Lorna Wing, la psichiatra che ha rivoluzionato la concezione di autismo, di Simone Petralia

Lorna Wing, la psichiatra che ha rivoluzionato la concezione di autismo (oggiscienza.it)

“Nature never draws a line without smudging it”, la natura non traccia mai una linea senza sbavature. Sono parole della psichiatra britannica Lorna Wing. Pioniera nel campo dei disturbi dello sviluppo infantile, Wing è nota per i suoi studi rivoluzionari sull’autismo. È stata lei a introdurre il concetto di “spettro autistico”, segnando un vero e proprio cambio di paradigma in ambito psicologico e psichiatrico.

Wing ci ha mostrato che l’autismo è una realtà fatta di molte gradazioni e numerose variabili correlate; una condizione complessa, non un disturbo specifico con caratteristiche univoche. All’interno dello spettro autistico, descritto attraverso tre livelli in base alla necessità di supporto della persona, rientrano infatti persone con caratteristiche cognitive anche profondamente diverse. L’eterogeneità dello spettro è oggi riconosciuta dalla comunità scientifica, tanto che nel DSM-5 – l’ultima edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicata nel 2013 – la definizione di “autism spectrum disorder” ha sostituito tutte le precedenti categorizzazioni, inclusa la sindrome di Asperger (termine che resta, tuttavia, in uso nel linguaggio quotidiano).

Wing ha ridisegnato la mappa di un terreno psichico e comportamentale per decenni relegato entro vecchi schemi, frutto di una concezione statica e riduttiva della mente umana. Il suo lavoro sull’autismo ha dimostrato che in natura non esistono confini netti e chiari, linee di demarcazione inequivocabili tra una realtà e l’altra. La complessità è la cifra del mondo naturale, inteso sia in chiave fisica che psichica: “Nature never draws a line without smudging it”, per l’appunto.

Susie e l’autismo

Lorna Gladys Tolchard nasce nel 1928 a Gillingham, nel Kent. Dopo il diploma alla Chatham Grammar School for Girls, nel 1949 inizia a studiare medicina presso l’University College Hospital di Londra. Qui, durante la dissezione di un cadavere nel laboratorio di anatomia, conosce John Wing, compagno di studi e suo futuro marito. I due si sposano nel 1951 e nel 1956 hanno una figlia, Susie, a cui ad appena tre anni viene diagnosticata una forma grave di quello che al tempo era chiamato “autismo infantile”.

Lorna, che nel frattempo si era specializzata in psichiatria e aveva iniziato a lavorare presso il Maudsley Hospital di Londra, decide di dedicarsi allo studio dei disturbi dello sviluppo infantile. Coinvolta non solo in qualità di scienziata, ma anche e soprattutto in quanto madre, nel 1962 contribuisce a fondare la National Autistic Society, prima associazione al mondo a fornire assistenza e supporto ai genitori di bambini autistici.

Gli studi di Leo Kanner e la teoria di Bettelheim

La concezione di autismo prevalente in quegli anni era basata quasi esclusivamente sugli studi di Leo Kanner, psichiatra austriaco naturalizzato statunitense che in un articolo pubblicato nel 1943 aveva definito “autismo infantile precoce” una sindrome patologica caratterizzata da comportamenti ripetitivi e scarsa e interazione sociale. Data la mancanza di studi approfonditi sull’argomento, negli anni Sessanta vengono elaborate varie teorie – spesso prive di fondamento – volte a identificare le cause dell’autismo.

Tra queste, conosce un notevole successo l’ipotesi formulata dallo psicoanalista Bruno Bettelheim, che nel saggio La fortezza vuota, pubblicato nel 1967, sostiene che l’origine dell’autismo sia da attribuire non a cause organiche ma a presunte mancanze da parte dei genitori, in particolare delle madri. Secondo Bettelheim le cosiddette “madri frigorifero”, fredde e indifferenti alle esigenze emotive dei loro figli, li spingerebbero ad allontanarsi dal mondo circostante e a ritirarsi in una sorta di “fortezza vuota”.

Le ricerche condotte da Lorna Wing vanno sin dall’inizio in direzione contraria a questa narrazione, fino a mostrarne la totale infondatezza. Negli anni Settanta, Wing e la collega Judith Gould avviano il Camberwell Psychiatric Case Register, un sistema di analisi epidemiologica volto a registrare tutti i pazienti che utilizzano i servizi psichiatrici di un’area specifica di Londra. I dati accumulati forniscono alla psichiatra inglese le prime prove della natura composita dell’autismo, difficilmente riducibile entro schemi diagnostici rigidi.

Non solo le spiegazioni psicoanalitiche non hanno alcun fondamento, ma anche le descrizioni di Leo Kanner non sembrano sufficienti, perché descrivono solo una piccola porzione delle persone con caratteristiche autistiche con cui la psichiatra è entrata in contatto nel corso delle sue ricerche.

La sindrome di Asperger e il concetto di “spettro autistico”

In un articolo pubblicato in lingua tedesca nel 1944, passato quasi completamente inosservato, il pediatra austriaco Hans Asperger aveva descritto per la prima volta, in un gruppo di ragazzi privi di difficoltà cognitive e linguistiche, quella che sembrava una forma particolare di autismo. Questi ragazzi, chiamati da Asperger “piccoli professori”, mostravano indifferenza nei confronti della maggior parte dei compiti loro assegnati, un intenso interesse per attività specifiche, comportamenti ripetitivi, senso di angoscia in caso di interruzione della routine e difficoltà a fare amicizia.

Grazie alla traduzione del marito, che conosce il tedesco, Lorna Wing ha la possibilità di leggere lo studio di Asperger e in un articolo pubblicato nel 1981 sulla rivista Psychological Medicine, intitolato “Asperger’s Syndrome: a clinical account”, descrive 34 casi di individui le cui caratteristiche sono riconducibili a quelle analizzate decenni prima dal pediatra austriaco. Propone quindi la definizione di sindrome di Asperger per identificare questa differente manifestazione dell’autismo, che non rientrava nei criteri diagnostici accettati dalla comunità scientifica dell’epoca (seppur descritta, ancor prima che da Asperger stesso, dalla psichiatra russa Grunya Sukhareva).

Grazie all’articolo di Wing e alla successiva traduzione in lingua inglese dello studio di Asperger da parte della psicologa tedesca Uta Frith, la sindrome di Asperger viene inclusa nella quarta edizione del DSM, pubblicata nel 1994. Al di là del successo della definizione, le ricerche di Lorna Wing mostrano in modo inequivocabile l’impossibilità di descrivere l’autismo in base a criteri diagnostici univoci. L’autismo non è una patologia ma uno spettro, che include persone – bambini e bambine, uomini e donne – con caratteristiche anche incredibilmente diverse le une dalle altre, accomunate da alcune radici condivise.

Nel 1991, Lorna Wing e Judith Gould hanno fondato a Londra il Center for Social and Communication Disorders, clinica diventata un modello internazionale per la diagnosi e il trattamento delle persone autistiche. Dopo la morte della psichiatra, nel 2014, il centro è stato ribattezzato Lorna Wing Center for Autism. “La sua vita”, ha dichiarato Patricia Howlin, professoressa di psicologia clinica infantile presso l’Istituto di Psichiatria del King’s College di Londra, “è stata un dono per le persone con autismo di tutto il mondo”.

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