accadde…oggi: nel 1981 muore Carola Prosperi, di Flavia Caporuscio

PROSPERI, Carola in “Dizionario Biografico” (treccani.it)

Nacque a Torino il 12 ottobre 1883 da Nicolò, impiegato postale di origini toscane, e da Maria Prato, morta prematuramente quando la figlia era ancora in giovane età.

Visse con la famiglia in una modesta abitazione a piazza Carlina e frequentò la scuola Domenico Berti. Assecondando la volontà dei genitori, prese il diploma di maestra elementare e svolse il tirocinio presso la scuola Giacinto Pacchiotti. Insegnò poi per alcuni anni presso l’istituto Niccolò Tommaseo.

Incoraggiata da Domenico Lanza, suo professore di lettere, collaborò con qualche giornaletto scolastico e successivamente pubblicò con l’Unione dei maestri elementari d’Italia (Torino 1899) una serie di brevi testi fiabeschi: Il Natale di Clarina, Il piccolo sonatore ambulante, La catenella d’oroAttraverso un veloChi è causa del suo mal…Il naso rivelatoreLontanoSperanzaUn’eredità, nonché un Programma didattico per le scuole rurali e festive (Torino 1899; cfr. Carola Prosperi…, 1995, p. 41 n. 1). Intraprese poi una collaborazione con la Gazzetta del popolo della domenica, dove pubblicò alcune novelle, e diede alle stampe La profezia ed altre novelle (Torino 1907) che ottenne il parere favorevole di Edmondo De Amicis, suo «nume tutelare» e «paterno amico» (C. Prosperi, A colloquio con De Amicis, in Stampa sera, 8 gennaio 1977), nonché una recensione benevola di Guido Gozzano che individuò precocemente i temi centrali della sua narrativa: maternità, infanzia e amore.

Prosperi conobbe Gozzano proprio nel 1907, presso la Società di cultura, luogo di ritrovo degli intellettuali torinesi. In tale occasione diede il volume La profezia ed altre novelle al poeta torinese che ricambiò donandole una copia di La via del rifugio. Tra i due si instaurò una cordiale amicizia, testimoniata anche da una serie di articoli in ricordo del poeta, da lei pubblicati successivamente in Stampa sera tra il 1964 e il 1966 (Carola Prosperi…, 1995, pp. 110-118).

Seguendo il consiglio di De Amicis («lei è fatta per mettere il nero sul bianco»: A colloquio con De Amicis, cit.), nel 1908 abbandonò l’insegnamento e, segnalata dal vegliardo scrittore al critico letterario della Stampa, Dino Mantovani, venne chiamata da Alfredo Frassati, allora direttore del quotidiano torinese, a collaborare con il giornale.

Il 26 settembre 1908 sposò Luigi ‘Gino’ Pestelli, giornalista fiorentino, assunto nel medesimo anno dalla Stampa, e futuro direttore del Servizio stampa e propaganda della FIAT. Dal matrimonio, il 29 giugno 1909, nacque Leo, unico figlio della coppia.

Il 20 giugno 1909 iniziò la sua collaborazione con il Corriere dei piccoli, nel quale pubblicò circa ottanta fiabe sino al 1931, e diede alle stampe cinque testi fiabeschi (sempre editi dall’Unione dei maestri elementari d’Italia: Torino 1910): Il minuetto di LulùLe avventure di CarboncinoLe casseruole a parlamentoTre fiabeChe bel viaggio!

Successivamente riunì in volume molte delle sue fiabe: Reucci e fatine al chiaro di luna (Firenze 1923; venti fiabe scritte tra il 1909 e il 1923); La storia dell’ochina nera (Milano 1930; otto fiabe scritte tra il 1914 e il 1917); L’agnellino nero ed altre fiabe (Torino 1930; sedici fiabe scritte tra il 1919 e il 1925); La seggiolina d’oro ed altre fiabe (Torino 1954; cinque fiabe scritte tra il 1923 e il 1931); La colombina nel serpentaio e altre fiabe (Vicenza 1960; cinque fiabe scritte tra il 1925 e il 1931); La fata del rondinaio e altre fiabe (Vicenza 1960; sei fiabe scritte tra il 1924 e il 1928); Il principe Zuccherino e altre fiabe (Vicenza 1960; cinque fiabe scritte tra il 1923 e il 1931). A queste raccolte si aggiunse il racconto lungo per l’infanzia, più volte ristampato, dal titolo Codaditopo (Firenze 1930).

Il genere fiabesco venne praticato con costanza e originalità da Carola Prosperi che, riducendo al minimo la presenza dei topici personaggi da fiaba quali orchi, streghe e fate, propose un modello di letteratura per l’infanzia basato essenzialmente sul più realistico ambiente della casa e della famiglia dislocando nel reale l’elemento magico. Al centro delle sue fiabe si collocano quei medesimi personaggi femminili che sono i protagonisti della cosiddetta narrativa rosa prosperiana, nella quale è peraltro rintracciabile la tendenza alla conciliazione pacificante dell’intreccio, tipica del genere fiabesco.

Con la pubblicazione del suo primo romanzo, La paura di amare (Torino 1911), ottenne il successo sia di critica sia di pubblico e vinse il premio Rovetta.

Il romanzo – che narra la storia di una donna destinata a un’esistenza infelice nel ruolo di moglie e madre – riprende alcuni temi già sviluppati nella precedente raccolta di novelle e focalizza l’attenzione sulla condizione femminile all’interno dell’universo domestico. Lontana sia dalla letteratura d’appendice sia da rivendicazioni di natura femminista, l’autrice, che pure abbraccia una concezione tradizionale del ruolo della donna, indaga l’esperienza amorosa nelle sue componenti delusive e denuncia l’impossibilità del raggiungimento della felicità non solo da parte del soggetto femminile ma, in termini più generali, del genere umano tutto.

Intrapresa un’assidua collaborazione con quotidiani e riviste già nel 1913, dal 1922 al 1968 l’attività giornalistica fu un vero e proprio impegno quotidiano, dapprima con La Stampa e poi, dal 1940, con Stampa sera.

Generalmente in terza o sesta pagina, i più di mille contributi da lei firmati riflettono chiaramente il suo gusto eclettico: dalla moda al costume e dalle curiosità all’attualità, gli articoli, che di frequente prendono spunto dalla lettura di riviste francesi e da libri a lei cari, sono rivolti a un pubblico femminile piccolo-borghese e vertono essenzialmente sulla condizione della donna. Se nei contributi pubblicati dal 1922 al 1933 è ancora rintracciabile una predominante componente fantastica che rimanda alla precedente produzione novellistica, dal 1933 al 1945 i suoi articoli, che trattano principalmente argomenti come la maternità, l’amministrazione della casa, la moda e la bellezza, confluiscono in rubriche quali La donna e la casaLa donna italiana e Disco azzurro. Il modello di donna presentato dalle rubriche è perfettamente in linea con il prototipo femminile tradizionale della moglie e della madre, come si evince anche dalla corrispondenza con le lettrici tenuta sempre nella Stampa.

Con il passaggio a Stampa sera Prosperi pubblicò una serie di biografie di figure femminili contemporanee e del passato, tra le quali Carolina Bonaparte, Isadora Duncan, Eleonora Duse, Greta Garbo, Marilyn Monroe e Maria Stuarda. Al 1961 risale un’interessante inchiesta sulle nuove professioni femminili: ambasciatrice, regista, estetista, hostess, poliziotta, giornalista e annunciatrice televisiva.

Parallelamente alla professione giornalistica per la quale fu insignita del premio Saint-Vincent nel 1959, continuò a dedicarsi costantemente alla narrativa, pubblicando circa quaranta romanzi e moltissime novelle.

Dopo il felice esordio del 1911, diede alle stampe le novelle di Il cuore in gioco (Milano 1913); poi, presso Treves, due romanzi di notevole successo, La nemica dei sogni (Milano 1914) e L’estranea (Milano 1915), quindi la raccolta di novelle Vocazioni (Milano 1919). Dagli anni Venti ai Sessanta la sua produzione non conobbe fasi di arresto, soddisfacendo puntualmente le richieste di un cospicuo numero di fedeli lettrici che apprezzavano una narrativa che poneva al centro la donna e ne indagava paure, contraddizioni e aspettative mal celate dietro l’apparente normalità della vita domestica. Tra i titoli più celebri: La casa meravigliosa (Firenze 1920); L’amore di un’altra (Torino 1922); Vergine Madre (Milano 1924); Il pianto di Lilian (Milano 1931); Tempesta intorno a Lyda (Milano 1931); Agnese, amante ingenua (Milano 1934); Il secondo amore (Milano 1934); L’indifesa (Milano 1940); La maschera d’amore (Milano 1941); Graziella (Milano 1943); L’amore sbaglia (Milano 1948); Maria Clotilde di Savoia (Torino 1948); Racconti del Piemonte (Torino 1955); Buona fortuna, Natalia! (Alba 1967), Storia di Selvaggia (Alba 1969). Più di recente, nella collana La Memoria di Sellerio, per cura di Chiara Simonetti, è stato ristampato il romanzo Eva contro Eva (Palermo 2002; 1ª ed., Torino 1951).

Nel settembre del 1965 il marito morì improvvisamente. Undici anni dopo, il 3 dicembre 1976, perse invece il figlio, scrittore, linguista e critico cinematografico della Stampa.

Ormai novantenne e provata dai dolorosi lutti, nel 1977 pubblicò un ultimo articolo in cui ripercorreva la sua vicenda biografica, dall’incontro con De Amicis all’amicizia con Gozzano e alla villeggiatura estiva con Benedetto Croce a Viù nel 1918 (A colloquio con De Amicis, cit.).

Morì a Torino, nella sua abitazione di via A. Gramsci, il 26 marzo 1981.