quando giustifichiamo i figli e le figlie li/le condanniamo all’insicurezza, di Cinzia Pennati

Quando giustifichiamo i figli li condanniamo all’insicurezza. – Penny (sosdonne.com)

Quante volte di fronte ad un rimprovero di un educatore o di un insegnante a nostro figlio abbiamo detto:

“D’altronde anche io da piccola/piccolo ero così”, oppure, “lui, a volte esagera ma è un bambino e ha bisogno di sfogarsi”.

Quante volte quando parliamo del loro percorso scolastico usiamo il plurale?

“Ieri abbiamo studiato storia…speriamo non ci rimandino…”mischiando i piani, il nostro, quello di adulti e il loro, quello di figli?

Non é facile essere un buon genitore e chi mi conosce sa che in queste mie parole non ci sono assi di giudizio, perché io stessa, come madre, ho ceffato una marea di volte.

Ma il mio lavoro di insegnante mi ha portato a guardare le cose anche da un altro punto di vista, mi ha fatto da specchio, aiutandomi a cambiare prospettiva.

Siamo passati da un’ educazione autoritaria che ha fatto moltissimi danni, dove vigeva la regola si fa così a un’educazione permissiva che, spesso, affatica e disorienta i nostri bambini e i nostri ragazzi.

I nostri figli hanno bisogno di essere compresi e capiti, ma hanno altrettanto bisogno di limiti; giustificandoli quando le loro azioni sono dannose, noi crediamo di proteggermi, invece, non li aiutatiamo di certo a crescere con una buona autostima.

I bambini e i ragazzi hanno bisogno di limiti e di regole chiare per stare bene con se stessi e con gli altri e tutte le volte che noi giustifichiamo un richiamo proveniente dall’ambiente esterno educante, non gli facilitiamo la costruzione di un’identità solida.

Tra l’autorevolezza e la permissività esiste il mondo della responsabilità, ovvero, la capacità di un’educazione che non svilisca i figli ma che si interessi dei figli anche attraverso i No e la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Quello che serve è una relazione di fiducia. Serve la capacità, come genitori, di non entrare in crisi quando ci vengono fatti notare comportamenti sbagliati dei nostri figli, serve la capacità di non assolvere comportamenti scorretti ma aiutarli a trovare la strada per correggerli.

Di certo non sarà l’abuso di potere a salvarli, né le punizioni che metteremo in atto, ma una relazione amorevole e ferma.

Tutte le volte che nostro figlio viene ripreso, prima di giustificarlo, dovremmo ricordarci che non esiste solo lui ma il mondo con cui interagisce, ovvero gli altri, e insegnandogli la differenza tra bene e male non stiamo tutelando solo lui, ma anche le persone che ha intorno.

Lo educhiamo a vivere in società, a sentirsi parte e responsabile delle proprie azioni.

La paura intrinseca, non manifesta, del permissivismo educativo genitoriale è la perdita del bene dei nostri figli, ma se ci comportiamo in modo “assolutorio” a prescindere, se gli facciamo trovare la pappa pronta, se non gli permettiamo di “giocarsi” da soli il rapporto con i prof (anche con quelli ingiusti, stronzi ecc…), siamo noi i primi a metterlo in discussione.

Non possiamo concedere tutto, eliminare frustrazioni e semplificare strade, pensando che questo gli renderà la vita più semplice. Non sarà così.

Non è bruciando gli ostacoli che i nostri figli impareranno a superarli, anzi, se continueremo a sostituirci a loro, ciò che penseranno di se stessi sarà di non essere abbastanza capaci per potercela fare da soli.

Interessarsi a loro non vuol dire spianargli la strada, facilitargli l’esistenza, contrastare chiunque ci spinga a vedere le parti che neghiamo dei nostri figli. Interessarsi a loro vuol dire essere responsabili della relazione genitoriale.

Perché la responsabilità della relazione è sempre degli adulti e loro, per crescere, hanno bisogno che noi assolviamo al nostro compito e ci assumiamo quella responsabilità con coraggio e fermezza.

Si aspettano che non ci preoccupiamo di perdere il loro amore, perché questo è un atto egoistico che riguarda noi, ma che ci interessiamo a loro davvero, comprese le storture.

Si aspettano che facciamo gli adulti.