ci vorrebbe una scuola per disimparare, di Cinzia Pennati

https://sosdonne.com/2021/11/05/ci-vorrebbe-una-scuola-per-disimparare/

Ci vorrebbe una scuola per disimparare, una scuola che insegnasse le possibilità. “Non importa sei hai sbagliato. Riprova. Ce la farai”.

Una scuola dove gli adulti avessero fiducia dei loro alunni/e, una scuola che riesca ad essere più forte dell’ indifferenza, degli schermi e della noia.

 

Ci vorrebbe una scuola per disimparare la competizione, il paragone costante con l’altro, perché le lotte-se esistono- devono essere solo con noi stessi.

Una scuola dove si possano provare emozioni e parlarne, dove i maschi possano commuoversi mentre leggono un loro testo e le femmine osare spazi inesplorati.

Una scuola dove vengono narrate anche le donne, ciò che hanno fatto e chi sono e tutte le volte che sono state annullate dalla storia.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare a discriminare, ad esempio dove si dialogasse sui generi sentiti e si reputasse normale essere in un corpo maschile e sentirsi femmine o viceversa. Una scuola dove si disimparasse che il binomio maschio-femmina sia l’unica scelta possibile.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare che la sessualità è un tabù e non fa parte della relazione. Se non si parla di come siamo fatti, del piacere, di ciò che sentiamo gli uomini continueranno a credere che la dominazione sia l’unica possibilità di essere.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare che la competenza è solo ciò che so fare, la competenza è quello che sono.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare l’individualismo: che vinca il più forte. Una scuola senza diari tra i banchi, dove il gruppo si fa sostegno. “Se vinciamo dobbiamo farlo tutti”.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare che la storia dei nostri alunni non ci deve interessare, dovremmo partire da lì, da quello che si portano dietro, dalla povertà e non fare parti fra disuguali.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare che i muri sono delle soluzioni, l’integrazione lo è.

Una scuola per disimparare che la punizione in termine di voto non è la risposta, una scuola in cui ci occupiamo del falliscono dei ragazzi/ e come una responsabilità.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare che il sapere abita luoghi angusti e cupi.

E che basti un libro uguale per tutti in cui sono strizzate le nozioni per chiamarlo “insegnamento”.

Ci vorrebbe una scuola per disimparare che i sogni sono una perdita di tempo e che la didattica della vicinanza sia una perdita di autorevolezza.

Una scuola in cui disimparare che i ragazzi/e devono sapere tutto e in un unico modo ma che incentivi le passioni, l’inclinazione personale e le passioni.

Che chiami gli alunni/e a sé, che diventi desiderio. Una scuola dove al centro c’è la relazione che è cura, attenzione, sguardo verso l’impossibile.

Un luogo caldo che li tenta a restare.

Ci vorrebbe una scuola.