il merito serve ai ricchi per dirsi che sono i migliori, serve al potere per mascherare il privilegio, di Cinzia Pennati

https://sosdonne.com/2022/10/26/il-merito-serve-ai-ricchi-per-dirsi-che-sono-i-migliori-serve-al-potere-per-mascherare-il-privilegio/

In questi giorni, forse perché mi tocca da vicino visto che insegno, sto riflettendo molto sul merito. Chi merita cosa.

Non ho dubbi che tra i miei bambini e bambine il merito non sia valutabile e non intendo valutarlo, al di là del fatto che ritengo sia impossibile una valutazione davvero oggettiva persino ai fini delle competenze. Bisognerebbe livellare le storie di partenza perché ciò avvenisse.

Comunque, il merito è spesso legato al successo economico, allo status raggiunto, poco rispetto all’essere capici di umanità.

Parlo alla bambina che sono stata e alla donna che sono, perché questo è già uno svantaggio rispetto al nascere maschio.

Le donne hanno la preoccupazione costante di non farcela e di dover dimostrare al mondo di essere meritevoli, il rischio è quello di essere considerate solo oggetti in funzione del piacere maschile oppure solo come procreatrici necessarie per non incorrere nell’estinzione.

Questo è il primo svantaggio, l’altro svantaggio è la povertà. Non sono nata in una famiglia poverissima ma operaia e per i primi dodici anni della mia vita mi lavavo a casa di mia nonna perché nella mia non c’era la doccia, solo il gabinetto.

Ho imparato per quanto mi riguarda che la dignità ha un peso maggiore rispetto al merito, mia madre e mio padre non sono stati mai meritevoli ma, soprattutto, mia madre ha avuto una volontà sociale, un desiderio di emancipazione fortissimo.

Come dice Anni Ernaux, hanno provato con coraggio ad addomesticare la miseria. Non hanno meriti riconosciuti se non il mio e quello di mia sorella. Vale comunque?

Il talento è sostanzialmente un fatto arbitrario, il caso spesso, assegna le doti naturali, l’intelligenza, il posto nella società e, ribadisco, il privilegio.

La verità è che i ricchi pensano di essere meritevoli, dimenticando, che sono partiti da una ricchezza economica e questo li ha fatti slittare in alto. Scuole migliori, opportunità migliori, posizioni sociali migliori.

Confondono il privilegio con la meritocrazia o lo giustificano sentendosi appunto migliori, sfottendo persino con quel concetto: ”La volontà può tutto”.

Dovrebbero parlare con alcuni dei genitori dei miei bambini, genitori sottopagati che si alzano alle quattro per pulire uffici, e chiedergli se basta avere la volontà o bisogna anche avere tempo e opportunità economiche per evolversi e meritare il merito.

Mia figlia, si è messa via i soldi del servizio sociale ed è andata a tre giorni a Venezia, alla Biennale. Quando è tornata mi ha detto: “Sai mamma, ho capito che voglio provarci, mi sono commossa davanti a opere e performance. Ho capito che voglio continuare a dipingere per mandare messaggi sociali, che non posso prescindere dall’arte sociale e politica e non mi interessa se avrò successo, non è quello che perseguo”.

Mentre parlava mi chiedevo se ero io che avevo fatto nascere quella figlia o era lei che stava facendo nascere me come madre e come persona ancora una volta.

Il merito spesso è silenzioso, attraversa le vite delle persone comuni e non ha nulla a che fare con la posizione sociale raggiunta, spesso, non ha nulla a che fare con il successo.

Appartiene a tutti e tutte a livelli diversi e non è misurabile né può essere oggettivo.

Per quanto mi riguarda ha a che fare con la capacità di comprensione umana, ha a che fare con la volontà di fare un senso “alto” alla propria esistenza.

Di cura, desiderio e attenzione verso l’altro da me.

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