Clara, Lidia e Antonia, tre donne uccise in un giorno, quattordici in due mesi, è una guerra, di Cinzia Pennati

Clara, Lidia e Antonia. 3 donne uccise in un giorno. 14 in due mesi. È una guerra.

Clara , 69 anni è stata uccisa, lasciata agonizzante in strada. Accoltellata dal suo ex compagno. 30 le coltellate. Nel suo negozio, nella mia città. Genova.

Era una donna generosa, forte e buona. Molto solare, così mi ha scritto una mia cara amica che la conosceva. Mi ha detto: ti prego scrivi di lei, perché non c’è solo la tragedia del femminicidio ma anche che queste donne, amiche, sorelle, vengano dimenticate.

Clara aveva già sacrificato la metà del suo patrimonio per quell’uomo. A marzo scorso, aveva detto basta e da quel momento era iniziata la persecuzione. Ovunque. A casa, per strada. Lui aveva persino urinato sulla sua saracinesca.

Clara Ceccarelli lascia un figlio con problemi di salute e un vuoto enorme nelle persone che le hanno voluto bene.

Non ci sono giustificazioni per lui. Vi prego, nessuna confusione o delirio. È un femminicida.

Poi c’è Lidia, 49 anni, strangolata e lasciata marcire in una vasca da bagno. Il femminicida ha gironzolato in casa tre giorni prima di fuggire con carte di credito, chiavi e telefonino. Pavia.

Un’altra donna Antonia 77 anni, l’hanno trovata supina, uccisa con un oggetto contundente e coperta con un lenzuolo. Lui, Domenico, 83 anni, suo marito, poi si è impiccato a una trave. Vicenza.

Un’altra ancora, ieri, non è stata uccisa ma malmenata dal marito e per salvarsi, arrivata ad un casello autostradale, si è gettata fuori dalla macchina.

Siamo un corpo solo, mi ha scritto una mia amica dopo aver saputo di Clara. È una guerra, mi ha scritto un’altra.

È una frase dura è terribile, eppure, in questo momento non saprei chiamarla in un altro modo.

Tre donne uccise solo ieri.

Quattordici donne uccide in un mese e mezzo.

Sappiamo già tutto, inutile che ci ripetiamo le stesse cose. Gli uomini non sanno affrontare il dolore, non concepiscono di perdere, siamo i loro possedimenti. Qui l’amore non c’entra.

Sappiamo tutto e allora perché le cose non cambiano? Perché gli omicidi nel 2020 sono diminuiti e i femminicidi aumentati?

È davvero una guerra contro di noi?

Una cosa, lasciatemela dire, però, il prossimo uomo a cui sento usare la parola competenza, in riferimento al fatto che le donne non raggiungono i luoghi del potere, me lo sbrano.

Perché il piano è lo stesso. Non è un altro, è lo stesso.

Se i femmminici non si fermano è anche perché non c’è un cambio di rotta, perché qualcuno continua a sostenere con parole e azioni che le donne sono meno capaci e le riporta costantemente ad un ruolo di sottomissione.

Se le cose non cambiano è perché il potere è in mano agli uomini come un privilegio, che fanno leggi per gli uomini, perché sono uomini e spesso non si rendono nemmeno conto che sono lì perché sono nati maschi.

Quattordici donne morte sono una chiamata alle armi, sono una chiamata al bisogno di sovvertire i privilegi, a farci incazzare non solo dentro alle nostre case, ma anche in politica, per cambiare le cose.

Perché loro non lo sanno che noi siamo un corpo unico. E quando uccidono una di noi, ci uccidono tutte.