accadde…oggi: nel 1515 nasce Chiara Matraini, di Sara Mostaccio

Chi è Chiara Matraini, poetessa del Rinascimento (elle.com)

Anticonformista, libera e scandalosa è stata Chiara Matraini, poetessa lucchese del Rinascimento che è riuscita a vivere la vita che voleva a dispetto di una società che imponeva alle donne del suo ceto di restare confinate in casa a servire marito e figli.

Chiara nasce a Lucca il 4 giugno 1515 da una ricca famiglia di artigiani della seta originaria del borgo lucchese di Matraia, da cui il cognome. Il padre è Benedetto Matraini, sposato a Agata Serantoni, ma muore l’anno dopo la nascita di Chiara che viene così affidata allo zio Rodolfo insieme ai fratelli Luiso e Lodovico.

La famiglia cade in disgrazia a causa del coinvolgimento nella cosiddetta “rivolta degli straccioni” del 1531 che chiedeva politiche meno restrittive sull’esportazione della seta e la possibilità per le classi popolari di entrare nel governo della Repubblica. Appena un anno dopo i rivoltosi vengono repressi con l’esilio, il carcere o addirittura la decapitazione. Lo zio Rodolfo si ritira dalla vita pubblica, Luiso muore in prigione e Lodovico ci rimette la testa.

Chiara va in sposa a Vincenzo Cantarini appena prima della rivolta che determina la caduta della famiglia e nel 1533 dà alla luce il figlio Federigo. Anche i Cantarini sono artigiani benestanti e hanno partecipato alla rivolta ma è proprio un loro parente a tradire un Matraini e la congiura degli esiliati che tentano di rientrare in città per rovesciare il governo.

Nel 1542 Chiara è già vedova e lascia la casa dei rigidi suoceri, che tengono con sé il bambino allontanandolo dalla madre. Non lo rivedrà per anni. Deve sacrificare tutto per essere padrona di se stessa. “Ho voluto liberarmi dai legami sociali e dalle imposizioni bigotte e vivere pienamente” dice la poetessa nel romanzo ispirato alla sua vita e intitolato Per seguire la mia stella, come i primi versi di una sua poesia.

Chiara si va affermando come poetessa ed è nota anche come musicista, ama cantare e suonare la spinetta. Conduce una vita libera rifiutando le convenzioni dell’epoca che vogliono una donna relegata alle sole faccende casalinghe. Nel 1547 finisce coinvolta in uno scandalo per via delle sue frequentazioni e per la relazione che intreccia con Bartolomeo Graziani, un vicino di casa già sposato con una certa Elisabetta Sergiusti.

Nella Vita di Gherardo Sergiusti si fa riferimento (certo faziosamente) alla relazione tra la poetessa e Graziani e al loro scandaloso stile di vita: “la notte, non che il giorno da tutte l’ore a ridere, burlare, dir mille sporcitie e fare infinite cose disoneste (perché vi andavano molti giovani secolari, che di Pisa erano venuti a Lucca nelle vacantie)”. Chiara non bada ai giudizi altrui ma le voci diventano sempre più chiassose.

Per mettere a tacere i pettegolezzi la coppia si trasferisce fuori città tornando a vivere per qualche tempo a Matraia. Ma poco dopo il grande amore di Chiara fa una brutta fine, misteriosamente assassinato durante un periodo trascorso a Lucca.

Privata anche di questo affetto, la poetessa torna da sola a Matraia e si dedica alle sue rime. Le trascrive, le riordina, poi le affida al libraio e stampatore Vincenzo Busdraghi che farà circolare i suoi versi per l’Italia. Le rime e prose di Madonna Chiara Matraini, Gentildonna lucchese vengono accolte con favore. Sono un’eccezione i versi di una donna borghese, né donna di corte né nobile come Vittoria Colonna, che Chiara stima e con cui intrattiene un rapporto epistolare.

La fama di poetessa in città è già consolidata se già nel 1552 Ortensio Lando la cita nei Sette libri de’ cataloghi definendola “nobile poetessa lucchese” benché nobile non fosse affatto e non avesse ancora pubblicato le sue Rime, uscite solo nel 1555. La raccolta poetica è un vero e proprio canzoniere nello stile di Petrarca e racconta la vicenda amorosa con Bartolomeo dalle prime fasi dell’innamoramento fino alla tragica morte di lui.

Un anno dopo Chiara pubblica una traduzione dal latino, l’orazione A Demonico attribuita a Isocrate e dedicata a Giulio de’ Medici, mentre le Rime escono anche a Venezia e diverse composizioni appaiono in varie antologie dell’epoca. Nel 1560 sboccia un nuovo amore. Con Cesare Coccapani, nobile di Carpi legato agli Estensi, stringe un sodalizio anche intellettuale oltre che affettivo, come rivelano le lettere che si scambiano.

Due anni dopo Chiara è a Genova, forse fino al 1565. È in quella che città che deve fare i conti con una violenta lite con il figlio seguita da una controversia giudiziara. Federigo non intendeva restituirle la dote sulla quale Chiara contava per rendersi del tutto indipendente. Lo era già nell’animo ma aveva bisogno di diventarlo anche economicamente.

Non si hanno notizie della sua vita negli anni seguenti ma sappiamo che torna a Lucca, città natale e d’elezione, e nel 1576 si fa costruire una tomba nella chiesa di Santa Maria Forisportam, che ama frequentare in solitudine. La cappella doveva essere decorata con un quadro, affidato al pittore Alessandro Ardenti e completato da Francesco Cellini, che la ritraeva come la Sibilla Cumana.

Il quadro, oggi conservato nel Museo di Villa Guinigi, è uno dei tre ritratti che rimangono della poetessa. Gli altri due sono frontespizi dei suoi libri. Non era considerata una bellezza, aveva tratti del viso quasi maschili, era bassa e un po’ tozza. Eppure aveva talento, uno spirito indomito e una intelligenza che spiazzavano gli uomini e suscitavano scandalo e gelosie nelle donne.

Tuttavia nell’ultimo periodo della sua vita, ormai al riparo dagli scandali per la sopraggiunta età matura, Chiara rivede il suo comportamento turbolento dedicandosi a una vita più appartata e a tematiche spirituali. È l’epoca a cavallo tra la Riforma luterana e la Controriforma cattolica e la poetessa sembra voler ristabilire un’immagine di sé dedita alla fede.

Escono le Meditazioni spirituali nel 1581 e le Considerazioni sopra i sette palmi penitenziali nel 1586, poi il Breve discorso sulla Madonna del 1590 e i Dialoghi spirutuali, pubblicati nel 1602 ma composti diversi anni prima. Non abbandona però la scrittura profana e nel 1595 ristampa le Rime a cui aggiunge nuove liriche e una selezione di 17 lettere, una delle quali indirizzata al figlio morto e l’altra alla Madonna con una invocazione simile a quella con cui Petrarca conclude il suo Canzoniere.

l’8 novembre del 1604 quando Chiara lascia questo mondo dopo una vita assai lunga per l’epoca, a quasi 90 anni. Era riuscita, nonostante tutto, a condurre una vita libera fatta di poesia e musica, inconsueta se non apertamente scandalosa. Era stata una donna che scriveva e traduceva, che viaggiava e stringeva amicizia con gli uomini. Che decideva come vivere la sua vita.