e siamo a 16, ieri Deborah e Rossella, il femminismo dovrebbe essere materia scolastica, di Cinzia Pennati

E siamo a 16. Ieri Deborah e Rossella. Il femminismo dovrebbe essere materia scolastica.

22 febbraio. Trento. Deborah Saltori 42 anni è stata uccisa colpita ripetutamente alla carotide con un’accetta. Un’accetta. L’uomo era il suo ex marito, già agli arresti domiciliari per violenza domestica con la sua precedente compagna, ha poi tentato il suicidio e ora è in gravissime condizioni.

22 febbraio. Ferrara, Bondeno. Rossella Placani, 50 anni. Colpita con un oggetto contundente. Fermato nella notte il compagno, ci sono gravi indizi a suo carico.

Dal 1 gennaio sono state uccise: Maria. Sharon. Maria. Victoria. Roberta. Tiziana. Teodora. Sonia. Ilenia. Teodora. Piera. Luljeta. Antonia. Lidia. Clara.

Ieri, due in un giorno Deborah e Rossella.

Non hanno nulla in comune se non che sono donne e sono state uccise in modi feroci dai loro ex mariti, ex compagni o che stavano per diventarlo.

Lo sgomento non è più all’ordine del giorno, il femminicidio è ormai un fatto quotidiano, l’efferatezza con cui vengono uccide le donne, sotto il silenzio degli uomini che ci governano, pure.

È necessario, ancora di più, battersi affinché il femminismo sia materia d’insegnamento e lasciatemelo dire, non esiste nessun femminismo ideologico ( bella giustificazione), essere donna vuol dire nascere in una situazione di svantaggio e inferiorità.

Il femminismo nasce come movimento per contrastare questo grande svantaggio che porta alcuni uomini a pensare di poter decidere persino della nostra vita.

Perché le donne vengono uccide?

Solitamente, quando le donne mettono in discussione la relazione di potere maschile, vengono ammazzate. Siccome, hanno provato a prendere parola e a sovvertire l’ordine, vengono silenziate per sempre.

Quindi, questo c’entra con tutti quei discorsi cari ad alcuni uomini del nostro Paese che ci ricordano ( vedi Pillon) che siamo solo corpo, verso chi ci spaventa quando vogliamo separarci, e il conseguente ricatto economico ed emotivo sui figli, riguarda il lavoro femminile, riguarda la decisione libera di abortire oppure no, la nostra lotta continua e costante per l’emancipazione.

E, allora, io non mi fermo, a scuola spiego ai mie bambini e alle mie bambine cos’e il femminismo, e i maschi strabuzzano gli occhi e dicono: ah, pensavo fosse il contrario del maschilismo!

E sempre a scuola parliamo dell’amore, di quello che dura per sempre ma anche di quello che può finire, della capacità di esprimere dei sentimenti non solo ad appannaggio del femminile. Parlo ai miei maschi del dolore, della frustrazione e della capacità di superarlo.

Un bambino, durante una lezione di storia, sulle piramide sociale nelle civiltà, in assenza completa delle donne, mi ha chiesto:” Maestra, quando nasce il femminismo?”.

Lo ha capito lui che non c’è niente di ideologico, solo cultura di sottomissione da secoli. Forse, dovrebbe spiegarlo a Recalcati.

Insegniamo a scuola il femminismo, lo ripeto a gran voce, perché con gli uomini di oggi, soprattutto quelli che hanno diritto di parola, le donne continuano a morire, i femminicida a procedere indisturbati.

Mi sa che i bambini e le bambini, così come i ragazzi e le ragazze, sono la nostra ultima e unica speranza.