accadde…oggi: nel 2005 muore Maria Bonino

Fondazione Maria Bonino – chi è Maria Bonino

Maria era medico pediatra e la svolta professionale, anzi vocazionale, è avvenuta appena dopo la laurea quando, insieme a un gruppo di scout, trascorse un periodo in alcune missioni del Kenia. Da allora lavorò sempre alternando l’Italia a qualche paese africano (Kenia, Tanzania, Burkina Faso, Uganda, Angola).

Dalla sua prima permanenza in Tanzania scriveva:

“Sono veramente contenta, al di là di ogni retorica. Qui ho potuto sperimentare il senso e il gusto del mio lavoro. L’idea di tornare in Italia non mi sorride per niente. Quello che io vorrei per me è di restare qui. Mi piace questo tipo di vita e di lavoro e, nonostante le inevitabili difficoltà, sento che qui le mie giornate hanno un senso”.

Maria amava tanto il suo lavoro, ma amava tanto anche le cose della vita: le amava e le viveva con una libertà che familiari e amici le hanno sempre invidiato. Quando poteva viaggiava, andava in montagna, andava a sciare e nel baule che portava in Africa c’era sempre spazio per raccolte musicali e libri di ogni genere.

Chi lavorò al suo fianco racconta di come si prodigava per ore e ore con un approccio sempre calmo e generoso con tutti, pronta a spendersi con molta determinazione. Tutti ricordano quanto si distingueva nel lavoro e quante notti insonni abbia trascorso a vegliare bambini non suoi. Sappiamo delle sue ribellioni davanti alla sofferenza dei bambini, ai loro gemiti agonici, al dolore delle loro mamme e dei loro papà.

E sappiamo di come davanti a tutta questa sofferenza non abbia mai smesso di combattere, rifiutando però l’idea di essere un eroico “Don Chisciotte”.

Partendo la prima volta per lavorare in Tanzania, Maria ci aveva lasciato un biglietto, la parte anteriore dell’immagine portava la scritta “Temo che il giorno finisca prima che io me ne accorga, e l’ora dell’offerta passi via”.

Maria ha vissuto fino al 24 marzo 2005 il suo ideale, quando l’infezione da virus di Marburg, di cui da un po’ di tempo aveva avvisato inascoltata le autorità sanitarie, l’ha stroncata con centinaia di suoi bambini.

A noi resta con un dolore infinito anche il conforto, altrettanto grande, della fede che Maria ha vissuto in modo discreto e silenzioso e di cui, come nel suo stile, ci ha lasciato testimonianza in poche righe scritte la settimana prima di morire:

PASSIONE E GENEROSITÀ

Maria amava tanto il suo lavoro, ma amava tanto anche le cose della vita: le amava e le viveva con una libertà che familiari e amici le hanno sempre invidiato. Quando poteva viaggiava, andava in montagna, andava a sciare e nel baule che portava in Africa c’era sempre spazio per raccolte musicali e libri di ogni genere.

Chi lavorò al suo fianco racconta di come si prodigava per ore e ore con un approccio sempre calmo e generoso con tutti, pronta a spendersi con molta determinazione. Tutti ricordano quanto si distingueva nel lavoro e quante notti insonni abbia trascorso a vegliare bambini non suoi. Sappiamo delle sue ribellioni davanti alla sofferenza dei bambini, ai loro gemiti agonici, al dolore delle loro mamme e dei loro papà.

E sappiamo di come davanti a tutta questa sofferenza non abbia mai smesso di combattere, rifiutando però l’idea di essere un eroico “Don Chisciotte”.

IL CONFORTO DELLA FEDE

Partendo la prima volta per lavorare in Tanzania, Maria ci aveva lasciato un biglietto, la parte anteriore dell’immagine portava la scritta “Temo che il giorno finisca prima che io me ne accorga, e l’ora dell’offerta passi via”.

Maria ha vissuto fino al 24 marzo 2005 il suo ideale, quando l’infezione da virus di Marburg, di cui da un po’ di tempo aveva avvisato inascoltata le autorità sanitarie, l’ha stroncata con centinaia di suoi bambini.

A noi resta con un dolore infinito anche il conforto, altrettanto grande, della fede che Maria ha vissuto in modo discreto e silenzioso e di cui, come nel suo stile, ci ha lasciato testimonianza in poche righe scritte la settimana prima di morire: