l’ansia sociale, la pandemia ha rubato l’adolescenza, tornare a scuola non basta, di Cinzia Pennati

https://sosdonne.com/2021/12/16/lansia-sociale-la-pandemia-ha-rubato-ladolescenza-tornare-a-scuola-non-basta/

Siamo uno Stato ipocrita se pensiamo che ai nostri figli/e sia bastato tornare a scuola per riprendere una vita normale.

Chiunque abbia a che fare con gli adolescenti sa quanto la pandemia e la Dad -che ha autorizzato lo stare in rete per lunghi periodi-, li abbia condannati all’ansia sociale.

I nostri ragazzi non sanno più stare insieme. Il mondo virtuale è di certo più rassicurante che il rapporto con i pari, che il mettersi in gioco.

La loro camera è diventata il loro mondo, uno spazio in cui il rischio è molto basso e l’errore di non riuscire e non piacere si annulla dentro ad una realtà virtuale.

Si gioca al ribasso e la paura si contiene con la chiusura. Questi sono ragazzi che hanno perso anni preziosi, in cui il gruppo è sostegno contro il mondo adulto da cui è necessario smarcarsi per crescere.

Quelli dell’adolescenza sono gli anni dell’incertezza in cui non si è più nella fase di latenza ma nemmeno si è “grandi”. Sono gli anni in cui nascono e si solidificano le paure e gli attacchi d’ansia, il cui corpo in crescita diventa estraneo e si trasforma di continuo.

Chiunque dica che l’adolescenza è spensieratezza non si ricorda la sua e non sa di cosa sta parlando.

La pandemia ha rubato amicizie, amori, passioni ai nostri adolescenti. Ha rubato la certezza per il futuro.

Quello che mi rattrista é che si è pensato potesse bastare il rientro a scuola, senza attuare altre strategie di intervento.

Un rientro che, a parte pochi insegnanti illuminati, si è riproposto identico a sé stesso, come se la pandemia e la Dad non avessero condizionato le loro esistenze e richiesto un cambio di rotta.

Mi rattrista pensare che non siano state pensate azioni di cura dentro alla scuola rispetto all’ansia sociale, che non siano stati previsti momenti di confronto e dialogo con i ragazzi/e se non legati alla singola volontà dei docenti, momenti che non siano fatti di verifiche e competizione ma di possibilità di raccontarsi ciò che si prova.

Momenti in cui parlarsi e comunicare diventa sollievo perché ci si riconosce nelle difficoltà dell’altro.

Il governo non offre alternativa, né dentro alla scuola né fuori. Lo stato sociale non esiste più.

Siamo così adultocentrici che, siccome solo “solo” ragazzi, pensiamo possano superare i due anni di pandemia senza strascichi.

Qualche settimana fa alcuni luminari gridavano allo scandalo perché i ragazzi/ e chiedevano di saltare lo scritto alla maturità. Gridavano allo scandalo per il vocabolario limitato che portano in dono i nostri figli e per quella richiesta di semplificazione…Ai nostri tempi…

Non che io li voglia giustificare ma la società in cui vivono, compresa quella dei social, è mantenuta e fomentata dal mondo adulto e dai governi, perché è profitto e mercato.

Noi adulti non crediamo nella capacità formativa e sociale della scuola, il governo non ci crede, perché non è produttiva, tanto è vero che i finanziamenti sono sempre irrisori e, allora, perché dovrebbero crederci i nostri ragazzi e le nostre ragazze?

Pretendiamo da loro, li denigriamo, senza proporgli nessuna azione di cambiamento, conservando un sistema che già faceva acqua nel pre-pandemia.

Ci preoccupiamo che siano disinteressati, svogliati, a volte, persino maleducati, ma ci chiediamo cosa stiamo facendo per loro?

Cosa stiamo facendo per recuperare il tempo perduto se non spingere sui contenuti disciplinari invece che sulle competenze sociali che sono quelle necessarie per esistere?

Dove possono stare i nostri figli al pomeriggio, quando noi lavoriamo, se non chiusi nella loro camera? Quali alternative sociali proponiamo perché non sentano la solitudine grondare dalle pareti e travolgerli?

Le ripetizioni a pagamento sono le uniche alternative a voti che guardano solo alla meritocrazia senza tener conto di nient’altro.

Inostri figli/e spesso annaspano cercando di uscire dal tunnel dell’ansia sociale, cercando di riprendersi in mano l’adolescenza. Nonostante la nostra negazione comoda alla loro infelicità.

Il governo punta sulla solitudine di ogni famiglia, su un individualismo che è entrato a pieno titolo nella scuola e sta dilagando: ognuno si salvi da solo.

Una selezione naturale legittimata dal governo e dal ministero dell’istruzione.

Per quanto mi riguarda, come genitore e insegnante sento una responsabilità enorme, la sento come adulto e so che pagheremo un prezzo molto alto per il nostro menefreghismo. Lo pagherà la società intera, ma soprattutto loro, i nostri adolescenti, sempre più muti, invisibili e soli.