Muore nella sua casa romana il 17 dicembre 2004,  nel rimpianto dei due figli, diventati anche loro personaggi di spicco: Pietro, deputato, già segretario e Ministro del PSDI, e Giuseppe, scienziato di fama internazionale, affermato nel campo della logica matematica, attualmente professore presso la Scuola Normale Superiore a Parigi. Rosa, prima di morire, aveva chiesto di essere tumulata a Venezia, accanto al compagno Carlo Olivero, che aveva sposato.

La Fazio aveva la consapevolezza che la storia della donna moderna italiana è passata anche attraverso le sue scelte. Scrive  l’ex parlamentare Marisa Rodano – con cui ha condiviso molte lotte all’interno dell’Udi – che si parla spesso di “padri” fondatori della Repubblica, tendendo a dimenticare che la Repubblica ha avuto anche delle “madri” e, sicuramente, tra queste, figura Rosa Fazio Longo che, con le sue battaglie per la parità e per i diritti delle donne italiane, ha fortemente contribuito a rafforzare la democrazia e a modernizzare l’Italia.  Tante conquiste che alle giovani di oggi sembrano acquisite ma che sono state frutto delle lotte di donne coraggiose come la Fazio.
Nel 2019 il Comune di Termoli, grazie a questa ricerca portata all’attenzione degli alunni delle scuole di quel comune,  ha intitolato un largo alla deputata molisana: