Echi del silenzio, di Chuah Guat Eng 蔡月英, traduzione di Marina Grassini, edizioni Le Assassine, recensione di Daniela Domenici

Sono passata, nel giro di un mese e mezzo, dalla Repubblica Ceca alla Malesia grazie alla splendida collana Oltreconfine della casa editrice Le Assassine e alle sue formidabili scrittrici che non scrivono semplici gialli ma corposi romanzi storico-sociali che ci fanno conoscere più da vicino realtà a noi così lontane “… il thriller, oltre alla ricerca del colpevole, con un finale davvero inconsueto per il lettore occidentale, offre molto di più: uno spaccato della Malesia e della sua storia fino ad arrivare agli anni che precedono l’Indipendenza del Paese, con gli inglesi che governano le piantagioni cercando di replicare il loro stile di vita, pur cedendo al caldo tropicale e ai costumi locali”: bravissima Chuah Guat Eng e perfetta la traduzione di Marina Grassini!

La narratrice è Ai Lian, una giovane malese di etnia cinese che si trova in Germania per studiare e che torna a casa, dopo una lunga assenza, per motivi familiari e di amore. Non vi dico altro perché i/le personaggi/e sono tantissimi/e, le vicende si intrecciano e lentamente scopriremo, insieme ad Ai Lian, innumerevoli fatti del passato, dolorosi e traumatici che porteranno nuova luce e consapevolezza sui due omicidi, avvenuti a distanza di decenni, e sull’intricata storia familiare dei Templeton, proprietari di una grande piantagione di caucciù, perché Ai Lian significa sia Loto d’Amore che Loto della Consapevolezza.